MADRE senza cuore: cronaca di una morte annunciata
Luisa Canonico - 14.03.2011

Tags: MADRE,Napoli,museo,opere,Cda,Fondazione,Regione,arte contemporanea,
Collezionisti e artisti chiedono al MADRE-Museo d'Arte Contemporanea Donna Regina di Napoli la restituzione della opere concesse in comodato d'uso. E' il triste epilogo di un'agonia che si prolunga da mesi: la cronaca di una morte annunciata.

Kounellis, Koons, Kapoor, Tatafiore, Baselitz sono solo alcuni dei nomi degli artisti di fama mondiale che avevano contribuito a rendere ricca la collezione permanente del MADRE - Museo d'Arte Contemporanea Donna Regina di Napoli con le loro opere, insieme ai prestiti - tanti - di collezionisti privati che adesso scrivono al museo chiedendo di riavere i Wharol, i Rauschenberg, i Lichtenstein, i Merz, i Fontana, i Pistoletto. "A causa della incerta situazione contingente"- hanno scritto alcuni; "per il venir meno del rapporto di fiducia personale con i vertici del MADRE sul quale si basava il prestito"- altri.
Di certo sappiamo che la rottura tra i suddetti vertici della Fondazione Donnaregina e la Regione Campania ormai era irreparabile e l'ultimo round si era avuto nello scorso febbraio quando alla Giunta Caldoro erano pervenute le dimissioni del Presidente Oberdan Forlenza, del suo vice, Bonito Oliva e del consigliere Santangelo, motivate dall'impossibilità di accettare i cambiamenti apportati allo statuto della Fondazione dalla Regione.
E che le modifiche "della discordia" fossero radicali non v'è dubbio se si pensa che, a quanto si legge nella famigerata delibera regionale n°855 del 3 dicembre 2010, tra esse spiccano: la mutata finalità della fondazione stessa che, da soggetto gestore diverrebbe soggetto che "promuove e partecipa" alla costituzione di musei; l'entrata di privati o di altri enti pubblici in qualità di fondatori "aggiunti o sostenitori"; la trasformazione del consiglio d'amministrazione, la cui nomina dovrebbe, col nuovo statuto, spettare al Presidente della Regione. Infine, ma non meno eclatante, l'ingerenza che la Giunta avrebbe perfino sul Comitato Tecnico Scientifico, che dovrebbe essere composto per tre quinti da membri designati dal Presidente della Regione, mentre i restanti due membri sarebbero eletti dal Consiglio d'Amministrazione (nominato dal Presidente della Regione!). Tra essi un componente, poi, dovrebbe essere un gallerista privato.
Medesima nomina "presidenziale" per il ruolo di direttore del Museo MADRE, seppur "previo concorso internazionale mirato a individuare una rosa di candidati..." .
Di lì in poi un rincorrersi di accuse reciproche tra la Regione Campania ed il Cda dimissionario, in particolare incolpato di volta in volta dalla Giunta di centro destra. di aver speso troppo e male il danaro pubblico nel progetto MADRE, addirittura di aver concesso spazi solo ad artisti di sinistra; il direttore, in particolare, di non aver saputo dialogare con le nuove istituzioni al potere.
Dall'altro versante si grida all'ennesima, evidente, manovra - dopo il Ravello festival, il Napoli Teatro festival, il Trianon, il Mercadante (tutti enti i cui vertici sono stati sostituiti con l'avvento del nuovo potere politico) - di superare, anzi cancellare l'operato bassoliniano, certo non privo di ombre, ma anche di luci, nel caso de quo quelle puntate sul mondo dell'arte contemporanea ad esempio con la Metropolitana dell'Arte o con le istallazioni di piazza Plebiscito, fino alla realizzazione di uno spazio, quello del MADRE, finalmente interamente dedicato alla fruizione di questo genere.
Ad ogni modo un nuovo consiglio d'amministrazione pareva essere stato nominato, ed il condizionale è d'obbligo dal momento che, ad eccezione dell'assessore alle politiche culturali Caterina Miraglia a capo dell'organo, gli atri due nomi della triade al momento non sono confermati. Comunque non ci è dato sapere cosa aspetti ad insediarsi ed a prendere in mano le redini delle politiche culturali della Fondazione, mostrando i suoi progetti, i cambiamenti e gli scopi che intende perseguire per rilanciare l'arte contemporanea e porre rimedio al danno causato sin'ora al MADRE.
Quel che è certo, infatti, è che quando si priva un museo di ottantasei delle centoquattro opere che compongono la sua collezione permanente, gli si toglie il cuore, tutto.
Amara ironia vuole che adesso, il regime di mera prorogatio dei poteri, non consenta agli organi amministrativi di prendere decisioni che eccedano l'ordinarietà, e quindi impedisca al Consiglio d'amministrazione reggente di provvedere allo stanziamento della somma necessaria (stimata in oltre centomila euro dal direttore Cycelin) per smontare, imballare e rispedire ai mittenti le ottantasei opere (assicurate per un valore di oltre sessantacinque milioni di euro), con conseguenze legali, e naturalmente di prestigio tali da non consentire al MADRE nemmeno una dignitosa uscita di scena.
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Gli ultimi commenti
Nome: Giorgio B.
Commento: Che novità riguardo al MADRE ad oggi?
Nome: pino
Commento: Giorgio...però ce la siamo voluta noi, noi Italiani, noi Campani...quando abbiamo eletto questi cialtroni!
Nome: Giorgio B.
Commento: Non ci sono parole, solo
... che vergogna!
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