Il linguaggio della memoria nel nuovo skyline di New York
Luisa Canonico - 01.09.2011

Tags: 11 settembre, New York, Daniel Libeskind, Memory Foundations
A pochi giorni dall'anniversario della tragedia delle Twin Towers, puntiamo lo sguardo sulla ricostruzione del luogo simbolo di quell'avvenimento.

"Come nascono i miei progetti? Ascolto le pietre. Colgo i volti intorno a me. Cerco di costruire ponti verso il futuro, fissando il passato con occhi limpidi. Sono ispirato dalla luce, dal suono, da spiriti invisibili, dalla netta coscienza del luogo e dal rispetto per la storia" ( D. Liebskind)
Per una volta parliamo dell'11 settembre partendo dalla ricostruzione, anziché dalle macerie, e dal futuro. E le parole di Daniel Libeskind ci danno senz'altro un primo indizio sul perché, tra gli oltre quattrocento presentati, sia stato scelto proprio il suo progetto - Gardens of the World- per ridisegnare lo skyline di Manhattan. L'architetto polacco, i cui genitori sfuggirono all'Olocausto, non è certo nuovo ad edifici che coniugano la ricerca estetica e la modernità con l'esigenza di rappresentare e raccontare la storia ai posteri: lo dimostrano a Dresda il Museo di storia militare, che dovrebbe essere inaugurato nel 2013 e dove un dardo d'acciaio, spietato come lo sono stati e continuano ad esserlo la violenza e la determinazione dell'uomo, fende la facciata neoclassica; lo dimostra ancor più intensamente a nostro parere l'emblematica grande saetta del Museo Ebraico di Berlino, che ripercorre la tortuosa - e spigolosa come l'edificio- storia di un popolo.
Non dimenticare, dunque, è una priorità dell'architettura di Libeskind, che non passa inosservata per le sue linee innovative ma, soprattutto, non può non indurre a soffermarsi, a riflettere, a ricordare, riesce nel difficile intento di rendere la storia tangibile. Un vero e proprio moderno linguaggio della memoria.
Come lo stesso architetto dichiarò all'indomani del conferimento dell'incarico da parte della Lower Manhattan Development Corporation ( la società creata dallo Stato di New York per la ricostruzione) la riedificazione di Ground Zero è il progetto più importante della sua vita. Una grande sfida che i newyorkesi hanno già mostrato di apprezzare, visto che tutti i progetti, oltre ad essere selezionati da esperti di fama mondiale, sono passati al vaglio di ben sei milioni di persone che, per due mesi, si sono recati ad esaminarli al Winter Garden del World Trade Center, o li hanno "visitati" via internet.
Nucleo centrale degli oltre sei ettari di superficie sui quali si estenderà il complesso del Memory Foundations, sarà la Torre della Libertà, eretta proprio sulle fondamenta delle Twin Towers, che resteranno in vista ed accessibili al pubblico che visiterà il memoriale delle vittime di una delle più grandi tragedie cui abbiamo assistito. Arrivando da mare (come lo stesso Libeskind, immigrato nel '59, fece) quando, forse nel 2013, la riedificazione sarà terminata, la Torre della Libertà svetterà coi suoi 1776 piedi, in ricordo dell'anno dell'indipendenza americana, proprio di fronte alla Statua della Libertà, dall'altro lato della baia, e, con la sua forma a spirale e la guglia acuminata sarà il primo grattacielo antiterroristico del mondo, grazie alla corazza di titanio ed acciaio.
In molte religioni (ad esempio in quella cristiana che in quella ebraica) il memoriale è proprio l'atto liturgico con il quale si vuole rivivere un avvenimento importante della storia dell'uomo, e il fatto di "celebrarlo" insieme, in comune, rende tale ricordo attuale, presente, sempre vivo, ma soprattutto foriero di serenità e condivisione proprio attraverso l'aggregazione. Anche per i newyorkesi e gli americani tutti, il nuovo complesso che sorgerà al posto del World Trade Center sarà un segnale di rinascita e di speranza, che tuttavia certo non cancellerà i molti, troppi dubbi che ancora, e chissà per quanto, aleggeranno, con il loro carico di angoscia, su questo doloroso capitolo della storia recente e che certo non rendono giustizia alla memoria delle oltre 2700 vittime di quella immane tragedia. La verità, quella certamente sarebbe il tributo più apprezzato.
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