Oggi è Venerdí 03 Settembre 2010
[J] Cerca:
Feed RSS - AccessKey [D] Cosa sono i Feed RSS? - AccessKey [U]

Giorgio Di Genova: verità dell'arte contemporanea

Antonio Fontana - 04.01.2010 testo grande testo normale

Abbiamo chiesto a Giorgio Di Genova la sua opinione sull'arte contemporanea in generale, la critica, i poteri che comandano l'arte e i mass media.

traduci Commenta questo articolo



Siamo a Latina alla Galleria Lidya Palumbo Scalzi, il prof. Giorgio Di Genova dopo aver concluso la presentazione della sua ultima opera: "Storia dell'arte del 900" Generazione Anni Quaranta edito da Bora Bologna, ci accorda un'intervista in esclusiva per Whipart Onlus.Un volume facente parte di un'opera innovativa per impostazione, che propone di evidenziare tutte le esperienze e le personalità artistiche italiane del XX secolo, non tralasciando i minori, attraverso un taglio generazionale.
Esaminando il rapporto dialettico esistente tra le varie tendenze e movimenti artistici del secolo scorso, istituzioni ed artisti; con il fine di riconsiderare l'arte italiana del ‘900, riscrivendone la storia attraverso una revisione della storiografia esistente, analizzando una documentazione di 4.300 artisti tra pittori, scultori, architetti, incisori, poeti visivi, performer, film-maker e mail e video artisti, a far comprendere quanto la produzione artistica del ‘900 è andata molto al di là dei linguaggi tradizionali.
Incontriamo Giorgio Di Genova, noto storico dell'arte e critico autore di numerosi saggi e testi. Fondatore di una delle più autorevoli riviste d'arte "Terzo Occhio", fu allievo di tre grandi storici dell'arte del passato: Cesare Brandi, Lionello Venturi, e Giulio Carlo Argan.

Il XX secolo artisticamente è stato un "Nuovo Rinascimento". Come, secondo lei, si prospetta il XXI attraverso le nuove generazioni di artisti?
R.Per quanto riguarda l'arte, non definirei "Nuovo Rinascimento" il passato cosiddetto "secolo breve". Esso s'è caratterizzato per l'estrema frantumazione dei linguaggi, dovuta al fatto che gli artisti sono divenuti i committenti di se stessi, per cui ognuno è stato libero di esprimersi con lessici personali secondo le tecniche più disparate, sia tradizionali che innovative, quest'ultime spesso partecipi di quell'onnivoracità di materie e materiali anche oggettuali, a cui Boccioni nel 1912 col suo Manifesto tecnico della scultura futurista ha contribuito non poco. Siccome l'arte nasce sempre dall'arte, da eredi del secolo XX le nuove generazioni di artisti proseguiranno a riproporre soluzioni tradizionali, sia accademiche che extra-accademiche, sia soluzioni sulla scia delle innovazioni, con libertà sempre più scatenata, fino a prodotti che con l'arte non hanno più a che fare, com'è stato negli ultimi decenni del ‘900, e mi riferisco alle sciatterie pittoriche e plastiche dei transavanguardisti o di Schnabel, ai bluff di Jeff Koons ed alle trovatine di tanti furbetti sostenuti da certo mercato, che continuerà a obnubilare o emarginare i veri autentici valori espressivi, come da decenni sta avvenendo. Proprio per tale ragione ne vedremo delle belle, nel senso di assurdità vacue ed inutili sia sul piano del linguaggio che della pregnanza semantica. Con quali vantaggi per l'arte è facile immaginare.

Lei afferma in un suo scritto che dopo l'11 settembre nulla e' come prima: cosa e come l'arte è cambiata o sta cambiando?
Se si riferisce al mio editoriale Historia non est magistra vitae, apparso nel dicembre 2001 sul nr. 101 di "Terzo Occhio", devo precisare che in esso io non sostenevo che l'11 settembre fosse più catastrofico di tanti altri avvenimenti della storia più recente, tra cui il fascismo, il nazismo, l'Olocausto, le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, la Guerra del Golfo ecc., che avevano fatto sì che "nulla fosse più come prima". L'arte certo è cambiata dopo l'11 settembre, ma sarebbe cambiata lo stesso senza l'11 settembre. Ma è difficile dire in che modo, perché i fatti storici hanno certo influssi sulle coscienze degli artisti e quindi delle loro produzioni, ma in una complessa e dialettica rete di spinte e controspinte è impossibile individuarne con precisione i motori. Si può solo affermare che l'arte sta cambiando per le nuove strategie dell'economia mondiale, a cui il mercato è soggetto, portando avanti il mutamento avvenuto a fine anni Cinquanta/inizio anni Sessanta con il post-moderno. Da lì è iniziato lo smantellamento dei valori estetici, che oggi sono del tutto azzerati a favore di ciò che si vende facilmente ed a prezzi fuori controllo. Ma il discorso è troppo lungo per poterlo esaurire in un'occasione come la presente.

C'e' un potere nell'arte oggi in Italia ? Se c'e' chi lo detiene? Ed allora i protagonisti dell'arte contemporanea sono manovrati da un potere che falsa la cultura artistica?
Oggi il potere l'hanno i grandi mercanti ed i critici con essi conniventi, che proprio per tale collocazione vengono considerati "oracoli" di verità, che verità spesso non è. Molti di essi, poi, sono integrati nel potere politico, per cui riescono a occupare spazi e ruoli pubblici, ottenendo di portare nell'istituzioni storiche (Biennale, Quadriennale, ecc.) o nei musei le loro mostre di tendenza e "convenienza", com'è stato per la Transavanguardia, l'Anacronismo, e le rassegne storiche inquinate ed inquinanti, e penso alle confuse mostre sull'arte del ‘900 in Italia: da quella di Calvesi alle Scuderie del Quirinale a quella della Belli al MART, giù giù fino, dopo numerose impervie altre proposte, al Padiglione Italiano della Biennale appena conclusa.

Ho sempre ammirato la sua posizione imparziale nei confronti dell'arte, la sua capacità di raccontare i fatti secondo le verità, cosa pensa della critica e dei critici?
In parte ho già risposto a tale quesito. Ma vorrei aggiungere che, purtroppo, non pochi critici cosiddetti ufficiali, anche quando sono validi e storicamente informati, seguono più i personali interessi che non quelli della cultura. Per tale motivo non possono dire quello che veramente pensano, per cui spesso si salvano, per usare un termine calcistico, "in angolo", cioè con slogan, oppure con un critichese arzigogolato, atto a confondere le idee proprie ed altrui. Poi ci sono i critici parvenus che orecchiano malamente e mutano atteggiamento ad ogni mutar del vento delle mode. Questi critici hanno vita facile perché, come ho avuto modo di affermare decenni fa, l'élite è ignorante.

Achille Bonito Oliva disse: "l'arte sono io". Se lui è l'arte gli artisti cosa sono?
Ecco un esempio di critichese per slogan. Quando ABO ha tentato di fare l'artista, è fallito. Egli ha operato nell'ambito della Poesia Visiva: io ne ho pubblicato un paio di sintomatici esempi in Generazione anni Trenta, volume in cui ho raccontato anche i suoi exploits degli anni Settanta per rendersi visibile. Gli artisti per lui sono il suo strumento, come il piano per il pianista. E purtroppo alcuni artisti, pur di farsi conoscere ed ottenere guadagni, si adeguano al ruolo di "tasti", facendosi suonare.

Perchè i mass media, in particolare la televisione danno poco spazio alle arti visive. Cinema, musica, teatro, hanno una visibilità che pittura e scultura o l'arte visiva in generale non riescono ad avere sui giornali o sul piccolo schermo. Un esempio: non è mai invitato un artista visivo a promuovere il suo lavoro in un programma televisivo: come un attore, un cantante, o qualsiasi altro protagonista dello spettacolo. Secondo lei i media li ritengono protagonisti di un'arte minore?
Le racconto un'esperienza che feci negli anni Ottanta. Per varie vie qualcuno aveva proposto a Pippo Baudo di portarmi, quale autore della Storia dell'arte italiana del ‘900 (era appena stata pubblicata la prima edizione di Generazione anni Venti), a Domenica in. Ben sapendo che una trasmissione d'intrattenimento aveva necessità di qualcosa di particolare, proposi di invitare Elio Marchegiani, affinché riproponesse in televisione il suo ambiente 9.000 mosche vive, in cui, con l'aiuto di Giorgio Celli, gli insetti erano intrappolati sotto bicchieri sistemati su un grande tavolo. L'idea era piaciuta a Baudo, ma, quando gli fu detto che avrebbe dovuto intervistarmi sul contenuto del mio volume, consapevole della sua ignoranza sull'arte contemporanea, temendo che potesse dire qualche castroneria, fece cadere la cosa. Parlare d'arte è complicato e difficile e per di più gli artisti, eccetto poche eccezioni, non fanno spettacolo. Nella televisione d'oggi, che ha abolito tutti i programmi culturali, l'arte e gli artisti non trovano posto nei palinsesti, a differenza del passato, quando Franco Simongini faceva trasmissioni con protagonisti dell'arte contemporanea, o quando si invitava De Chirico, che era personaggio con le sue battute fulminanti. Quella d'oggi è un'epoca che fugge dalla riflessione e l'arte fa riflettere. Ed inoltre ha circuiti economici differenti da quelli dello spettacolo. Ed è proprio per questo che anche nei mass media si è sempre più, tolte poche eccezioni, tra cui l'inserto domenicale de "Il Sole 24 ore", ridimensionata la critica d'arte. Ricordo quante volte la recensione di una mostra è stata cestinata, perché si doveva far posto alla recensione di un film, prima, e più tardi di spettacoli o trasmissioni televisive. Nell'informazione l'arte è sempre stata per lo più una Cenerentola.

In conclusione come ritiene gli artisti contemporanei "APOCALITTICI O INTEGRATI"?
Integrati, in gran parte. Cioè quelli che sono conosciuti, i quali sono una minoranza, minoranza tra cui non mancano i non artisti che purtroppo per tali vengono contrabbandati.



Versione stampabile
Commenta questo articolo




Questo articolo è stato letto 289 volte
Vacanze Marche
Catalogo Siti Web - Vendita siti web auto-aggiornabili

I VOSTRI COMMENTI:

Nome: Augusto Sciacca
Commento: ERRATA CORRIGE Sostituisce il commento inviato precedentemente, per un errore nell'ultimo capoverso ( Dicitura esatta: "XX secolo," anziché "XIX secolo"). Grazie. ..................................... Complimenti al Dottor Fontana per questa bella intervista a Giorgio Di Genova. Una “boccata” d’aria pulita nel mondo dell’arte. Seguo da anni, con ammirazione, l’immenso lavoro del critico e storico dell’arte. La sua “Storia dell’Arte del Novecento” è un lavoro davvero epico, per l’imponenza delle fonti consultate, per le approfondite indagini e per l’affresco vivido a tutto campo che ha fatto nella sua monumentale opera. Anche chi legittimamente può non condividere qualche scelta o giudizio critico, non può non riconoscere l’onestà culturale, l’indipendenza di giudizio, la costante ricerca di verità storica, senza che l’autore si sia lasciato condizionare da opportunismi o convenienze culturali o economiche. Ha voluto ricostruire una dialettica storica nelle sue dinamiche complesse basandosi sui fatti, sui documenti, rappresentando anche quel tessuto culturale a volte considerato minore, ma che costituisce e costruisce la storia nel suo insieme. E questa costruzione, l’ha resa viva non solo attraverso l’intreccio di tante “storie”, aneddoti e retroscena che hanno agito nel mondo dell’arte, ma anche con una grande ed efficace capacità narrativa. Una ricostruzione e una rappresentazione in cui s’afferma una visione della storia come un processo critico continuo, in cui i fatti sono l’elemento essenziale per poterne stabilire la valutazione e il giudizio. Per chi vorrà davvero cercare di sapere che cosa è avvenuto nell’arte del XX secolo, la “Storia dell’Arte del Novecento” di Giorgio Di Genova è un’opera dalla quale non si può prescindere. I complimenti per questa eccezionale avventura anche all’editore Bora.

Nome: Augusto Sciacca
Commento: Complimenti al Dottor Fontana per questa bella intervista a Giorgio Di Genova. Una “boccata” d’aria pulita nel mondo dell’arte. Seguo da anni, con ammirazione, l’immenso lavoro del critico e storico dell’arte. La sua “Storia dell’Arte del Novecento” è un lavoro davvero epico, per l’imponenza delle fonti consultate, per le approfondite indagini e per l’affresco vivido a tutto campo che ha fatto nella sua monumentale opera. Anche chi legittimamente può non condividere qualche scelta o giudizio critico, non può non riconoscere l’onestà culturale, l’indipendenza di giudizio, la costante ricerca di verità storica, senza che l’autore si sia lasciato condizionare da opportunismi o convenienze culturali o economiche. Ha voluto ricostruire una dialettica storica nelle sue dinamiche complesse basandosi sui fatti, sui documenti, rappresentando anche quel tessuto culturale a volte considerato minore, ma che costituisce e costruisce la storia nel suo insieme. E questa costruzione, l’ha resa viva non solo attraverso l’intreccio di tante “storie”, aneddoti e retroscena che hanno agito nel mondo dell’arte, ma anche con una grande ed efficace capacità narrativa. Una ricostruzione e una rappresentazione in cui s’afferma una visione della storia come un processo critico continuo, in cui i fatti sono l’elemento essenziale per poterne stabilire la valutazione e il giudizio. Per chi vorrà davvero cercare di sapere che cosa è avvenuto nell’arte del XIX secolo, la “Storia dell’Arte del Novecento” di Giorgio Di Genova è un’opera dalla quale non si può prescindere. I complimenti per questa eccezionale avventura anche all’editore Bora.

Nome: Leonardo Nobili - artista
Commento: All'attenzione del Prof. Giorgio di Genova Leonardo Nobili artista di Pesaro Ho letto la sua intervista e vorrei dirle che sono pienamente d'accordo, con quanto Lei ha affermato riguardo l'arte contemporanea. Gia da tempo nella mia autobiografia e anche nel corso di recenti interviste ho fatto delle affermazioni conformi alle sue. Purtroppo l'Italia oggi sta vivendo una forte crisi nel campo dell'arte contemporanea, non ci sono più curatori, gallerie d'arte che fanno una vera promozione, le Guggenheim, le Sonnabend o i Leo Castelli c'è li possiamo sognare. I politici che si mettono a fare i critici, i critici che si mettono a fare le puttane, tutti per uno e tutti per il Re. Cordiali saluti, Leonardo Nobili. www.leonardonobili.it

Nome: Angelo Liberati
Commento: Giorgio Di Genova da anni informa, attraverso i mass media che glielo consentono, gli addetti e i non addetti del mondo dell’arte sul degrado che ha investito e che investe uno dei settori tra i più importanti per un corretto vivere civile. Un degrado che attraversa quasi tutti gli ambiti della nostra quotidianità. Quindi, se la realtà è che molti operatori, immersi fino al collo nel degrado (usiamo un eufemismo), si giustificano attribuendo a se stessi e ai loro compagnucci di merenda il ruolo di “utilizzatori finali”, c’è poco da stare allegri. Allegri no, ma con gli occhi bene aperti sì e questo è un dovere morale per gli operatori visuali. Angelo Liberati

Nome: antonio fiore
Commento: La disamina sull'arte contemporanea fatta dal Prof. Di Genova, la ritengo in linea con la serietà e l'imparzialità di un critico e storico dell'arte di un livello culturale e di una onestà professionale di gran lunga superiore a molti "orecchianti" o pseudo detentori della "verità vera dell'arte" o come dice Di Genova ".... oracoli di verità". Complimenti Dr. Fontana perchè queste interviste, a personaggi seri e preparati, aiutano a dare credibilità all'arte stessa. Con i miei migliori saluti. Antonio Fiore

CONTATTACI | NOTE LEGALI | PRIVACY | COPYRIGHT | NETIQUETTE | CREDITS | ACCESSIBILITA' | CSS | XHTML | Torna a inizio pagina - accesskey [0]
ROI campagne pubblicitarie