Mario Sasso: «La comunicazione non va banalizzata»
Annalisa Cameli - 07.08.2010

Tags: intervista mario sasso, mario sasso, videoarte, sigle rai
Quattro chiacchiere con il noto videodesigner Mario Sasso, in occasione della sua mostra alla Palazzina Azzurra.

Mai dare per scontata la creatività. E soprattutto l'interazione che può esserci fra i vari linguaggi artistici. Una prova è l'arte di Mario Sasso, pittore, videoartista, designer delle più importanti sigle della nostra televisione fin dagli anni '60.
D: Ci parla delle opere che sono esposte, soprattutto sulla “La Torre delle Trilogie”, opera protagonista della Palazzina Azzurra
R: Quest'impaginazione esterna della mostra che da la collocazione del linguaggio della mostra, che parte da esperienze di video arte. Questa è una delle opere di video arte più blasonate, nel senso che è un'opera complessa, difficile. L'opera è stata realizzata per i fratelli Guzzini, loro hanno conseguito alla realizzazione, comprende 60 monitor da 28 pollici, è alta sette metri, è complessa anche dal punto di vista della coerografia, perché si basa sul verticale. Lo storyboard che è stato disegnato come essenzialità lo abbiamo portato all'esterno della Palazzina Azzurra per dare l'immagine del linguaggio video.
D: Come venivano creati i video prima e adesso, tecnicamente, quali sono differenze sostanziali
R: Ci sono differenze sostanziali, e sono differenze di linguaggio, perché i video, al di là dei contenuti, avevano delle tecniche precise. Questo a partire dagli anni '60 quando questo tipo di immagine si faceva con le rirpese televisive ed avevano carattere tecnico cinematografico, quindi con la pellicola. Si trasmetteva poi con l'elettronica. Poi si è passati al sistema analogico e quindi anche questo tipo di realizzazione aveva una tecnica che è stata usata per molti anni, l'elettronico analogico, fino agli anni '80 con l'avvento del digitale come sistema di realizzazione.
Oggi a distanza di 25 anni si trasmette col sistema digitale, la lavorazione è molto più semplice. Sono linguaggi completamente diversi, anche se possono sembrare identici a prima. I sistemi di lavorazione, come tutta la parte tecnologica, sono completamente diversi: prima si realizzava con le pellicole e poi al montaggio, oggi si può girare e montare allo stesso tempo, senza che l'immagine subisca variazioni.
D: Per quanto riguarda la pittura, invece.. Lei nasce pittore. Questo campo non ha subito variazioni sostanziali per quanto riguarda la tecnica, a differenza della videoarte. Sono due arti diverse, ma si può fare un paragone fra linguaggi?
R: Sono linguaggi completamente diversi. La pittura ha sostenuto nei secoli un periodo molto lungo, se andiamo al secolo che ci ha preceduto la produzione pittorica nell'arte è stata di una quantità incredibile, con linguaggi che hanno attraversato tutto il secolo con una completezza di proposte interessantissime. Certamente questo non significa che la pittura ha terminato il suo percorso, anzi, ma è la dimostrazione che occorre fare ricerche, così come va fatta ricerca in linguaggi più complessi come la video arte, dove la conoscenza specifica dei sistemi di produzione appartengono ad una conoscenza legata alla sofisticazione delle macchine stesse.
D: Cosa ne pensa della comunicazione di questo periodo, non solo in campo artistico
R. La comunicazione ha le stesse regole di quello che viene definita “un'opera d'arte”. Soprattutto la comunicazione televisiva, se non la si banalizza prima di tutto concettualmente e poi dal punto di vista tecnologico. Si può banalizzare come tutto, anche la pittura viene banalizzata. Nella storia della televisione ho realizzato la prima sigla che è stata fatta nel 1959 con “Non è mai troppo tardi”, quando me la chiesero io risposi che non ero musicista, perché pensavo che la sigla fosse qualcosa di musicale, radiofonico. Ho capito che la complessità di una operazione di realizzazione di un qualcosa di molto corto come una sigla aveva una complessità di realizzazione.
D: Proprio su questa sigla, “Non è mai troppo tardi” di Alberto Manzi - che insegnava la lingua italiana - ha un aneddoto da raccontarci
R: Ero in crisi, non sapevo come realizzare, da dove partire. Poi vidi fuori da un bar su un tavolino una persona che stava scrivendo delle lettere in bella calligrafia per altre persone. Così ebbi un lampo, gli chiesi se potevo assumerlo per il pomeriggio e lui scrisse per me il titolo.
D: Tornando alla “La Torre delle Trilogie”, ci spiega la complessità della realizzazione?
R: Le complicazioni erano diverse, perché si tratta di coerografia verticale. Il computer si monta con un modulo per volta, occorreva passare al tecnico tutte le informazioni della torre completa, quindi per farfe questi 4 minuti e mezzo di animazioni ho avuto di fare 850 storyboard. Ho ripetuto quindi 850 volte le immagini per far capire cosa succedeva nel primo blocco, nel secondo e così via. Questo ha richiesto un mese e mezzo di lavoro. La filosofia dell'installazione è legata alla produzione dei Guzzini: luce, acqua, colore. Tutto quello che corre in questa torre, ed è l'unica che ha questo tipo di tecnica verticale.
La mostra "Scanner - Le città elettroniche di Masio Sasso" verrà inaugurata sabato 7 agosto alle 19 alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto (AP) e sarà visitabile tutti i giorni fino al 31 agosto dalle 18 alle 24.
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