Caravaggio VS Bacon: due geni a confronto

Roberto Barzi - 25.10.2009 testo grande testo normale

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Tags: Esistenzialismo, Bacon, Caravaggio

La bella esposizione della Galleria Borghese "Caravaggio-Bacon" un omaggio a due mostri sacri dell’arte visiva, ma soprattutto un gioco di rimandi e rispecchiamenti fra il pittore lombardo e l’artefice di origini irlandesi.

E' criticamente possibile disporre su una stessa parete i capolavori di due geniali maestri della pittura - posti agli estremi sia per qualità tecniche sia per periodo storico - del calibro di Caravaggio e Bacon? Sembrerebbe di sì, visto il successo riportato dalla interessante esposizione Caravaggio-Bacon collocata presso la Galleria Borghese di Roma. “Quando gli opposti si incontrano” si potrebbe scrivere, già, poiché apparirebbe impraticabile accostare la raffinata pittura densa di ombre e luci di Michelangelo Merisi a quella “volgare” e “violenta”, tutta colore e impasti pittorici, di Francis Bacon. Eppure i due artisti hanno in realtà più di un punto in comune: entrambi sono considerati dei pittori “classici”, anzi “classicisti” oltre che “maudit”, magistrali nel loro modo di porsi di fronte al soggetto, maledetti per via dei loro trascorsi fra alcool, violenza e gioco d'azzardo. Ma non sono solo questi i loro punti di contatto: ambedue hanno fatto della pittura, e soprattutto della “ritrattistica”, la loro ragione di vita, tutti e due si sono posti a cavallo fra l'arte e la comprensione dell'animo umano, fra la religione e l'esistenzialismo, e non importa nulla se fra loro vi sono ben quattro secoli di distanza, poiché un vero artista è sempre atemporale. Già, ben quattro secoli sono trascorsi fra l'epoca di Michelangelo Merisi e quella di Francis Bacon, non restava dunque che realizzare una mostra per festeggiare in contemporanea il quarto centenario dalla morte di Caravaggio e il primo centenario dalla nascita del celebre pittore di origini irlandesi, ed è proprio quello che hanno fatto la Direttrice della Galleria Borghese Anna Coliva, il Soprintendente Claudio Striati e lo storico dell'arte Michael Peppiat. Quella da loro voluta non è però la solita rassegna visiva, tesa a studiare e rilevare le similitudini fra i due artisti, bensì solo un curioso modo per potere accostare, e in qualche maniera imparentare, i due sommi pittori. Il loro scopo è infatti quello di rendere partecipe il visitatore degli opposti stati d'animo degli artisti rilevabili nelle loro opere, messe le une accanto alle altre e di lasciare che sia l'astante a porsi degli interrogativi in merito.
Eppure i due hanno molto in comune, pur nella diversità di epoche ed eventi storici: entrambi erano uomini assai colti, che si dilettavano di musica, letteratura, in particolare di cinema e fotografia Bacon, di filosofia e di mistica Caravaggio. Ambedue non potevano vivere senza dipingere, entrambi hanno sconvolto pittoricamente i canoni e gli ambienti artistici a loro contemporanei, Caravaggio tramite le sue opere “naturalistiche”, Bacon mediante gli sconvolgimenti psicologici e anatomici delle sue figure contorte, fino a creare due nuove categorie artistiche, il “Naturalismo” seicentesco per merito di Michelangelo Merisi, la “Nuova figurazione” britannica per merito di Francis Bacon. Entrambi erano inoltre dei pittori “classici”, soprattutto per via degli argomenti trattati nei loro quadri, vincolato alla Crocifissione - “Faccio spesso delle crocifissioni perché fino ad oggi non ho trovato un tema che copra in maniera altrettanto soddisfacente certi aspetti del comportamento e dei sentimenti dell'uomo.” - e al Ritratto, in specie del Papa, Bacon, legato ai temi classici del vecchio e del nuovo Testamento , Caravaggio.
“Ho sempre aspirato a esprimermi nel modo più diretto e più crudo possibile, e forse, se una cosa viene trasmessa direttamente, la gente la trova orripilante. Perché, se dici qualcosa in modo molto diretto a una persona, questa a volte si offende, anche se quello che hai detto è un fatto. Perché la gente tende a essere offesa dai fatti, o da quella che una volta veniva chiamata verità”. È così che Francis Bacon giustificava il proprio modus operandi, la sua propensione alla deformazione inquietante, e talvolta assurda, di un corpo e soprattutto di un volto umano. Crediamo che lo stesso pensiero potrebbe aver animato Michelangelo Merisi, data la consuetudine di ritrarre dal vero i suoi modelli senza nessun tipo di accorgimento estetico, solo ed esclusivamente riprodotti al naturale, dove i corpi apparivano veri, persino nelle loro aberrazioni fisiche. E se Bacon distorceva i corpi alla maniera cubista, colorandoli con gialli, blu e neri violenti, usando la luce - ma soprattutto la lastra di vetro che copre i suoi dipinti - quale artificio per reiterare il suo messaggio di disperazione, Caravaggio faceva al contrario un uso intenso del chiaroscuro - utilizzando un semplice fascio di luce violenta quale simbolo divino - e soprattutto del nero, creando luci ed ombre per meglio far risaltare le sue figure, anch'esse in qualche modo distorte non per scelta, ma per veridicità assoluta rispetto all'effigiato di turno.
Entrambi i pittori a loro modo esaltavano “l'autenticità” dell'essere umano, sia nei suoi momenti di serenità, pochi, sia nelle loro rivoltanti trasgressioni.
“Bacon confessa -come ha scritto Nadia Fusini nel saggio B&B Beckett & Bacon- che gli piacerebbe se nei suoi quadri restasse l'impronta della presenza umana[...]. E' ciò che accade nelle tele che dipinge: Bacon 'macchia' la tela con qualcosa che è più del colore; può essere polvere, può essere sabbia, o la forza nervosa che nel lancio della pittura cola... In ogni modo Bacon vuole segnare la presenza umana anche nella sua dimensione di errore e disordine”. Non si può certamente fare lo stesso paragone per Caravaggio, eppure anche il pittore lombardo aveva la consuetudine di lasciare una traccia “fisica” nelle sue opere: la sporcizia di un piede, la deformità di un volto in preda al dolore, perfino in un suo autoritratto -come nell'opera giovanile Bacchino malato. Anche Bacon si fece degli autoritratti, seppur non molto riconoscibili, dato il modo di trattare i lineamenti umani. Ecco, si è così trovato un altro punto di contatto fra i due artisti, che fanno dei loro ritratti una specie di auto-analisi, dove sono ravvisabili sia i cambiamenti fisici sia quelli comportamentali. Se i due avevano un altro punto in comune questo era quasi certamente riscontrabile nella “violenza dell'espressione”: ne sono prova Giuditta che taglia la testa a Oloferne e Studio per un ritratto di Innocenzo X , posti l'uno accanto all'altro, di contro allo spettacolare trittico dedicato a Lucian Freud.
In conclusione Michelangelo Merisi e Francis Bacon, pur nella loro diversità linguistica, formale e temporale, sono stati ambedue rappresentanti incontrastati della figura umana, avendo saputo decifrare le occulte sfaccettature della vita e dell'arte, per poi traslarle in rappresentazioni di efferata naturalezza. Tramite la verità della carne sono perciò i turbamenti esistenziali ed un attento approfondimento dell'animo umano ad emergere. In Caravaggio si manifesta grazie ad un realismo portato all'ossessione, in cui la rigorosa plasticità dei corpi e un'illuminazione teatrale non svelano al visitatore solo forme gradevoli ed armoniose, ma anche la crudezza dell'aspetto angustiante e deformato di un soggetto. Per Bacon la deformazione fisica è assoggettata al racconto intollerabile della situazione umana. Sono dunque il mistero dell'esistenza e la verità assoluta di fini e/o di mezzi i veri fili che uniscono due artisti così geniali.


Caravaggio-Bacon
Galleria Borghese
Piazzale Museo Borghese, 5
Roma
Dal 1° ottobre 2009 al 24 gennaio 2010
Orario: da martedì a domenica, dalle ore 9,00 alle ore 19,00.
Ingresso: intero €11,50, per mostra e museo (prenotazione obbligatoria 0632810).
Informazioni: 068413979
Catalogo: 24 Ore Motta Cultura.


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Gli ultimi commenti

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Nome: hernan
Commento: dopo tutto questo alcool e tutto questo sesso e' questa la fine dell'arte? tra 4 mura su prenotazione? ormai e' sono solo quadri celebrativi per una borghesia"che si veste d'arte per non sfigurare" perfino i reali di siria ad ammirarli...ma perche'!?..perche'?perche' questi lavori devono stare tra ori e gioielli..e non nelle metropolitane nelle locande nei sobborghi...perche' non a torvergata? l'arte che rappresenta l'umano cammino e' rinchiusa e celebrata affinche' sia accessibile solo su prenotazione...chissa' cosa avrebbero pensato i due artisti..sempre mischiati assieme ai derelitti della societa'?..forse sarebbero andati a farsi un goccetto al baretto sotto casa!!


Nome: Cristina Pontisso
Commento: Una mostra che lascia senza fiato! Semplicemente geniale l'idea del confronto tra Bacon e Caravaggio... Gli occhi si riempiono di una bellezza violenta e "perfetta", lo stimolo tocca corde profonde, e i pensieri che ne scaturiscono accompagnano il visitatore per molti giorni a venire... Complimenti per l'articolo Bob!!! ;-)


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