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Mostra d’arte al cimitero nella notte di Natale

Cinzia Rosati - 14.01.2010 testo grande testo normale

Francescomaria Di Bonaventura celebra il rito funebre all’Arte contemporanea, che considera morta da tempo ma ancora priva delle dovute esequie.

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Esporre quadri nel luogo per eccellenza deputato alla morte e all'annientamento dell'essere umano, il cimitero, e tirarsi dietro per questo una scia di polemiche infervorate e di accuse più svariate: mancanza di rispetto per i defunti, blasfemia, trovata pubblicitaria.
L'Arte è elemento costitutivo di un luogo sacro come appunto un cimitero? Certamente si, se consideriamo che, soprattutto in quelli più grandi e importanti, si possono vedere nelle varie tombe monumentali o nelle strutture architettoniche, nelle sculture lungo i viali e nelle opere pittoriche delle cappelle le più importanti correnti artistiche degli ultimi secoli, segno del passaggio e dell'ispirazione di artisti più o meno famosi. Cimiteri definiti in molte occasioni addirittura "Musei a cielo aperto" (si pensi ad esempio al Monumentale di Milano o ai Capitolini di Roma), tanto da essere oggetto di visite turistiche guidate. Si parla in questo caso di blasfemia o di mancanza di rispetto per i defunti? Non pare proprio.

Alla luce di tutto ciò, ci si chiede per quale motivo un artista che decida la notte di Natale di esporre venti quadri nel Cimitero di Giulianova (TE) abbia fatto gridare allo scandalo. Una provocazione? Forse. Ma non solo. Francescomaria Di Bonaventura ha scelto uno scenario inusuale per le sue opere per assecondare un'ispirazione artistica, ma anche per lanciare un messaggio sociale: celebrare la morte dell'Arte contemporanea, accendendo così anche i riflettori sulle difficoltà che incontrano tanti artisti nel vivere l'attuale panorama culturale nazionale, in cui è sempre più difficile trovare possibilità di ascolto e di espressione.
L'esposizione di Francescomaria ha dato essenzialmente conferma di quanto l'opinione pubblica non sia ancora pronta a vivere sollecitazioni, provocazioni e stimoli culturali che vadano al di là dei rassicuranti canoni convenzionali. E quando il bambino indica la luna e la maggior parte dei presenti guarda il dito, non c'è da stupirsi che la nostra Italia, così intrisa di arte, di talenti, di espressività e di uno sconfinato capitale umano che trabocca di risorse, stia diventando il Paese dell'ovvio, dei luoghi comuni, del mediocre e dell'approssimazione. Del resto, come stupirsi di tutto questo quando anche il Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi (e-dico-un-Ministro-il-cui-compito-divrebbe-essere-invece-quello-di-promuovere-e-valorizzare-al-massimo-l'arte-e-la-cultura-italiana-in-tutte-le-sue-forme-possibili) tempo fa ha ammesso quasi con aria di sufficienza di "non capire l'Arte contemporanea", affermando addirittura di "fare fatica a trovarvi in essa segni di bellezza"?
Questi sono i presupposti con i quali si confrontano ogni giorno gli artisti italiani, sia emergenti (molti) che affermati (purtroppo molti meno), e nei quali si inserisce la mostra-provocazione di Francescomaria Di Bonaventura. L'artista racconta a Whipart quell'esperienza durata solo il tempo di una notte, dal pomeriggio del 24 dicembre al mattino del 25. Lui l'ha definita "poetica", l'opinione pubblica "blasfema".

D: Per l'esposizione delle tue opere hai scelto il cimitero a simbologia della morte dell'Arte. Ma perché proprio la notte di Natale?
R: Perchè voglio insorgere contro la mia stessa morte da vivo, contro gli "incantesimi" con i quali la società sottomette gli individui.

D: Sul tuo blog scrivi che "i musei non lavorano per la costruzione del sistema contemporaneo, non sostengono affatto i giovani artisti e il loro lavoro ma, a differenza di quelli americani, difendono il nostro passato. I giovani artisti hanno idee, forza ed entusiasmo, ma manca la voglia di rischiare, il coraggio di sperimentare ed allora sono annullati, assenti, invisibili". Quanto è difficile per un giovane artista emergere nel panorama nazionale? Ritieni che all'estero l'Arte contemporanea abbia più occasioni per esprimersi e per affermarsi in tutte le sue molteplici interpretazioni?
R: Viviamo in un paese dove imperano clientelismo, nepotismo e l'esaltazione del ruffiano. Risulta già difficile sgomitare negli ambienti lavorativi convenzionali, figuriamoci in una società in cui l'appellativo artista equivale al nulla. Credo che qualsiasi altro paese, con il nostro patrimonio culturale, avrebbe basato la propria economia sulla sua valorizzazione per un investimento sui giovani artisti.
In questo paese, l'artista è costretto a pagare, per far conoscere il proprio operato. Io vivo in Italia e il mio è un grido contro il sistema nazionale.

D: A livello generale una riforma del sistema dell'Arte Contemporanea e a livello personale un'arte che diventa "reazione": ci puoi spiegare questi due passaggi fondamentali che proponi di mettere in atto per una rivoluzione sostanziale del panorama artistico italiano?
R: A livello generale si potrebbe abolire il 20 per cento d'IVA sull'acquisto di un'opera d'arte e si potrebbe pensare alle opere d'arte come strumento di detrazione fiscale...
A livello personale, ho sentito l'esigenza di andare oltre, oltre la "catena di montaggio". Ho sentito l'esigenza di "gridare" la mia arte, di sentirmi vivo in un panorama artistico divenuto convenzione, frivolezza, noia e, inesorabilmente, morte.

D: Qual è il filo conduttore delle tue opere? L'ispirazione profonda che ti porta a realizzare figure che suscitano e sono inquietudine ed angoscia?
R: La linfa vitale è come assorbita, rappresa nella materia, nella forma e nella crivellatura.
Sento il bisogno di rendere le anatomie folli, liberarle dalla loro potenzialità, dimenticarne le forme per lasciare che i loro spiriti vaghino senza fissa dimora.
Esorcizzo la maledizione di un vituperio corporale e psicologico contro gli obblighi di una bellezza imposta e oggettiva.

D: Alla luce di tutte le polemiche derivate dall'esposizione nel cimitero, e delle accuse di averti solo voluto fare pubblicità, c'è qualcosa che ti rimproveri o che avresti gestito diversamente nell'allestimento?
R: Non mi rimprovero nulla...qualcuno ha scritto che la pubblicità è l'anima del commercio, ma in quella notte ho visto "motti arguti, epigrammi contro i curiosi, concettini, addii spiritosi, appuntamenti a cui si presenterà una sola persona, biografie pretenziose, orpello, stracci, lustrini(...). Ovunque gli emblemi di mille professioni; infine, tutti gli stili: moresco, gotico e fregi, e ovoli, pitture, urne, geni, tempietti, molti semprevivi appassiti (immortelles fanées è l'espressione di Balzac!), molti rosai secchi".
Ho vissuto un'esperienza poetica in un "museo" che mi ha ospitato, suo malgrado.

D: A quando il prossimo gesto provocatorio?
R: Quando meno te lo aspetti...

Francescomaria Di Bonaventura

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I VOSTRI COMMENTI:

Nome: Annalisa Cameli
Commento: Apprezzo ed ammiro la performance dell'artista, mi è spiaciuto non poterla visitare e se fossi Sindaco di una città lo chiamerei ad esporre :) Per rispondere a Cristina: l'arte non dovrebbe avere un circuito, circuito significa nicchia, l'arte dovrebbe essere di tutti perchè è un linguaggio. Quello che invece si vede nel panorama italiano è l'opposto: non è più l'artista creativo a "farcela" ma chi ha contatti (o soldi, che spesso sono concetti che coincidono), ovvero, come dici tu, si è parte di un circuito.

Nome: Cristina
Commento: L'arte che si trova nei cimiteri è un linguaggio attraverso cui si sollecita il popolo ad estetizzare, e quindi digerire, l'idea della morte. Chi va al cimitero a trovare i propri cari non va certo lì per godere di opere d'arte! Semplicemente esse fanno parte del percorso, e sono consone al luogo perché RISPETTANO i sentimenti di chi lo frequenta. Non credo che questo "evento" di Francescomaria Di Bonaventura sia una provocazione non compresa per bigottismo o cose simili (io sono atea), penso invece che sia stato davvero di cattivo gusto allestire opere simili sulle tombe. Mi chiedo chi abbia reso possibile una cosa simile. Inoltre, affermare che l'arte e la cultura sono morte, solo perchè non si fa parte del circuito, è un concetto che si commenta da solo.

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