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Quando tutto fa spettacolo

Roberto Barzi - 27.06.2009 testo grande testo normale

Massimo Melotti nel saggio: L’età della finzione

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"Il ribaltamento della realtà ormai avviene più diffusamente. Entrato prepotentemente nella nostra vita grazie ai mass media, impostoci come merce dalla condizione postconsumistica, è divenuto talmente influente da manifestarsi non solo con il supporto di sistemi computerizzati, ma anche in comportamenti sociali dove questi direttamente non compaiono."
Internet, televisione, arti visive, "crime stories", cinema... e la lista potrebbe continuare. Tutto questo sta alla base dell'interessante saggio di Massimo Melotti dal titolo solo apparentemente enigmatico L'età della finzione-Arte e società tra realtà ed estasi.
Un titolo sibillino si è detto, in realtà per nulla ambiguo poiché per il sociologo dei processi culturali, l'attuale esistenza umana è ormai assai più simile alla finzione che non alla semplice realtà quotidiana. Come si è giunti a ciò, come mai gli artisti fanno della finzione il loro principale scopo, perché la televisione, il cinema e quant'altro ne fanno un uso così ridondante?
Lo studioso lo spiega ai lettori grazie ad innumerevoli esempi di contaminazioni fra realtà e finzione. Contaminazioni, appunto, poiché sembra ormai assodato che gran parte del mondo attuale faccia fatica a distinguere fino in fondo l‘apparenza dalla realtà quotidiana, in quanto l'uomo è ormai da tempo effettivamente succube dei mass media, del cinema, della fantasia appositamente incanalati a farlo vivere in una specie di continuo "trans mediatico".
Come potersi difendere da tutto ciò e in quale modo? L'autore non propone nel suo testo delle soluzioni, ma a ben leggere fra le righe di questo stimolante volume si potrebbero facilmente trovare. Basterebbe comprendere a fondo i meccanismi dell'inganno mass mediale e cercare di ribaltarli, dove possibile. A tale scopo Melotti traccia un percorso che parte dalla cupa realtà di alcuni eventi criminosi per condurre il lettore a comprendere i vari meccanismi sociali, cinematografici, ma soprattutto televisivi che accompagnano la nostra esistenza fino al loro culmine: le arti visive.

Nell'attuale società basata quasi esclusivamente sulla comunicazione di massa e sulla "finzione" quotidiana è diventato ormai un imperativo trovarsi sul palcoscenico, ma così facendo la ripartizione fra realtà e finzione non ha più, ovviamente, alcun senso. Si è dunque diventati compartecipi di una società che esalta e gratifica ogni genere di "spettacolarizzazione", "tramite le nuove tecnologie rafforziamo il nostro ruolo, la nostra parte" e ci trasformiamo da semplici consumatori in "attori".
Perfino il cosmo degli artisti visivi non può non commisurarsi con la comunicazione di massa. La prima sfida alla quale gli artisti devono quindi "partecipare" -in un universo sovrastato dalla predominanza della comunicazione massificata- sta quindi nella necessità di farsi "ascoltare", nel fare in modo che la propria opera riesca ad emergere dal flusso massmediale, organizzandola e facendola conoscere come "altro" rispetto alla moltitudine d'immagini e messaggi quotidiani.

Ed è questo l'argomento che viene affrontato e sviscerato da Melotti nel suo saggio, nel quale analizza -quasi da entomologo- le varie tematiche legate al progressivo disgregarsi del confine fra realtà e finzione per effetto dei mass media, della comunicazione pubblicitaria e della cosiddetta realtà virtuale. L'argomento, in effetti, non è nuovo -lodevolmente l'autore fa precedere il suo testo da una citazione di Guy Debord-, ma in questo caso viene affrontato con efficacia attraverso l'analisi di casi specifici: dalle fiction televisive, che mescolano ad arte elementi fantastici e verosimili per aumentare la presa sul pubblico, a celeberrimi casi di cronaca nera, come il famoso processo mediatico a O.J. Simpson e la strage della Colombine High School, che hanno messo in evidenza il ruolo svolto dalla spettacolarizzazione televisiva.
Così come non poteva non citare la "realtà virtuale" dei videogiochi, usati ormai prevalentemente, quanto indistintamente. nell'alterare la percezione dei fatti da parte del pubblico o dei suoi protagonisti. Melotti prende ancor più in considerazione l'uso che di questa dicotomia realtà-finzione ne fanno cinema, teatro e scena musicale, per giungere alla fine della sua analisi alle arti visive. Infatti lo studioso negli ultimi capitoli fa una dettagliata analisi delle opere di Maurizio Cattelan, Vanessa Beecroft e Francesco Vezzoli, tre artisti che, pur in maniera diversa, sanno sfruttare a proprio vantaggio l'ambiguità fra realtà e finzione. Poiché loro rappresentano attualmente l'esempio probante di come ogni artista visivo che si rispetti si deve comportare quasi quotidianamente per dominare l'afflusso continuo, quanto ridondante, di messaggi d'ogni tipo che giungono imperturbabili dalla pubblicità e dalla televisione, da Internet e dalla cinematografia fino ad invadere il campo musicale e del teatro.

Nota sull'autore: Massimo Melotti, critico d'arte e sociologo, è responsabile delle relazioni esterne del Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea. Si interessa ai processi creativi e come mass media e tecnologia virtuale mutano il concetto di realtà nella società contemporanea. E' docente all'Università di Torino e all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino dove tiene un corso sperimentale di Sociologia dell'arte. Il suo saggio più recente è L'età della finzione edito da Luca Sossella, Roma.


Titolo: L'età della finzione - Arte e società tra realtà ed estasi
Autore: Massimo Melotti
Anno pubblicazione: gennaio 2008
Casa editrice: Luca Sossella, Roma
Collana: Numeros


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