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Come ti costruisco il critico

Vincenzo Rea - 27.01.2010 testo grande testo normale

Il mondo dell'arte contemporanea: obiettivi e aberrazioni.

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Da qualche giorno circola sui siti specializzati un annuncio di un corso di formazione per operare nel campo dell'Arte Contemporanea.
Un percorso programmato attraverso "l'apprendimento dell'intera filiera di management del settore".
Gia' predisposta la sede, la prestigiosa Ara Pacis di Roma, e calendarizzato lezioni e incontri.
C'è da essere veramente grati a questi organizzatori per l'ennesima dimostrazione del trading manageriale sulla professione di Critico d'Arte Contemporanea, nonché, e questo è certamente meno piacevole del declassamento della nobiltà dell'arte, a brand di marketing merceologico.

Con questo non è mia intenzione lanciarmi in generiche invettive contro questa forma d'arte, ma registrare e se il caso denunciare l'utilizzo dell'Arte Contemporanea in termini di business e contestare la macchina speculativa che si muove intorno a questo mondo.
Reagire e non adeguarsi davanti a un mercato che ha scippato l'Arte dalla vita quotidiana, rendendola incomprensibile, e creandone un'altra parallela con l'esclusione deliberata del bello e dell'estetica, ma perfettamente funzionale agli interessi di una elite internazionale che ne gestisce le sorti.

Fosse solo un problema di interessi pecuniari, fra le tante aberrazioni globalizzate, poco male.
Il crimine vero è che ci si appropria di qualcosa di essenziale per la vita stessa, il senso della bellezza, l'unica che può salvare, migliorandola, l'etica della società nel suo insieme.
Senza i suoi canoni fondamentali, come la grandezza dell'Universalità, l'Arte si isterilisce in elucubrazioni fini a se stesse.
Non si tratta di enfatizzare ma semplicemente parlare del miracolo che avviene davanti alla luce di un incarnato caravaggesco, o che accade scivolando sotto le volte della Sagrada Familia di Gaudì o che si manifesta dinanzi alla soverchiante affascinazione di un busto di Lussino.
Ecco perché l'Arte è qualcosa di molto umano e non gia' un Molok, un dio sconosciuto, o un mago di Oz , che ha bisogno dei suoi profeti e predicatori, cooptati attraverso sofisticati riti di iniziazione, come questo in programma, per diventare indiscussi costruttori delle nostre emozioni.

Il metodo adottato è quello americano, importato in Italia su licenza, e largamente diffuso.
Al di là di ogni propensione artistica o passione letteraria, non essenziale, qualsiasi individuo con una massiccia dose di intraprendenza può ambire (previo lauti e ovvi esborsi) a un riconoscimento autorevole, sancito a norma, non si sa bene da chi.
Ma comunque lo stesso che al termine del percorso formativo si assicura del lavoro svolto costatando la totale assenza di ogni traccia di gusto estetico, di ogni senso di prospettiva, come di ogni parvenza di colore.
E si complimenteranno tra di loro per aver assicurato un altro puntello alla fiera delle vanità.
Da quello stesso momento, questi novelli Vasari saranno gli unici titolati e autorizzati a rappresentare le nebulose contraddittorietà di artisti come Cattelan, per esempio, uno dei capostipiti di quest'Arte, il cui pensiero si sintetizza più o meno con queste affermazioni di ricercata intensità:
"Chiedersi se questa forma d'Arte sara' il nostro futuro è come chiedersi se il futuro dell'acqua sara' nelle bottiglie di plastica o in quelle di vetro".
E aggiunge, a sprezzo di ogni smentita: "Il futuro dell'Arte è nel suo passato".
Forse sarebbe il caso di fargli rispondere dallo stesso Picasso: "...E' la verità che permette di svelare la menzogna!".

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I VOSTRI COMMENTI:

Nome: Lello Masucci
Commento: Sono d’accordo con quanto dici. L’arte che si dice contemporanea è in effetti l’arte più pubblicizzata ed è creata ad immagine e somiglianza di questa società. Qualche rara volta, per sbaglio, ci capita di vedere opere che veramente fanno pensare che forse l’arte non è morta. Tutta l’arte contemporanea non è altro che l’immagine molto riuscita di una società allo sfacelo, che con la sua morte sta portando alla distruzione il mondo. Correre, far presto, tutto in funzione del mercato fregandosene se si inquina e si procurano disastri ambientali immensi. Produrre ad ogni costo per incrementare lo sviluppo: sviluppare, correre, vendere, comprare, soldi, mercato, banche… Ma l’arte, come la religione, esiste proprio nelle società imperfette. E sulla terra sono possibili solo società imperfette. L’arte è in fondo la coscienza della società. Se vogliamo un’altra arte dobbiamo prima noi cambiare: ma veramente vogliamo una società non capitalista?

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