PATArubrica N. 23 - Dalla staticita' del ri-inizio al movimento del Possibile (in senso spiraliforme, Clinamen incluso!). Appunti
Giovanni Ricciardi e Elisabetta Colonese - 30.11.2011

Tags: Patarubrica, patafisica, Elisabetta Colonese
Continua ad espandersi la PATArubrica in questo numero con un testo ispirato, con la leggerezza di una piuma. Appunti in divenire di Elisabetta Colonese. "Si", parola di per se onnicomprensiva, laesse...fatta di linea curva, ipotesi d'espansione o d'arriccio...nel movimento inarrestabile dell'immaginario...

Ci sono nomi che hanno un colore.
Ci sono citta' che hanno un profumo.
Ci sono libri che hanno una determinata frequenza cardiaca, al pensiero....
Si perche' e' tutto li'. E' nell'espansibile bagaglio che riempiamo passo dopo passo nel nostro iter vitae, lo chiudiamo saldamente nella stiva rivestita di pura teca cranica e dura madre.
Quando pensiamo ad un determinato nome, quando ce lo rappresentiamo graficamente in testa (che sia in corsivo, in grassetto... Arial?! ) si presenta a noi come un oggetto immaginario, eppure esistente nelle sue piu' minute particolarita' oggettive (soggettive!)
Ed ecco che un semplice nome proprio di persona diventa per noi, in modo quasi automatico, istintivamente razionale....una successione di lettere colorate. Una macchia leggibile (che ha la sua specifica gradazione cromatica e le sue sfumature in relazione alla direzione della luce che immaginiamo la colpisca...il nostro significato) su uno sfondo immaginario, anch'esso rispondente ad una determinata lunghezza d'onda cromatica.
Quell'odore...sara' cosi' difficile da descrivere a parole, anche per un abile comunicatore.
E' di certo l'olfatto, senso ancestrale per eccellenza, quanto di piu' puro e "(pseudo)civilmente" apprezzato-tollerato (anche se marketing-amente violentato!), una delle eredita' rimaste dal nostro vero Essere (animali!).
Le parole poi, hanno una forma in continuo movimento. Se c'e' una forma in natura che mi piace moltissimo e' quella nata dalla parola Ipotesi.
L'ipotesi deriva, etimologicamente parlando, da ὑπό ( dal greco = sotto ) e ϑεσις ( posizione ), una sup-posizione insomma. Essendo la supposizione in fondo solo una teoria, un dubbio, una Immaginazione, non e' niente altro che un incipit! un semino gettato a caso...(senza pretese in realta', che diventi alcuna pianta vigorosa! ) non puo' che essere nella sua forma, nel mio bagaglio cranico almeno, quanto di piu' fertile, florido, rigoglioso e ghirigorico possa esistere (e non esistere dunque al tempo stesso, in quanto idea! ) ...una forma giduglica in espansione obbligata.
La stessa parola onnicomprensiva "Si'", non potrebbe derivare che dall'aggiustamento di una linea morbida, arricciata ed arricci "antesi" o srotolata? Srotolantesi nel movimento fluido delle Idee, purificante, trasportatore di scorie (le/seppur recentissime!/ temporanee convinzioni), il movimento che coinvolge questi nostri detriti sparsi nella bellezza del Caos che ci compone e che, dopo averli abbracciati come un'onda, li sposta, li mescola, li spezza e unisce...li scompone in una composizione musicale silenziosissima quale quella del pensiero.
La linea morbida, dicevamo, rappresenta appieno il concetto di Inclusione, di Possibilita', di Positivita' (non sara' un caso, infatti, che la parola "SI" cominci con la lettera S, abbozzo "ortostatico" ( tipicamente homo erectus-sizzato! ) di un simbolo infinito, originariamente sereno nella sua posizione clinostatica, nel suo vivere coricato, a guardare un punto (infinito anche esso!) lungo la traiettoria dell'Universo del Possibile.
La linea morbida, nel suo retrogusto di imperfetto nel senso di perfettibile, velatamente malinconica, ma gustosamente oltre-passata e proiettata verso Altro, verso un Tutto segmentato che puo' essere, corre e si consuma, come una matita nera morbida su carta nelle mani di un artista...o squarcia, con tenacia, la carta velina del Limite, con il calamo di una penna di pavone, simbolo di Rinascita di Immortalita' e Bellezza.
Non sara' una caso, che la linea morbida ben si contrapponga alla linea retta, precisa, pulita, semplice, unica, condivisibile, statisticamente provata, algida, sicura, conforme, asettica, giusta, vera ( HA HA! ). Chissa' se e' anche per questa ragione, che i robot sono un insieme di linee rette mentre gli uomini un insieme di linee curve, imperfette gaussiane dei loro apici ipotetici.
Ad ogni modo, resto convinta (temporaneamente!) che il cuore somigli, piu' che ad un tronco piramidale rovesciato...ad una macchia di Rorschach.
Elisabetta Colonese
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