PATArubrica N.2 - La Patafisica è una cosa seria! HA!

Giovanni Ricciardi - 15.09.2010 testo grande testo normale

Tags: Patarubrica, Patafisica, Ubu Re, Alfred Jarry

La parte più interessante starà nel fatto che tutto quello che qui si affermerà sarà Patafisico, dubbio e relativo, come qualsiasi cosa esistente al mondo.

Bentornati a voi, presenti e assenti!
Questa settimana ci allontaneremo per un attimo dagli iniziali aspetti storici che hanno aperto questa Patarubrica e cercheremo di addentrarci nel pieno della questione, dove la parte più interessante starà nel fatto che tutto quello che qui si affermerà sarà Patafisico a sua volta, perfettamente dubbio e relativo, come qualsiasi cosa esistente al mondo. "Solo l'immaginazione più ferrata produce realtà indiscutibili" direbbe probabilmente Boudrillard [1].

Abbiamo già accennato precedentemente che la Patafisica è la Scienza, la Scienza di tutte le Scienze poiché le racchiude tutte. Uno degli assiomi più ripetuti afferma che essa si estende al di là della metafisica quanto questa, al di là della fisica [2], assioma indubbiamente interessante, ma che apre notevoli perplessità a chi non riesca a percepirne la sfumatura che divide soprattutto la metafisica dalla patafisica.
Ebbene, tentiamo di illustrarne la delicata questione:

1- La fisica, studia le generalità proprie delle cose del mondo, i fenomeni naturali come le leggi che le regolano, le loro interazioni, le comuni interferenze. Tutto questo avviene per la fisica attraverso dei modelli, schemi, immagini. Ha una scala di valori precisissima e quasi sempre inamovibile. Adesso, facendo un esempio, prendiamo un oggetto qualsiasi mantenendolo sospeso a mezz'aria, guardiamolo per un secondo prevedendo cosa accadrebbe se lo si lasciasse. Ebbene, lasciamolo. Cade. La fisica ci fornisce ogni supporto a questo evento e per l'oggetto non c'è proprio come evitarlo, cadrà puntualmente.

2- La metafisica, si interroga e si preoccupa sull'essenza delle cose al mondo (realtà), lo fa con ogni capacità sensoriale che si illuda di intenderla. Si preoccupa della presenza in un corpo come trascendenza oppure della sua esistenza ontologica. Pensa a quanto sia lontano o vicino il soggetto dall'oggetto, quindi l'oggettivo dal soggettivo. Ritornando ora allo stesso esempio di prima (l'oggetto lasciato cadere), riprendiamolo e teniamolo sospeso di nuovo, guardiamolo. Lasciamolo ancora una volta. Per la metafisica in questo caso non si muoverebbe affatto, rimarrebbe sospeso, inerte, si direbbe in auto riflessione. Esisterebbe solo l'oggetto e il mondo intorno che lo accetta o lo rifiuta, che lo interroga, colmandolo di significati e significanti.

3- Eccoci alla patafisica come ultimo anello che racchiuderebbe in essa tutte le scienze, tesa all'eccezione e al particolare, si troverebbe più al di là della metafisica, contenendola insieme a tutto il resto. Ancora una volta torniamo all'oggetto tenuto tra le mani (caduto per leggi fisiche, sospeso in riflessione per valutazioni metafisiche), prendiamolo ancora.
Per la patafisica, lasciandolo di nuovo non starebbe "solamente" cadendo, non potrebbe neppure rimanere solamente sospeso; Patafisicamente, starebbe prendendo qualsiasi direzione, di lato, obliquamente, verso l'alto; potrebbe essere che stia sparendo e apparendo ricomponendosi in modo intermittente e all'infinito fino ad illuderci che si muova in un mondo fluido.
Queste possibilità generano e rinnegano continuamente se stesse, cosicché, se non riconoscessimo la nostra Patafisicità, i nostri sensi continuerebbero ad illuderci ricostruendo quel qualcosa di così convincente chiamato "realtà" che, come in un gioco di specchi, ci trasforma continuamente in "oggetto" facendoci cadere in un vuoto [3], quello dell'oblio che ogni percezione è solo una pura soluzione immaginaria.
Solo prendendo coscienza di essere Patafisici potremmo capire che quell'oggetto non sta cadendo davanti i nostri occhi, bensì quella è solo una, quanto infinitesima soluzione immaginaria data da una particolare condizione. L'immaginazione qui si apre non alla fantasia più sfrenata, ma puramente alle soluzioni possibili, che sono infinite, atemporali, le quali vanno oltre ogni intuizione metafisica, oltre i nostri illusori sensi, ben oltre qualsivoglia proprietà fisica di questa nostra condizione esistenziale.
(Riguardo l'esperimento dell'oggetto, verosimilmente fracassato dalle ripetute cadute, noi non ce ne assumiamo alcuna responsabilità!) HA!HA!

Riprendendo il discorso con Ruy Launoir [4]: "Non si tratta di far regnare l'ordine o il disordine, ma di osservarlo, l'osservazione intanto, come tutti sanno, è il primo stadio della scienza, così ugualmente della Scienza. La porta patafisica non apre su niente [...]".
Quello che impedisce di trovare qualcosa attraversando questa porta è la conoscenza oggettiva, e la patafisica lo ricorda ad ogni istante. Il suo fine non è di aprire su qualcosa, proclamando essa stessa la fine dei fini, quanto di donare la vista per scrutare dal buco della sua serratura. Di lasciare vedere non il mondo così com'è, ma soprattutto sempre, come indica Launoir, evidenziare quanti sforzi facciano quei pensatori del nostro tempo per forgiare quelle chiavi. La patafisica non ha dunque nessun fine, né quello di forgiare nuove chiavi, ma di lasciare osservare attraverso i buchi delle sue serrature, gli universi supplementari. A noi tra l'altro tanto necessari.

Risulta più semplice e comprensibile ora, soffermarci ad indicare che la patafisica si nutre di un atteggiamento già correlato allo spirito umano e che essa è sempre esistita ed ha attraversato in maniera cosciente o incosciente la mente umana. Si parla di quell'atteggiamento a tratti disarmante di chi oppone ad una regola la propria esigenza, esistenza o diritto di potersela immaginare da sé. Affrettatamente si potrebbe correre il rischio di confonderla con un certo atteggiamento anarchico ma si faccia molta attenzione, di questo proprio non se ne cura minimamente e niente l'accomuna.

La patafisica appare dissacrante per ironia, ma non sarebbe ironica in partenza, è la sua pratica che porta ad una dissacrazione costante a risultare ironica per natura o difetto. Poiché ciò che sembra contrastare il certo ha in se un'anima beffarda che vuole sottrarci ad una logica prestabilita. Ed è di dissacrazione che sono impregnati i grandi testi teatrali di Jarry dedicati ad Ubu Roi, con una apparente quanto falsa ironia, che demolisce ogni cosa attraverso l'arma della sovrapposizione e l'accumulo. In ugual misura attua uno svuotamento di ogni senso e valore.

La patafisica è Cultura della coesistenza per assoluto, dell'eccezione interna ed esterna a tutte le regole. Si riempie e si svuota continuamente come in un gioco di specchi all'infinito, come tale, diventa inafferrabile essendo eccezione prima di tutto di se stessa. Scampa continuamente alla regola, spostandosi in successive e conseguenti eterne eccezioni. Eppure, essa non confonde il tutto contrapponendo il tutto al tutto, non crea a priori un'idea inafferrabile come suo fine ma destituisce l'inafferrabilità stessa della vita. Ridona la sensazione ancestrale di non riuscire a tenere tra le mani per più di una manciata di minuti un senso, il senso di qualsiasi cosa. Apre ed espone al doppio, triplo, fino all'infinito, le probabilità che le cose siano e non siano nello stesso istante. Così, in questo modo, genera una realtà continuamente in disequilibrio, molto più carica di senso, quel senso in cui, il suo rinnegarsi conferma costantemente sia il vero che il falso creando un istante in cui si ha la sensazione di toccare con mano un vuoto, vera completezza che ricostruisce uno spazio cosmico.

Note:
1. Libera riflessione ricavata da "Il Patto di lucidità o l'intelligenza del Male" di Jean Baudrillard, pp. 186, editore Raffaello Cortina.
2. La Patafisica è la scienza di ciò che si aggiunge alla metafisica, sia in essa, sia fuori di essa, estendendosi così ampiamente al di là di questa quanto questa al di là della fisica. Alfred Jarry, Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico. Milano, Adelphi Ed., marzo 1984. Trad. It. di C. Rugafiori.
3. Trionfo dell'oggetto sul soggetto uomo discusso da Jean Baudrillard in Le strategie Fatali, Feltrinelli 1984.
4. Clefs pour la pataphysique, Régent de Cléidologie du Collège, Ruy Launoir. Ed. L'Héxaèdre, Paris 2005, p.22

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