PATArubrica N.24 - Breve trattato sull'accumulo delle parole inutili

Giovanni Ricciardi - 11.01.2012 testo grande testo normale

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Tags: Patafisica, giovanni ricciardi, parole inutili.

Sempre fu così e ancor’oggi le parole inutili, a noi inutili, vengono ben poco prese in considerazione dalle onecchie degli uomini. E’ così che solo le parole nitide e ri-conosciute raggiungono le belle sfere celebrali destresinistre...


BREVE TRATTATO SULL'ACCUMULO DELLE PAROLE INUTILI E LORO SEDIMENTAZIONE NEL PADIGLIONE AURICOLARE.
Di Joao Cleombroto

Sempre fu così e ancor'oggi le parole inutili, a noi inutili, vengono ben poco prese in considerazione dalle onecchie degli uomini. E' così che solo le parole nitide e ri-conosciute raggiungono le belle sfere celebrali destresinistre.
Di quanto le intenzioni e le necessità abbiano permesso gli opportuni sviluppi strutturali agli apparati vari, solo alla volontà possiamo attribuirne la potenza.

La forma astralocartilaginea delle onecchie, si divide in passaggi e sottopassaggi binari nella spiraliforme evoluzione strutturale dovuta alle inutili parole le quali nei secoli sono atterrate sui soffici lobuli e seppur ben accolte o almeno all'apparenza, "cortesemente", sono state molto presto avvitate in un percorso che ancor'oggi le piglia, le ripiglia, le sfianca in un lungo filtraggio e sedimentazione accurata attraverso l'incavatura dell'elice malvagia per finire nella conca auricolare serpentina fino al meato acustico e il suo zerbino ove le parole ormai in ginocchio esauste si prostano al monte trago e lì spirano. (Vedi Tavola n.1, 2)


UDITE UDITE!

Udite solo ciò che volete udire! Ma solo perché la struttura lo permette e ben avvia all'orifizio centrale, dove stanche di entrare invece le parole a noi inutili nelle onecchie degli uomini si ammassano, pesanti in quell'agglomerato che asportiamo poco dopo come secreto delle onecchie dette sporche. E quanti segreti invece rimangono nelle nostre orecchie inascoltati ed asportati per mezzo di attrezzi accuratissimi e sempre gentili come i morbidi bastoncini di cotone fioccato, e solo in ultimo, poiché si sa non è cortese, in ultimo, il dito mignolo. (Tav. n. 3)


In questa semi-serena e semi-meccanica pulizia le onecchie si liberano delle parole inutili e rifiutano ciò che diretto all'intelletto non arriva. Si da atto che l'inutile s'addensa poco prima del bucherello auricolare dell'onecchio, già sotto il nome di CERUMUBUM così questo da esso si distacca e posa.

Più fortuna alle parole inutili, a noi utili e sempre più sconosciute, le quali quest'ultime entrano dirette al buco delle onecchie e si gonfiano lì appena dentro di grandi verità dietro la nostra insaggia incomprensione!! HAHA!


Metodologie e servomeccanismi di liberazione
e/o recupero di tutte le parole inutili

Quante siano state nel passato le soluzioni per sopperire alla perdita o dispersione delle parole inutili nel padiglione auricolare possiamo ben immaginare. Nonostante questo, dobbiamo proprio alle poche risoluzioni pervenute, fatte di sistemi e marchingegni, il recupero di quelle parole che altrimenti nelle nostre onecchie sarebbero del tutto perdute o dimoranti sotto forma condensata/decantata (cerumexem) prima di essere eliminate per sempre.
Le parole inutili e inascoltate perché prive di utilità apparente, prive di senso ai nostri sensi occlusi/ottusi, sono oggetto privilegiato eppure rischiosissimo.
Ordunque, la possibilità di cambiare la nostra esistenza si anniderebbe da secoli nelle onecchie dell'uomo, e lì anniderebbe. Il recupero delle fatali risposte verrebbe da anni evitato perché il continuo domandare è di certo più affascinante per l'essere umano che l'essere respinti da agghiaccianti risposte. (Vedi illustrazione N.5 Rarissimo esemplare di mucchio di parole inutili e inascoltate da Ponzio Pilato )


Nella perfezione della natura l'evoluzione dell'uomo ha permesso lo sviluppo delle onecchie sotto tale apparato cartilagineo, (vedi illustrazione N.1,2) forma complicatissima e perfetta per il deferimento del superfluo a noi stessi del mondo.

Solo gli artisti, sempre adunchi nel recupero del nuovo sono riusciti nella storia a superare tali impossibilità all'ascolto e del detto ne hanno fatto opere, prodotti di prodotti e sedimenti di sedimenti. (Vedi illustrazioni N. 6,7,8. Rari studi scultorei realizzati con i commenti inutili alle loro opere dagli artisti del passato. )


SERVOMECCANISMI DI LIBERAZIONE
VERBANENT
(verba manent ? HAHA!)

Come già illustrato i metodi di recupero e/o liberazione dalle parole inutili a noi pervenuti sono pochi, nonostante tutto descriveremo qui qualche metodo antichissimo e illuminante ritrovato in rarissimi manoscritti.
Dalle fonti cristalline del sapere ancestrale si narra che sin dai tempi più antichi le parole inutili risultando insopportabili e per di più già sedimentate sotto forma di tappo CerUbUmoso, sono stato oggetto di ripudio e rigetto per cui si soleva agire per mezzo di papiri avvolti a mo di cono immersi in cera d'api che bruciando da un verso liberavano in altezza l'accumulo pesante del "rifiuto", l'altro capo del papiro veniva infilato nell'onecchio mentre una fiamma tutta verde sprigionava una forza aspirante che liberava e conduceva le parole inutili nel corpo del cono.
In oriente si narra venissero utilizzati più arcaici bastoncini di bambù svuotati e poi dati fuoco. Le conseguenze erano spesso terribili per la presa di coscienza di chi ne faceva uso, ma questo sempre troppo tardi.
Ai giorni nostri le cose non sono cambiate affatto e tantomeno questo metodo di eliminazione, il quale non sembra essere stato dimenticato. In commercio ancora oggi si possono trovare coni adatti a tale altissima applicazione sempre più dimenticata nel mondo.
(Verbanent, vedi illustrazioni n. 9,10,11,12,13,14,15,16,17,18,19)

(Gli schizzi originali riprodotti, il testo e le foto, sono state messe a disposizione dall'archivio internazionale fondazione Joao Cleombroto.)


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