Percorsi di Arte Povera, le incomprensibili criptiche opere di un movimento capace di recuperare i valori dell’anima: Claudio Cintoli ne fu protagonista

Antonio Fontana - 20.04.2012 testo grande testo normale

Tags: Arte Povera, arte concettuale, pino pascali,claudio Cintoli, alberto Burri

Attraverso circa venti opere che ricostruiscono l'apporto individuale dato al vasto movimento dell'Arte Povera da artisti molto diversi fra loro, negli spazi espositivi dell'AICA Andrea Ingenito Contemporary Art di Napoli, dal 19 aprile, è possibile visitare la mostra "Percorsi di Arte Povera" con opere di Claudio Cintoli, Alighiero Boetti, Alberto Burri, Mario Merz, Giulio Paolini.

Il movimento dell'Arte Povera ebbe origine intorno alla metà degli anni 60, tra Roma e Torino, nell'ambito della cosiddetta Arte Concettuale e sulla scia del pensiero di Joseph Kosuth, in base al quale l'arte doveva essere costruita su un concetto, un'idea, e non più su un ormai travisato e frainteso piacere estetico.

Questo portò ad una profonda polemica con l'arte tradizionale. Infatti, il diradamento dei contenuti emozionali nell'arte degli artisti concettuali determinò la volontà di accantonare l'opera d'arte in sé: l'idea e la riflessione soppiantarono il manufatto senza vincoli di caratterizzazioni tradizionali o innovative, rifiutando tecniche e supporti, avvalendosi appunto, di materiali "poveri" come terra, legno, ferro, stracci, plastica, scarti industriali.
L'intento fu di evocare le compagini originarie dell'espressione della società contemporanea dopo averne disgregato abitudini e conformismi relativi ai significati. In poche parole, si richiedeva non più un'arte estetica priva di significati, ma un'arte cruda e scarna dagli estetismi e ricca di contenuti. I linguaggi artistici prediligevano, a questo punto, la forma dell'installazione, come luogo della relazione tra opera e ambiente, e quella della "azione" performativa.

Germano Celant, certamente il primo e più importante teorico dell'Arte Povera, sostenne che l'operato di questi artisti consistesse "...nel ridurre ai minimi termini, nell'impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi". Un atteggiamento di negazione dissacrante nei confronti della società, ma in realtà una volontà di fondo solidissima, capace di una poesia che tende a riappropriarsi di quei valori primari che per la società del tempo appaiono oramai sfocati e superficiali, quali il senso della terra, della natura, dell'energia pura, della storia dell'uomo.

L'Arte Povera appare in ogni caso distante dai problemi politici ed economici delle masse, nel contesto estremamente politicizzato degli anni 60: rifiuta, infatti, qualsiasi tipo d'inserimento dell'arte e dei suoi mittenti nel sistema sociale dell'epoca e nega qualsiasi trasformazione di quest'ultimo, semmai auspicando un totale ribaltamento più prossimo all'utopia che al riformismo. Il proposito è, quindi, quello di portare l'arte alle masse, azionare dei meccanismi intellettivi capaci di emancipare i fruitori, attraverso l'uso dello scarto, dell'intuizione lampante, impensabile nell'ordine prefissato di consuetudini e condotte della singola persona e della società.
L'esito è un linguaggio spesso criptico, incomprensibile ed indecifrabile alla massa, ma chiaro ed evidente solo per l'artista e il critico possessori di quelle chiavi di lettura capaci di accedere a dimensioni nuove, ad una libera poetica espressiva volta ad approfondire i valori dell'anima e le verità insite nell'arte.
Questi i maggiori esponenti dell'Arte Povera italiana: Giovanni Anselmo, Alghiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Jannis Kounellis, Marsa e Mario Merz, Piero Manzoni, Eliseo Mattiacci, Pino Pascali, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio.

In questa mostra si è scelto di privilegiare uno degli esponenti più geniali ma, allo stesso tempo, meno noti della tendenza artistica in questione: Claudio Cintoli. Quest'ultimo, originario di Recanati, nasce ad Imola nel 1935, e dopo un primo periodo figurativo ed informale, realizza collage ed affreschi di matrice pop, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove rimane dal 1965 al '68.
Tornato in Italia, realizza alcune sculture con materiali poveri, legate ad alcune performance e, anche grazie alla sua attività di critico, avviene l'incontro con la galleria L'Attico di Fabio Sargentini, dove gli echi delle performance di Pino Pascali erano ancora vivi. Qui Cintoli si trova a dialogare con una scena romana profondamente mutata, carica di stimoli e ricca d'energie e, attraverso le pagine della rivista Cartabianca, ne fa un'attenta analisi ponendosi in una posizione che costringe l'artista ad un'identità divisa tra la scrittura critica e l'azione creativa. Ma questa presa di posizione in realtà non influisce sulla sua creatività che fu molto intensa tra il 1969 e il 1971.
Cintoli aveva una consapevolezza assoluta degli obbiettivi da raggiungere, avviandosi in un nuovo filone di ricerca imperniato sul valore del racconto dell'oggetto quotidiano e domestico come concezione, recuperando quei valori di una cultura popolare e contadina, con un linguaggio di gesti semplici e facili a capirsi, capaci del coinvolgimento del pubblico presente.
"Annodare", fu l'installazione presentata presso L'Attico il 25 marzo 1969, composta da una serie di gomitoli di corda di varie grandezze disposti in diversi punti della galleria, sui quali il pubblico poteva intervenire sciogliendo e raggomitolando le matasse a proprio piacimento.
A seguire una nuova performance "Chiodo Fisso", l'artista si fece avvolgere con lunghe fasce di stoffa bianche da Fabio Sargentini, fino a scomparire in una palla di tessuto, in fine trafitta con un chiodo, metafora di un patimento o sofferenza intimi, che l'artista esterna in un'esibizione pubblica, come se tale gesto fosse purificatorio dell'opera.
Il 27 giugno 1968 realizza al Festival di Spoleto, invitato da Giovanni Carandente "Rimbalzare", riempì una grande cupola di palloni colorati, che la gente avrebbe dovuto far rimbalzare per le strade della città, ma ottenne un risultato opposto: il pubblico, invece di far rimbalzare i palloni, li fece scoppiare e l'azione fu annullata.
Alla fine dello stesso anno L'Attico ospita "Colare colore", una colata di colore su una parete, che ricorda le esperienze dell'Action Painting di Jackson Pollock, Robert Motherwell e Kline. Lorenza Trucchi scrisse di come l'artista avesse convinzione di ciò che faceva, "e non a torto, che le conclusioni si debbano trarre a posteriori, che i significati si stratifichino e vengano fuori con il tempo". Infatti, sono passati quarantaquattro anni da quella notevole presenza all'Attico di Roma nella quale Cintoli tenne la sua indimenticabile azione "Colare Colore".
Nella sua ultima produzione l'artista torna ad una pittura di matrice iperrealista e realizza "Aceldama/Campo di Sangue 1975".
Cintoli muore nel 1978 a Roma e la Biennale di Venezia in quell'anno lo ricorda con un omaggio.
Grande sperimentatore di materiali e tecniche, Cintoli si è dedicato alla pittura, al disegno, alla scenografia e alla scrittura, indagando nella sua ricerca artistica l'ambiguità del linguaggio e la trasformazione degli elementi. Influenzato dalla Patafisica, che è la scienza delle soluzioni immaginarie che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità, ideò inoltre l'ironico alter ego "Marcanciel Stuprò", protagonista di numerose azioni e performance. Pur essendo scomparso prematuramente nel 1978 - e, stranamente per molti di questi artisti di questo movimento la sorte è stata la stessa - Cintoli ha lasciato un segno indelebile nell'arte italiana degli anni sessanta e settanta.

In dialogo aperto e paritario con i lavori di Claudio Cintoli, sono le opere in mostra di Alighiero Boetti, dissacrante pioniere dell'Arte Povera; quelle di Alberto Burri, trait d'union tra la poetica informale e quella poverista, sul quale mi soffermo, ponendo in evidenza come tra gli stracci e le pezze di Cintoli non vi sia quella quiete riflessiva della forma che si riscontra nelle tele di Burri, ma si presentino lacerazioni della materia lorde e ributtanti, che sembrano non fare arte pur generando una nuova linfa espressiva capace di creare nuova vita; infine, in mostra, altro termine di paragone per Cintoli sono le creazioni di Mario Merz, maestro degli elementi vitali, dell'energia e della spazialità e quelle di Giulio Paolini, raffinato esploratore della dialettica tra presente e passato.

L'esposizione rappresenta un doveroso omaggio alle molte sfaccettature dell'Arte Povera e un'anteprima della prestigiosa antologica che il MACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma dedicherà alla singolare figura artistica di Cintoli il prossimo giugno.


Percorsi di Arte Povera
Claudio Cintoli, Alighiero Boetti, Alberto Burri, Mario Merz, Giulio Paolini
a cura di Andrea Ingenito

La mostra sarà visitabile dal 19 aprile al 2 giugno 2012, dal martedì al sabato dalle 11,00 alle 19,00. Il lunedì su appuntamento.

AICA|Andrea Ingenito Contemporary Art
Via Cappella Vecchia, 8/A
(zona piazza dei Martiri)
80121, Napoli
Ph. +39 081 0490829
www.ai-ca.com
info@ai-ca.com


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