GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Arte e mercato

Armando Ginesi - 13.10.2011 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, Armando Ginesi, Biennale di Venezia, Venezia

Perché le grandi mostre di arte contemporanea, quelle che avevano sotteso un solido progetto, quelle che impostavano quel "discorso narrativo" di cui s'è detto, non esistono praticamente più e al loro posto ci sono oggi le "fiere"?

Ha detto recentemente Paolo Baratta, ex Presidente della Biennale di Venezia: "È davvero complicato definire chi sia oggi un curatore. Una specie di sensitivo che scopra e introduca nella mostra tutte le nuove energie possibili. Dotato di una immensa curiosità, di capacità critica, ma che non deve tener conto delle esigenze del marcato, altrimenti una Biennale perde di significato e diventa "sospetta". Gli artisti devono quasi sentirlo come uno di loro. Alla fine mi viene in mente il ruolo di un regista che sceglie i pezzi, li colloca sapientemente negli spazi, crea un percorso narrativo in continuo dialogo sia con gli autori che con il pubblico".

Il paragone con il regista che "sceglie i pezzi, li colloca sapientemente ecc. ecc." mi piace. Perché, come è pensato da Baratta, il curatore deve essere anche un filologo capace davvero di creare un "percorso" mediante il quale aprire un dialogo tra autori e pubblico, essendo lui stesso idonei ad un colloquio serrato sia con gli uni che con l'altro. Ma siamo sicuri che ce ne siano tanti di curatori desiderosi e capaci di creare questi percorsi e di instaurare questi dialoghi bivalenti, da una parte con gli artisti e dall'altra con il pubblico? E dei curatori (soprattutto quelli a cui sono affidate le grandi esposizioni) che non tengano conto delle esigenze del mercato, quanti se ne trovano?
Personalmente non ho mai demonizzato il mercato - che è parte importante del sistema dell'arte - ma va detto che esso tende spesso a sovrastare le altre componenti del sistema e a dominarle, grazie al suo potere di "persuasione". Come accade oggi. Al servizio, in particolare, di un certo mercato inglese e statunitense. Allora come non dare ragione a Jean Clair quando invita a non confondere tra prezzo e valore di un'opera?
È una vita che vado suggerendo questa raccomandazione, ma senza gran risultati. La gente è convinta che valore e prezzo coincidano sempre e non tiene conto che il secondo può essere artificioso, legato a mille variabili, contingente peraltro, mentre il primo non cambia e attraversa i secoli, sia pur dovendosi anch'esso confrontare con i gusti epocali, ma sempre mantenendo una sua intangibilità di fondo.

Oggi viviamo in un tempo di materialismo sfrenato nel quale conta ciò che è materiale, appunto, concreto e dunque venale. Pertanto si crede che tutto ciò che abbia un prezzo (elevato) abbia anche un valore (alto). È questa una regola da applicare agli oggetti della produzione industriale, ai metalli preziosi, a ciò che ha tangibilità assoluta, ma non va bene per l'opera d'arte che è figlia - come ha ricordato di recente anche Gillo Dorfles - di "un pensiero basato sulle qualità emotive dell'uomo", non già del "pensiero cognitivo e razionale". Per cui, solo considerando questa premessa, "possiamo avere un approccio all'opera d'arte che sia diverso da quello che abbiamo quando prendiamo in considerazione un'operazione scientifica, pratica, economica". Infatti - sono sempre parole di Dorfles - "al giorno d'oggi noi forse non teniamo conto di quante verità, di quante situazioni veramente importanti per la conoscenza siano ancora avvolte da un'aura di mistero".
Ma torniamo a Baratta e al suo modello di curatore che non deve tener conto delle esigenze del mercato (opinione che faccio mia) si è chiesto mai Baratta (e ce lo vogliamo chiedere tutti noi?) perché le grandi mostre di arte contemporanea, quelle che avevano sotteso un solido progetto, quelle che impostavano quel "discorso narrativo" di cui s'è detto, non esistono praticamente più e al loro posto ci sono oggi le "fiere"? Spiega il dizionario (cito dal De Mauro): "Dicesi fiera un mercato in cui si vendono prodotti vari, specialmente all'ingrosso"; "grande mostra mercato nazionale o internazionale che si tiene periodicamente in una determinata località e che riguarda tutti o solo alcuni settori produttivi".
Fiera, dunque, mercato, prodotti, vendita. Con buona pace dei percorsi narrativi, della didattica, dei valori dello spirito, dell'ermeneutica del mistero.


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