Giuseppe Viviani, un sorso di poesia

Pinuccia Flore - 10.10.2010 testo grande testo normale

Tags: Viviani, Pisa, Marina di Pisa, Museo della Grafica

Fino al 31 ottobre, il Museo della Grafica di Pisa rende un doveroso omaggio all'opera grafica di Giuseppe Viviani, protagonista del Novecento.

In un pomeriggio autunnale, malinconicamente vissuto in attesa del più concreto inverno o in ricordo della volatile estate, è semplice riconoscere nel segno grafico di Giuseppe Viviani (Agnano Pisano, 1898 - Pisa, 1965) la stessa inquietudine che ci smuove dentro, la stessa dignitosa tristezza che trapela anche dal volto dei suoi personaggi incisi.
E' infatti attraverso i grandi occhi umidi di quest'ultimi che il "Principe di Boccadarno" ci regala la sua personalissima visione del mondo, fatta di cose semplici ed essenziali, oggetti di un passato mai dimenticato che abbandonano soffitte polverose e si ritrovano surrealmente in mezzo a grandi cortili arsi dal sole e dall'aria di mare. Sono sedie, tavoli, violini, ossia liriche manifestazioni di una solitudine mai celata, resa anzi evidente da quegli umili protagonisti che popolano la mente di Viviani e si impadroniscono delle sue opere.

Quella odierna a Pisa non è la prima celebrazione di questo figlio così illustre. La città a lui si dedicò anche nel 1960, quando volle elogiare proprio quel cittadino della costiera Marina di Pisa con una mostra retrospettiva che ne esaltasse l'arte incisoria, che facesse di Viviani un protagonista indiscusso del Novecento italiano, nonché un cantore mai retorico della sua terra, dei suoi anfratti dal profumo di mare.
Ripercorrere dunque l'opera grafica del "Principe", come tenta di fare l'esposizione ancora in corso al Museo della Grafica, dal titolo "Segni con l'odore del mare", significa sostanzialmente compiere un percorso a ritroso dalle prime incisioni degli anni '30 e '40, che determinarono il successo internazionale dell'artista e gli consentirono di occupare la cattedra di Incisione, che fu di Fattori, all'Accademia delle Belle Arti di Firenze, fino ad arrivare alle più estreme e malinconiche manifestazioni litografiche a colori.
Palazzo Lanfranchi quindi si fa bello, almeno fino al 31 ottobre, di 150 opere vivianesche tra disegni, xilografie, acqueforti e litografie, tutte per lo più provenienti da collezioni pisane come quella del celebratissimo Sebastiano Timpanaro o quella messa insieme dal Gabinetto di Disegni e Stampe dell'Università di Pisa.
Il percorso in questione si snoda sui due piani dello storico palazzo pisano, in pieno Lungarno Galilei, nell'ormai solito e consolidato spazio espositivo, caratterizzato da pareti rosso cupo alternate a muri con mattoni a vista su cui affiora di tanto in tanto un frammento d'affresco. Se, dunque, questo lato dell'allestimento potrebbe risultare ormai superato e ci esorterebbe a paragonare la mostra di Viviani alle altre precedenti svoltesi in questa sede, a riattivare la nostra attenzione ci pensano per fortuna le opere esposte e quegli inserti di cartapesta che pendono dal soffitto o occupano angoli in disuso delle varie sale, a rappresentare in maniera evocativa le immagini più celebri e gli oggetti più presenti nella produzione incisoria vivianesca.

Ad osservarli, poi, da vicino questi fantasiosi e tra i più originali esempi della pratica incisoria italiana, ci si rende immediatamente conto che a farla da padrone, nell'universo creativo di Viviani, è soprattutto il mare, visto, osservato, sentito ed annusato dai sensi dell'artista, che mai seppe allontanarsene in vita e dove volle addirittura che le sue lastre-matrici fossero gettate dopo la morte.
Il suo amore viscerale, infatti, per quell'orizzonte lontano e irraggiungibile, per quell'infinito così misterioso eppure così familiare, convinsero il marinese che non ci fosse altra vita al di fuori di quella vissuta in battigia, a farsi cullare dalle onde o a farsi scompigliare i capelli dalla brezza marina.
Ecco allora che tutti i suoi diseredati, per lo più carrettieri, venditori e prostitute, vengono ritratti mentre trascinano i loro piedi stanchi sulla spiaggia, circondati di qua e di là da stuoie dimesse, gazebi e aquiloni gonfiati dal vento, cocomeri maturati al sole estivo e biciclette solitarie che attendono insperatamente una guida e altri luoghi da visitare, altre ragioni di essere.

Vere controfigure dell'autore sono però i suoi compagni di tutta una vita, il suo legame con la tanto amata pratica venatoria nell'entroterra pisano, ossia quei cani addolorati dai grandi occhi lacrimosi, soli come lo è l'umanità di Viviani ma dignitosamente vivi per testimoniare il proprio dolore, il proprio denso e mai banale modo di stare al mondo. E' a loro, appunto, ora in bianco e nero, ora vivacemente a colori, che il nostro artista affida i suoi pensieri più reconditi, quelle sue malinconiche riflessioni da poeta consumato, che può generare le più belle opere d'arte solo in condizioni di dolore e disperazione.

Eppure, oggi come allora, quegli occhi così profondi non possono dirci solo questo, non possono solo soffrire.
Infatti, la fervida immaginazione dell'artista non era solita ridurre il tutto a mera malinconia. Essa, certo, esiste, è insita nell'uomo-Viviani e nelle sue creature, ma in arte, nel segno inciso, ha sempre dovuto fare i conti con quel "palpito di dilatata meraviglia" che l'artista marinese diceva di introdurre "con evidenza ossessionata" nelle sue rappresentazioni, ingrandendo ogni particolare agli altri insignificante, illuminando ogni vita apparentemente insensata e dilatando l'universo delle proprie emozioni perché "chi vede tutto rimpicciolito, attraverso un fondo di bicchiere, non berrà mai un sorso di poesia".

Segni con l'odore del mare. L'opera grafica di Giuseppe Viviani, protagonista del '900
a cura di Lucia Tongiorgi Tomasi
catalogo con scritti di Anna Berenghi, Dino Carlesi, Lara Conte,
Pier Marco De Santi, Piero Floriani, Luciano Lischi,
Sandra Lischi, Nicola Micieli, Stefano Renzoni,
Lucia Tongiorgi Tomasi, Alessandro Tosi, Ranieri Varese
Museo della Grafica. Pisa, Palazzo Lanfranchi
Fino al 31 ottobre 2010

dal martedì al venerdì dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 16:30 alle 18:30
sabato-domenica dalle 10:30 alle 18:30
lunedì chiuso
Per informazioni: tel. 050-2216060 o 050-2216066
Fax 050-2216065
Email: museodellagrafica@adm.unipi.it

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