GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

Armando Ginesi - 24.05.2012 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, fabio esposito, jesi

Il versatile artista partenopeo sarà in mostra in una personale che mostrerà 15 anni di pittura, a Jesi (AN) dal 2 al 24 giugno 2012.

Tra le grandi avanguardie artistiche che, nel primo trentennio del XX secolo, hanno contribuito a raccogliere l'invito pressante dell'Impressionismo (seconda metà dell'Ottocento) a rompere con secoli e secoli di metodiche rappresentative della realtà e, conseguentemente, ad inventarsi nuovi sistemi linguistici, ce ne sono due che, pur costituendosi in movimenti epocalmente ben definiti, con date convenzionali di nascita e di morte, in realtà sono in qualche modo al di sopra del proprio tempo, rappresentando, non solo, uno stile rappresentativo con il proprio lessico fondato su specifiche strutture ortografiche, grammaticali e sintattiche, ma piuttosto un modo essere, di sentire e di percepire che si colloca in qualche modo oltre il fluire temporale. Un atteggiamento, potremmo dire, una sorta di filosofia di vita, per stare agganciati correttamente a quella definizione dell'arte data da Giulio Carlo Argan come "pensiero visivo". Dunque esse sono esistite, come modi di pensare, di sentire e di essere, prima della loro nascita ufficiale e sono proseguite anche dopo la loro fine storica. I loro nomi sono Espressionismo e Surrealismo.
E' al primo che vogliamo riferirci guardando la produzione pittorica di Fabio Esposito. A quell'espressionismo (lo scrivo con la lettera iniziale minuscola per indicare, appunto, non il preciso movimento, che dispone di un nome proprio, ma la situazione e l'atteggiamento spirituali per i quali si usa il nome comune) che già rintracciamo inverato in certe forme del periodo ellenistico, soprattutto della scuola di Pergamo nel III secolo dopo Cristo: si pensi al fregio marmoreo grande dell'Ara e alla sua narrazione continua bilicata tra espressionismo e barocco ante litteram; si pensi in età romana a certi bassorilievi del periodo repubblicano ma, ancora più, alla tarda romanità con i racconti della "Colonna Antonina", di quella di Marco Aurelio o al fregio di età adrianea con trasformazioni di epoca costantiniana dell'Arco di Costantino.

Poi arriva l'Espressionismo vero e proprio, quello che principia con gli inizi del XX secolo, preceduto da una specie di antefatto in Francia rappresentato dal movimento Fauve (Henri Matisse, Maurice de Vlaminck, André Derain, Kees Van Dongen e così via) che espone per la prima volta al Salon d'Automne a Parigi nel 1905, seguito in Germania (sua culla naturale) dal Die Brücke ("Il Ponte") che opera prevalentemente a Dresda dal 1905 e a Berlino dal 1911, quando il grande storico dell'arte Wilhelm Worringer lo battezza col nome di Espressionismo nel celebre saggio "Der Sturm", e successivamente dal Blaue Reiter ("Il Cavaliere Azzurro") a Monaco nel 1912. Al movimento di Dresda e di Berlino aderirono autori come Erich Eckel, Ernst Ludwig Kirchner, Emile Nolde, Karl Schmidt-Rottluff ed altri, mentre a quello di Monaco Vasilij Kandinskij, Franz Marc eccetera. Poi vi furono autori espressionisti importantissimi attivi in tante altre aree geografiche, dagli austriaci Oskar Kokoschka e Egon Schiele ; ai tedeschi George Grosz, Otto Dix, Max Bechmann; ai francesi George Rouault e i già citati componenti della linea fauve; agli italiani Scipione, Mario Mafai, Antonietta Raphaël Mafai, Marino Mazzacurati, Pericle Fazzini ed altri.

Ma in che cosa consiste la poetica espressionista, almeno quella generale, dal momento che, com'è naturale, ogni gruppo poi (ed anzi ogni autore) ne possiede una specificamente propria? Potremmo indicarla come contrapposta a quella impressionista che si era basata sulla rappresentazione – rapida, attimale, veloce come si conveniva ai ritmi di una civiltà moderna, industriale ed urbana – del reale così come la retina lo percepisce cogliendone l'impressione: pur se demolitore di un sistema rappresentativo tradizionale, come abbiamo già detto, era però pur sempre all'interno di una ipotesi naturalistica che l'Impressionismo permaneva. Ora no, con l'Espressionismo la realtà da cogliere e da riproporre non è più quella che si vede, ma quella che si sente, che si percepisce col sentimento, con l'anima. E' cambiata la direzione del movimento: l'Impressionismo andava dall'esterno verso l'interno (dal paesaggio o dalle figure alla sensibilità del fruitore); l'Espressionismo, al contrario, dall'interno verso l'esterno, nel senso che proietta sulle cose, sulla persone, sulla natura, i sentimenti, le emozioni, le trepidazioni e le vibrazioni dell'animo. Quindi sorgente dell'arte espressionista diventa l'esperienza emozionale e spirituale che della realtà vien fatta ed i mezzi della sua traduzione visiva diventano la forte incisività del segno, l'intensità cromatica, lo schiacciamento e la deformazione delle figure quasi venissero travolte da uno tsunami emotivo. La spontaneità, l'immediatezza, l'irruenza, il primitivismo, diventano modalità del suo dire visivo, mentre i soggetti da rappresentare sono prevalentemente spaccati della realtà urbana, naturalità dei paesaggi e delle figure,realizzati attraverso un rapporto quasi osmotico tra la forma e il colore.

L'atteggiamento spirituale espressionista sopravvive, lo abbiamo già detto e lo ripetiamo, alla fine storica del movimento avanguardistico perché è, in fondo, un modo essere dell'uomo, soprattutto di quello più aperto al terremoto delle emozioni forti ed anche alle esperienze dure dell'esistenza. Ecco allora che la figura di Fabio Esposito vien fuori a buon proposito come quella di un esponente di quell'espressionismo che, in un'era tecnologicamente hard, razionale, utilitaristica e opportunista quanto basta qual è quella odierna, vuole al contrario parlare, magari a voce alta in certi casi, urlando addirittura in altri, ma con la irruente sincerità e immediatezza che l'anima gli suggerisce saltando a pie' pari i consigli, le esortazioni, le raccomandazioni giudiziose della razionalità. E qui, per ben cogliere il senso del linguaggio emozionale e spirituale che Esposito utilizza nelle varie versioni delle sue declinazioni stilistiche (perché egli ne manifesta più d'una e l'impaginazione della mostra l'abbiamo voluta non cronologicamente scadenzata ma stilisticamente ritmata, proprio per evidenziare questi passaggi lessicali diversificati epperò fortemente strutturati attraverso un denominatore comune, che va dal racconto con tono di voce normale, a quello alto, all'urlo, alla maledizione scagliata a mo' di anatema, ma anche al sussurro della poesia o al bacio silenzioso lievemente posato su una guancia, con la grazia struggente con cui si dà il saluto della buona notte al proprio bambino), qui dicevo, chiedo aiuto alla prosa illuminante di Hermann Bahr, forse il primo autore che abbia saputo efficacemente enucleare le strutture delle poetica espressionista in un saggio edito nel 1916: "Noi non viviamo più, siamo vissuti. Non abbiamo più libertà, non sappiamo più deciderci, l'uomo è privato dell'anima, la natura è privata dell'uomo […]. Mai vi fu epoca più sconvolta dalla disperazione, dall'orrore della morte. Mai più sepolcrale silenzio ha regnato sul mondo. Mai l'uomo è stato più piccolo. Mai è stato più inquieto. Mai la gioia è stata più assente e la libertà più morta. Ed ecco urlare la disperazione: l'uomo chiede urlando la sua anima, un solo grido d'angoscia sale dal nostro tempo. Anche l'arte urla nelle tenebre, chiama al soccorso, invoca lo spirito: è l'espressionismo [...]. L'orecchio é muto, la bocca è sorda, dice Goethe, ma l'occhio sente e parla. L'occhio dell'impressionista sente soltanto, non parla, accoglie la domanda, non risponde […]. Ed ecco l'espressionista riaprire all'uomo la bocca: fin troppo ha ascoltato tacendo, l'uomo: ora vuole che lo spirito risponda". Non vi sembrano parole adatte anche al nostro tempo? Certo sono parole che potrebbero fungere da didascalie dei dipinti di Fabio Esposito. Come del resto potrebbero fare anche queste altre considerazioni di Kasimir Edschmid, tratte da una sua conferenza tenuta nel 1917 e pubblicata a Berlino quattro anni dopo con il titolo "Ueber den Expressionismus in der Literatur und die neue Dichtung": "L'artista espressionista trasfigura tutto lo spazio. Egli non guarda: vede; non racconta: vive; non riproduce: ricrea; non trova: cerca […]. Una casa non è più soltanto materia, pietra, panorama, soltanto un quadrilatero con gli attributi della bellezza o della bruttezza. Essa si libera di tutto questo: viene indagata nella sua caratteristica essenza fino ad attingerne l'aspetto più intimo: fino a che la casa si apra e si liberi dall'ottusa costrizione di una verità sbagliata; fino a che sia rovistata in ogni angolo e vagliata attraverso quell'espressione che ne rivelerà il significato fondamentale magari a spese delle verosimiglianza: fino a che si elevi o precipiti, si stiri o si rattrappisca; fino a che insomma sia realizzato ciò che in essa dorme allo stato di possibilità […]. Il mondo c'è già, non avrebbe senso farne una replica: il compito principale dell'artista consiste nell'indagarne i moti più profondi e il significato fondamentale è nel ricrearlo".

Tutte le opere di Esposito inseguono questo desiderio di ricreare l'esistente: egli lo fa a volte aderendo alle morfologie del reale, altre volte modificandole, esasperandole, rattrappendole oppure dilatandole, ingigantendole, alterandone i colori veri (disse una volta Schmidt-Rottluff ad un suo allievo: "Che problema c'è? Se vedi il mare rosso dipingilo di rosso"). Con queste esasperazioni grammaticali e sintattiche, Esposito racconta scene della sua Campania, caratteristiche come "O Presepio" del 1994; racconta episodi di vita raccolti negli spaccati urbani; crea realtà immaginarie proprie della cultura locale (come "Maschera nuda" o "L'abbraccio senza maschera", entrambi del 1991); dettaglia particolari-simbolo del nostro tempo, delle nostre tecnologie e delle conseguenti nostre moderne volontarie schiavitù (come "L'uomo e il suo computer" del 1994; "Tizia nel carrello" e "Operatrice al computer" del 1996; "La lavatrice di Eva" del 1997; "Vieni è ora di andare" del 1997; "Io vedo, tu tocchi, lei ascolta" del 1998; "Donna, video, donna, video, donna" del 2000; "Cuffia donna, cuffia uomo" e "PC", entrambi del 2001; "Donna cellulare, uomo cellulare" e "Riposando sul frigo", del 2004; "Il segno del comando" del 2005); inventa storie o descrive cronache lavorando sulla materia pittorica in modo da incidere segni profondi, esasperare i contorni delle figure (e qui le opere sono tante che vanno dal rispetto del modello naturale ad una libera ricreazione dello stesso dove le regole anatomiche, prospettiche, costruttive sono volutamente violate); realizza quadri delicati in cui scorre più evidente un afflato poetico ("Unione" del 1988; "I suoi sogni volano via" del 1989; "I sogni della nonna del 1991; "Matrimonio di Pulcinella "del 1992; "Sposa di pulcinella" del 1996; "Coppia del 1998"; "Coppia" e Danza notturna a Torre del Greco" del 2000; rasenta l'astratto con "Euterpe " del 1995 (Euterpe è la musa della musica: e come si potrebbe dipingere realisticamente la musica?) ma anche con "Grido" del 1192; si cimenta egregiamente nei ritratti ("Colonnello anglosassone" del 1995; "Freud" del 1999 e "Ananga" del 2010); ma sogna anche, con il sorriso benevolo della speranza, mediante "Volo notturno" del 2011, una vera e propria favola onirica di delicata qualità poetica. Quasi l'opposto di un dipinto del 1988, intitolato "WC", in cui la prospettiva espressionista si palesa attraverso la dimensione della registrazione esistenziale volutamente bassa. Ebbene questa tela è lacerata. Non si tratta di un incidente dovuto al trasporto o al montaggio o all'incuria di qualcuno. No, la lacerazione è il segno di una fase problematica della vita dell'autore. Io personalmente ho chiesto che l'opera non venisse restaurata e fosse esposta così com'è, con evidente il segno della ferita che un certo giorno le fu inferta, con rabbia, da persona diversa dall'autore. Perché mi è sembrato, così facendo, di dare senso pieno a quel che si è detto dell'Espressionismo, anche attraverso la registrazione di una traccia fisica di furore esistenziale. Un segno vero, esterno, si è aggiunto a quelli dell'artista. L'arte, non per niente, è composta di segni.

MOSTRA PESONALE DI FABIO ESPOSITO
Opere realizzate dal 1986 al 2011
Testo a cura di Armando Ginesi
Allestimento Renato Barchiesi

Presso Palazzo dei convegni
Corso Matteotti JESI (AN)

Dal 2 al 24 giugno 2012
Da martedì a domenica ore 16-20
Lunedì chiuso

INAUGURAZIONE
Sabato 2 giugno ore 18



  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

  • GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Le problematiche esistenziali nei dipinti di Fabio Esposito

Gli ultimi commenti

Dialoghi del silenzio - mostra personale di Pedro Zamora a cura di Massimiliano Bisazza
Città: Milano - Provincia: MI
dal: 01-01-2013 al: 01-01-2013

Premio Letterario Nabokov e Premio Nabokov Racconti
Città: Lecce - Provincia: LE
dal: 01-01-2013 al: 01-01-2013

“L’ultima Foglia Che Cade” il primo singolo di Federica Morrone
Città: Roma - Provincia: RM
dal: 03-04-2013 al: 01-01-2013

ArtExpo Barcelona 2
Città: Barcellona - Provincia:
dal: 01-01-2013 al: 01-01-2013