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Francisco Goya - La macabra realtà della guerra

Dario Lanzetta - 20.09.2005 testo grande testo normale

E’ stata prolungata sino al 30 Settembre 2005 la mostra del grande Francisco Goya sulla sua nota serie i Disastri della guerra. Da veri amanti dell’arte dovremmo aprire una bottiglia di buon champagne e brindare a questo unico e indimenticabile evento ospitato nel fondaco di palazzo Coen di Salò (Bs).

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E' stata prolungata sino al 30 Settembre 2005 la mostra del grande Francisco Goya sulla sua nota serie i Disastri della guerra. Da veri amanti dell'arte dovremmo aprire una bottiglia di buon champagne e brindare a questo unico e indimenticabile evento ospitato nel fondaco di palazzo Coen di Salò (Bs). Bisogna saper piangere lacrime di gioia, davanti a questi immensi capolavori che lo storico paese si è impegnato di farci ammirare. Penso che in queste mie parole si possa cogliere la felicità di aver visto con molta cura, le ottanta stampe che fanno parte della serie del grande artista spagnolo. L'esposizione curata in ogni minimo dettaglio dal critico Marcello Riccioni non ha bisogno di commenti o altre parole che potrebbero far sfalsare o far perdere l'onirica atmosfera che si è creata intorno a questi grandi capolavori di grafica. Mi limiterò solo a recensire l'evento.

I Disastri della guerra vengono realizzati da Goya in un decennio (1810 - 20) e sono il frutto di un approfondito studio sulla brutale sofferenza che la guerra porta con sé. Il dolore, la fame le epidemie che possono provocare i conflitti, sono tutti rappresentati nelle matrici dell'artista spagnolo. Si può avvertire ogni singolo sentimento dei protagonisti, nonché i martiri dell'immane tragedia. Si percepiscono le vibrazioni nei violenti e veloci tratti che la mano del maestro scaglia sulla lastra. Il ciclo inizia con "Tristi presentimenti" di ciò che sta per accadere dove è rappresentato un uomo in ginocchio che implora verso l'alto, come se volesse chiedere aiuto ad un Dio, ormai inesistente di evitare l'imminente catastrofe umana che sta per abbattersi nella propria terra. E' avvolto dall'oscurità, i suoi occhi, quasi spenti, cercano un ultimo e inutile riparo solo oltre le nubi del cielo. Esempi di pura crudeltà si trovano necessariamente in tutte le incisioni di questa serie. Con o senza ragione è una di queste. Racconta dell'opposizione alle guardie militari francesi da parte di poveri contadini, rappresentati in tutta la loro umiltà. Disperati, si scagliano con rabbia contro il nemico, ma sanno che vanno verso una morte sicura e violenta. Altre incisioni, come "Non c'è rimedio" dove Goya carica estremamente di pathos la sua immagine. Un ribelle è legato ad un palo pronto per essere fucilato, mentre altri purtroppo sono già stati crudelmente giustiziati. Il grande contrasto che si ha i bianchi e i neri provoca a chi guarda un ovvio senso di malinconia. Vediamo nella parte sinistra dell'opera è situato un grande spazio bianco, cosa potrà significare? Forse una speranza di salvezza o un luogo dove i poveri contadini massacrati andranno a riposare per sempre in pace?

La maggior parte delle incisioni continua a navigare in un sentimento di disperazione e terrore. L'ultima lastra si intitola Se risuscitasse? riesce a regalare alla serie una minima speranza di vita dopo la ripugnante guerra napoleonica. Oserei definire Goya, quasi come un primo "fotoreporter" che ha raccontato in prima linea la tragedia che si è consumata in quegli anni. Un "giornalista" che fa vedere e capire quanto è inutile il senso della guerra e della violenza. Oggi giorno abbiamo moltissimi esempi di coraggiosi fotoreporter che si lanciano per farci vedere i contemporanei orrori delle guerre. Goya è stato uno dei primi di questa necessaria forma di documentazione giornalistica. Attraverso ottanta bellissime incisioni ci ha regalato un patrimonio che resterà per sempre nella storia dell'arte. Un mio sentito complimento va alla giunta comunale di Salò e al curatore Marcello Riccioni per aver organizzato una mostra di altissimo valore. Bravi.


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