IL MIO PRIMO LIBRO N.2: La strana formica di Tullio Corda

Davide Calì - 18.07.2011 testo grande testo normale

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Continua con Tullio Corda la serie di interviste a illustratori per bambini che raccontano il loro primo libro pubblicato.

Tullio Corda è un mio grande orgoglio. Qualche anno fa partecipò a un mio corso di scrittura e per un compito a casa scrisse e disegnò la storia di una formica. Arrivò con delle tavole talmente definite che gli dissi: "Questo è un libro fatto! Vai alla Fiera di Bologna e vendilo!". Beh, mi ha preso in parola e ci è riuscito.

D: Il tuo primo libro, "Una formica un po' così" è uscito nel 2009 (La Margherita Edizioni). Ci racconti come è andata? Come sei passato innanzi tutto dall'idea al progetto completo?
R: Il passaggio è stato abbastanza veloce. Mentre scrivevo la storia avevo già in mente come la volevo restituire graficamente. Ho fatto poche prove e sono passato subito alla realizzazione delle tavole definitive. Dopo averne terminato un po' ho voluto rivedere leggermente il testo per avere un buon ritmo nella successione delle pagine. La storia si basa molto sulla ripetizione e, per mantenere l'effetto sorpresa fino alla fine, era fondamentale l'impaginazione. La cosa più difficile in realtà è stato scegliere gli indumenti che potessero essere indossati da una formica!

D: Come hai cercato un editore? Che risposte hai avuto in generale?
R: Ho portato il progetto completo alla Fiera di Bologna e l'ho mostrato a più editori possibile. Per me era importante anche solo avere un giudizio professionale sul progetto. Le risposte sono state molto positive e incoraggianti. Quando sono tornato a casa ho inviato il progetto a tutti quelli che si erano mostrati interessati e ad altri editori che non ero riuscito a contattare in Fiera.

D: So che a un certo punto c'erano tre editori interessati. Come hai scelto?
R: Ho scelto quello che mi ha proposto un contratto prima degli altri, e mi è andata bene. Con uno ho tergiversato un po' io perché voleva che cambiassi il finale e l'altro semplicemente si è fatto risentire quando avevo già firmato il contratto, ammettendo poi di essersi pentito di non essere stato più rapido.

D: Prima del libro della formica avevi già proposto progetti alla Fiera di Bologna? Gli editori ti sembrano aperti verso i giovani autori/illustratori?
R: Era il secondo anno che andavo alla fiera ma il primo con un progetto completo. L'anno precedente avevo portato poche tavole che a guardarle ora mi fanno quasi tenerezza! Ma mi è servito comunque come esperienza per prendere il coraggio di presentarmi agli editori. Generalmente trovo che gli editori siano molto ben disposti nei confronti dei giovani autori ma se ti presenti a loro con una o più pubblicazioni alle spalle sono più tranquilli, oltre che dei bravi artisti cercano persone serie e professionali. Non so se sia il mio caso, ma per ora sono riuscito a convincerli!

D: E per i libri successivi? Come è andata?
R: Quest'anno è uscito in Francia per la Lirabelle "Ne m'embrassez pas, je suis très bien comme ça", la storia di una rana che, come Tina la formica, sente la necessità di distinguersi dalle sue amiche. Un terzo delle copie le hanno pubblicate in italiano col titolo: "Non baciatemi, sto bene così". Anche la versione in italiano è destinata al mercato francese, ma è molto probabile che verrà distribuita anche in Italia.
Prima di questo avevo già presentato un altro progetto ma non me l'avevano preso. Era il secondo progetto completo che presentavo. Ci avevo messo un po' di tempo a terminarlo. La storia funzionava, ma il mio modo di illustrare cambiava molto rapidamente e, più crescevo, più mi accorgevo delle mie lacune. Ho riveduto il progetto fino a che non mi sono trovato a mio agio con quello che stavo facendo.
Anche per questo ho avuto risposte molto positive in fiera, ma per un po' non se n'è fatto niente. Mi ero quasi convinto che fosse un progetto da scartare. Quando poi la Lirabelle ha accettato la storia della rana mi ha chiesto di rivederlo, abbiamo discusso su qualche cambiamento e raggiunto un accordo.
Insieme a quest'ultimo hanno preso un altro progetto nuovo e lo stesso giorno la Margherita me ne ha preso un altro. Quest'anno la fiera è stata per me estremamente proficua. Sicuramente il fatto di avere due libri pubblicati mi ha aiutato.

D: Come ti sono venute in mente le storie?
R: Le idee sono arrivate in diversi modi, solitamente mi viene in mente un personaggio e comincio a chiedermi cosa possa avere di tanto interessante perché io debba raccontare la sua storia. Se la risposta non arriva subito non insisto. Non sai mai dove si nasconda la soluzione.
Una delle storie che uscirà quest'anno ha dovuto aspettare due anni nel quaderno delle idee insieme a tante altre che ancora indugiano, poi un giorno, mentre facevo delle prove per un altro lavoro, ho disegnato un personaggio, un tipo strambo, molto elegante e serio, ma aveva anche qualcosa di buffo, e ho capito subito che era il protagonista della storia, mi ha suggerito l'atmosfera che cercavo, tutto il resto è venuto fuori di conseguenza.

D: Il tuo primo libro è stato tradotto in Francia e nel frattempo hai cominciato a lavorare direttamente con editori stranieri. Come è avvenuto l'incontro?
R: "Una formica un po' così..." è uscita quest'anno in Francia per la Mineditions e devo dire che è stato molto emozionante trovare il mio libro nella librerie di Parigi.
Il primo incontro diretto con gli editori stranieri l'ho avuto sempre in fiera. Appena ho un progetto finito lo propongo via mail, sia agli editori italiani che esteri, ma preferisco il rapporto diretto perché permette di capire subito se c'è qualcosa che non funziona e di discuterne sul momento, a volte solo gesticolando o facendo smorfie eloquenti, ma comunque evitando i tempi morti di attesa tra una mail e l'altra.

D: Sei soddisfatto di come sono stati resi i tuoi libri? E del rapporto con gli editori?
R: Direi che sono soddisfatto. Credo dipenda anche dal fatto che quando lavoro cerco di non compiacermi troppo dell'originale ma mi concentro sulla possibile resa in stampa. Inoltre ho sempre fatto in modo che il rapporto con l'editore fosse il più chiaro e trasparente possibile per evitare inutili discussione successive.

D: A cosa stai lavorando al momento?
R: Ho appena finito di realizzare una serie di illustrazioni per una video-scenografia che accompagna una performance narrativa ispirata a "L'uomo che piantava gli alberi" di Jean Giono. È stato molto stimolante. Il fatto di non avere come finalità un libro stampato mi ha dato l'occasione di sperimentare nuove possibilità partendo comunque da tecniche tradizionali. Per combinazione mi è stato ora chiesto di scrivere e illustrare una storia per l'I-Pad e credo che questo cambiamento di prospettiva rispetto al racconto illustrato mi stia arricchendo anche per la parte del mio lavoro che riguarda il libro stampato.

D: Continui ad essere autore unico dei tuoi libri? Hai in mente qualche collaborazione?
R: Quando scrivo una storia solitamente in parallelo mi vengono in mente le immagini, ma ci sono degli illustratori per cui mi piacerebbe scrivere una storia e viceversa ci sono degli autori per cui mi piacerebbe illustrare una storia.
Ho collaborato con Silvana D'Angelo per un progetto che volevamo presentare al concorso di Campostela di un paio di anni fa, poi le mie tavole sono rimaste incastrate al centro di smistamento delle poste di Milano e purtroppo non posso neanche dire che alla giuria non sia piaciuto! Vorrei comunque riprendere in mano la storia, e questa volta per consegnarla mi faccio il cammino di Campostela a piedi!

D: Quali sono gli autori/illustratori che prendi a modello?
R: I miei modelli sono numerosi e non sono esclusivamente legati al mondo dell'infanzia. Ognuno di loro mi ispira in maniera differente a volte senza che io me ne accorga.
Qualcuno mi piace per come usa il colore, qualcuno per come usa il bianco, qualcuno per la freschezza e qualcuno per il rigore, qualcuno per la cattiveria e qualcuno per la poesia, qualcuno non so perché e qualcuno perché sì.
Eccone qui solo alcuni così come mi vengono in mente: Edward Gorey, Klaas Verplancke, Linda Wolfsgruber, Wolf Elbruch, Komako Sakai, Mandana Sadat, Dave Mc Kean, Manu Larcenet, Sergio Toppi, Frank Miller, Hugo Pratt, Gianni Rodari, Astrid Lindgren, Tove Joansson, Roald Dahl...

Tullio Corda è nato a Milano nel 1972 e vive a Genova.
Laureato in architettura ha lavorato come grafico editoriale per riviste e brochure istituzionali. Ha frequentato la Scuola Internazionale di Illustrazione per l'Infanzia a Sarmede con l'illustratrice Linda Wolfsgruber.
Dal 2008, in collaborazione con l'associazione "La Stanza", progetta e organizza laboratori legati al tema del racconto illustrato per scuole elementari, scuole medie e centri di formazione per disabili. Dal 2010 coordina un laboratorio di illustrazione presso la casa circondariale Marassi di Genova.


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