IL MIO PRIMO LIBRO N.1 : Sara Welponer e i suoi pupazzetti

Davide Calì - 04.07.2011 testo grande testo normale

Tags: primo, libro, intervista, davide

Inizia con Sara Welponer una serie di interviste ad illustratori di libri per bambini, che ci racconteranno l'esperienza della loro prima pubblicazione.

Ho conosciuto Sara Welponer qualche anno fa. Mi contattò per chiedermi se volevo fare una mostra delle mie vignette presso un'associazione di Ortisei. Per l'inaugurazione mi ospitò qualche giorno a casa sua. Un anno dopo scrissi una storia ambientata tra le montagne del Tirolo e le chiesi di illustrarla. La storia al momento è in fase di lavorazione, ma nel frattempo Sara ha pubblicato il suo primo libro illustrato con Arka: "Evviva Zorba!".

D: Il tuo il primo libro è molto particolare. Ci racconti le fasi della sua lavorazione?
R: Innanzi tutto per un paio di mesi ho modellato le teste e varie espressioni, finché con l'editor non abbiamo trovato il carattere giusto dei personaggi e un uniformità stilistica. Quindi ho disegnato lo story-board, tenendo conto il più possibile delle inquadrature e considerando una serie di problemi: l'angolazione della ripresa, gli spazi, la posizione dei pupazzetti nelle stanze, per i quali dovevo trovare una soluzione che li rendesse realistici, economizzando però sui tempi di lavoro e sui materiali. Dopo ho costruito i corpi, quindi l'abbigliamento, i mobili, gli utensili. Poi ho fotografato le singole scene, non nella sequenza in cui si vedono nel libro, ma per stanze: prima tutte le scene ambientate in cucina, poi quelle nel salotto, ecc. Questo perché le stanze della casa erano fissate su di un piedistallo con delle ruote, così da poterle ruotare a piacere facilitando la ripresa fotografica. Infine ho elaborato e corretto le foto al computer (tolto i fili ai quali i pupazzetti erano appesi, aggiunto il fumo, gli occhi e rifinito le espressioni).

D: Che materiali hai usato?
R: Ho modellato le teste, i piedi ed in parte le mani con una pasta che si cuoce in forno e diventa dura come plastica. Il resto del corpo è costruito con uno scheletro di fil di ferro sul quale ho cucito della gommapiuma. Le mani sono di plastilina, perché le dita dovevano essere mobili, mentre barbe, baffi e capelli sono di lana. Ogni personaggio umano è vestito con abiti veri in miniatura che ha cucito la madre del mio compagno (ex sarta). Il suo è stato un aiuto preziosissimo: in due giorni e mezzo mi ha confezionato 6 "completini", quando io in tre giorni ho provato a cucire innumerevoli volte un paio di pantaloni che puntualmente si disfavano appena pensavo di aver finito! I mobili e gli utensili sono di compensato, cartone, polistirolo pasta modellabile e stoffe. Le carte da parati ed i pavimenti sono stati stampati su carta adesiva ed incollati alle tre tavole che formano le stanze.

D: Quanto hai impiegato a realizzare il libro?
R: Circa tre mesi a costruire i pupazzetti definitivi ed il set; in un mese ho fatto le foto. Riuscivo a fare da due a cinque foto al giorno. Per la foto sull'ultima pagina del libro, dove si vede tutta la famiglia riunita a tavola, ho impiegato ben cinque ore solo per posizionare singoli personaggi ed oggetti! Si trattava di una scena complicata e non appena finivo di sistemare tutto, ecco che si scioglievano dita (a causa del calore prodotto dai riflettori), cedevano i fili ai quali i pupazzetti erano appesi che, vacillando, si trascinavano dietro la tovaglia alla quale erano fissati con piccoli pezzetti di scotch, rovesciavano le sedie, il tavolo e, grazie all'effetto domino, anche gli altri pupazzetti! Era come se fosse in atto un boicottaggio da parte dei pupazzetti che si rifiutavano di stare al loro posto! Infine c'è voluto ancora un mese per elaborare le foto al computer.

D: Come è intervenuta la casa editrice nel tuo progetto? Ti hanno chiesto cambiamenti, suggerito soluzioni diverse da quelle che avevi trovato?
R: C'é stato un periodo di circa due mesi di preparazione durante i quali ho fatto solo teste, sei volte le sei teste dei personaggi! Sono stati esigenti, ma si è rivelato un bene, mi ha dato modo di prepararmi adeguatamente al compito, trovando la soluzione più appropriata per ogni personaggio. Inoltre sono intervenuti anche nello story-board. Da 12 foto previste inizialmente, dopo la correzione le foto sono diventate 29 in totale! Quando ho visto le correzioni, ho pensato subito che non ce l'avrei mai fatta, ma poi ci ho provato ugualmente, come ti dicevo, l'ho presa come una sfida.

D: La scuola ti prende molto tempo: come sei riuscita ad coniugare il lavoro all'Istituto d'Arte con la realizzazione di un libro così complesso?
R: Non è stato sempre facile: ci sono periodi di scrutini, esami, sedute e, inoltre, essendo un Istituto d'Arte, ogni classe partecipa a minimo due progetti artistici annuali: esposizioni di alunni, concorsi, committenze...E questo per gli insegnanti in pratica si traduce in sedute extra, trasferte, sopralluoghi, ecc. La fine dell'anno scolastico, inoltre, ha coinciso con il termine di consegna delle foto per "Evviva Zorba!". Tutto è filato liscio ma, si, dopo aver consegnato il lavoro, ero alquanto affaticata. D'altra parte, però, lavorare a cose diverse ti permette di non farti ossessionare da un singolo compito o da un problema. Si è costretti a distogliere l'attenzione per concentrarla su qualcos'altro, ma spesso proprio grazie a questo spostamento dello sguardo si riesce visualizzare una soluzione che continuando a fissare il problema non si riusciva a trovare.

D: Sei stata emozionata quando hai visto il tuo libro finito e stampato? Sei soddisfatta del risultato finale?
R: Molto emozionata! E sì, sono abbastanza soddisfatta, alcune cose avrebbero potuto essere migliori: con il senno di poi si trovano sempre difetti!

D: Continuerai a lavorare con questa tecnica?
R: Penso di continuare con questa tecnica. È laboriosa ma tutto sommato divertente e mi permette di dare sfogo ad una qual certa vena maniacale che sento di avere. Mi piacerebbe fare delle creature di stoffa, non necessariamente umane, con un'ambientazione vagamente surreale.

D: Quali sono i tuoi modelli?
R: Sono piuttosto eclettica. Amo lo stile di molti illustratori giapponesi come Yoshimoto Nara e Heisuke Kitazawa; e mi piace l'illustrazione grafica che si vede in giro. Inoltre Nikolaus Heidelbach e Rotraut Susanne Berner, Lorenzo Mattotti, Franco Matticchio, ma ce ne sarebbero molti altri...Ultimamente ho riscoperto Moebius, un'amore di vecchia data. Per quanto riguarda i pupazzetti, non posso prescindere dai Muppets, eroi della mia infanzia, e dalla Aardman di Wallace & Gromit (adoro soprattutto "Interviste Mai Viste - Creature Comforts").

D: C'è un autore/autrice di cui ti piacerebbe illustrare un testo?
R: Non conosco ancora tantissimo gli autori. Più che altro, quando penso a delle storie, sono in bilico tra cose buffe e divertenti, sempre un po' surreali e simboliche, le fiabe dei Grimm per esempio, con il loro carico di inquietudini.

D: Come ti sembra in generale il mondo degli editori per bambini rispetto ai giovani autori/illustratori?
R: Forse è ancora presto per averne un'opinione precisa. Con Arka mi sono trovata bene. L'editor è stato molto presente nella fase progettuale e per me, che ero al primo libro, è stato un punto di riferimento, un partner al quale potermi rivolgere in caso di dubbi o incertezze.

Sara Welponer vive in Alto Adige. Dopo l'Istituto d'Arte, ha frequentato la Scuola del Fumetto a Milano. Ha iniziato l'attività di illustratrice nel 1997, realizzando diorami e ricostruzioni per vari musei, tra i quali il Museo Archeologico dell'Alto Adige, che espone "Ötzi, l'uomo venuto dai ghiacci".
Ha collaborato con diverse agenzie di grafica pubblicitaria, illustrato libri didattici e partecipato ad esposizioni collettive di illustratori in tutto il mondo. Da alcuni anni insegna grafica pubblicitaria in un Istituto d'Arte.


  • IL MIO PRIMO LIBRO N.1 : Sara Welponer e i suoi pupazzetti

  • IL MIO PRIMO LIBRO N.1 : Sara Welponer e i suoi pupazzetti

Link Consigliati