Roberto Barzi - 22.06.2009

Un’artista, una pittrice: Silvia Giusti che si confessa qui, su Whipart onlus
D. Silvia, iniziamo con una domanda apparentemente semplice: come ti definiresti come donna-artista?
R. Dicono di me: "Gentile, simpatica, intelligente..." Io rispondo anche no, ed anche molto altro: sognatrice, osservatrice, riflessiva, ma istintiva... Potrei definirmi camaleontica, nel senso che mi metto a disposizione della varietà della vita. E, visto che ho fatto riferimento ad un termine che nasce dal comportamento di un animale, voglio citare l'animale che preferisco, il gatto. Sono un po' come un gatto, capace di sentire ogni vibrazione...Vivo con un gatto siamese, la Kiki, mia adorata. Sono anche un tipo piuttosto solitario, la solitudine è dentro di me da sempre e non ne ho mai sentito il disagio, anzi spesso cerco un angolo della casa per ritrovarmi dentro alla stessa solitudine. Penso molto, anche involontariamente, vivo un tempo strano in cui elaboro i miei pensieri e quelli altrui per poi farne scaturisce una sintesi. La sintesi si manifesta con una riflessione, con una frase oppure nei miei lavori. Sono timida e nascondo la mia timidezza con una naturale esuberanza. Sono curiosa e sensibile ad ogni suono, profumo e odore, luce e colore. Tendo a guardare alle piccole cose, ed a volte me le appunto scrivendole su dei fogli, nel cellulare, oppure inserendole direttamente nelle tele.
D. I soggetti dei tuoi quadri, i Toy child , così apparentemente gioiosi, credo che invece esprimano al contrario vari tipi di sentimenti, a volte addirittura contrastanti, che vadano insomma ben al di là di semplici raffigurazioni. Te lo domando poiché mi hai scritto: "Mi sento involontariamente impigliata nella necessità di preoccuparmi per gli altri e per le questioni sociali. Provengo dalle zone popolari. Una maniera di vivere talmente intensa da addirittura soffrirne, ma non nel modo tipico che ci si può immaginare. Una vita cioè fatta di sofferenze intime, sfogate in maniera altrettanto interiore con il bisogno di tradurle, di dargli una forma nuova. Come si trattasse sempre di una maternità dolorosa, per raggiungere la creazione, dunque l'esposizione. Di recente ho letto Nel nome della Madre di Erri de Luca e ho trovato questa risposta. La ricerca continua... Amo intensamente, e ultimamente in maniera molto più cerebrale. E' come se si fosse aperta una terza fessura tra gli occhi." Ho interpretato giustamente il tuo pensiero?
R. Per il concorso "Artemisia 2008" ho sintetizzato così: nella finzione del mondo dei Toy child tutti possono vivere la stessa identica emozione, l'attore è intercambiabile, proprio come la società della produzione intende i soggetti umani, intercambiabili, appunto. Clonabili? Non serve! Persone, con volti diversi ed espressioni diverse eppure simili, s'interscambiano nelle situazioni lavorative, familiari, sociali, spirituali... controllabili, gestibili, violabili, spendibili e perciò acquistabili. Tutti, ogni giorno, quando veniamo immagazzinati e poi smerciati nei centri commerciali... nei job center... degli oggetti seriali, prodotti in serie (ma con tecnica tradizionale), articoli selezionati da "ripreparare" e ricollocare per ricominciare a raccoglierli.
D. Consideri te stessa, e di conseguenza la tua pittura, "visionaria"?
R. Visionaria? Sì. A volte ho la sensazione che nulla sia reale e ci sia una proiezione degli stati d'animo e una percezione di questi e di tutto il resto. Potrei leggerti una descrizione che ho pubblicato sul profilo per la Mail art - http://dododada.ning.com/profile/silvia -: "[...] convulsioni, dolori e realizzazione. Realizzazione con soddisfazione finale? Quasi mai. E, allora, avanti... convulsioni, colori, visioni, stimoli ribelli e ribellione all'impulso e all'immobilismo... Insomma, una vita semplice. Ma cerco il bello, anche se passo dal complesso, violento, semimorto... e trovo, forse..."
D. So che pratichi ormai da anni la Mail art, ne vorresti parlare più diffusamente?
R. La Mail art è per me uno sfogo, un motivo per sperimentare e dire anche urlando. E' una maniera alternativa e molto critica, che mi è utile per colpire con impegno civile. Come ha scritto la giornalista Erika Adami : "Arte che nasce in rete e viaggia per posta. Impegno civile e sintesi dei lavori di Silvia Giusti, autrice dei Toy child - Un modo di sfogarsi, di criticare, in pratica una forma di impegno civile. Questa è per Silvia Giusti, giovane artista friulana legata alla sua terra, la Mail art, che sarebbe l'arte postale, un movimento artistico che usa la posta per produrre e veicolare l'arte e che si interfaccia spesso con il Web..."
D. Mi hai anche detto che: "Sono legata alla mia terra, ma qual'è la mia terra? Uso adesivi di mia realizzazione... lascio tracce e ne raccolgo - un bel libro che leggo quando ho tempo è Il Museo immaginario della preistoria di E. Anati. Ne potrei dedurre che t'interessi di Street art?
R. Sì, ho imparato a leggere molto precocemente - prima di iniziare la scuola - anche dai muri o dai cartelli stradali, questo racconta mia madre. C'è una frase che ricordo di aver letto spesso sui muri delle strade cittadine: "Asino chi legge". E mi sono cominciata a porre le prime domande... Poi, anche in Italia si sono visti i primi muri colorati come nei film che raccontavano la periferia newyorkese. E la mia curiosità mi ha fatto guardare a Basquiat - ricordo sempre con emozione una sua mostra organizzata dal Museo Rivoltella di Trieste -, a Rivera e il Messico e di lì ho guardato apparentemente ad altro, a Frida Kahlo .
D. Mi hai accennato al fatto che "I Toy child sono tutti ritratti di persone reali e la fotografia è una componente importante sia culturalmente che praticamente, spesso ritraggo grazie alla fotografia del soggetto che voglio dipingere." Ci potresti parlare del tuo rapporto con la fotografia in riferimento ai tuoi personaggi?
R. La fotografia è un modo di vedere e di percepire il mondo e credo mi sia congeniale. Lo stesso sguardo si traduce in pittura con altri mezzi su altri supporti. Gli occhi dei Toy sono dei punti luce e nulla più. Sono, come per la fotografia, dei ritratti reali e l'operazione vera sta nella sintesi usata per descriverli, la sintesi delle emozioni che traduco in modo pittorico. Spesso sono le storie e le biografie delle persone che mi colpiscono, altre volte è la necessità, e rispondo alle richieste dei miei affezionati. I colori sono artificiosi come il mondo che voglio rappresentare, fatto di luce artificiale. Si tratta di acrilici puri e mescolati con acqua. Comunque, prima di dedicarmi alla pittura, sperimentavo con la fotografia ed in particolare trovavo soddisfazione nell'uso della polaroid che graffiavo con i pennarelli, oppure l'elaborazione digitale della polaroid che mi consegnava una base sulla quale agivo con colori acrilici.
D. Quanto influisce il Web nella tua arte?
R. all'inizio non molto, ma ultimamente ho scoperto la possibilità di acquisire pezzi di emotività altrui.
D. Hai mai pensato di cambiare tecnica per i tuoi lavori?
R. Sì, Il progetto futuro mi fa pensare all'uso dell'acquerello, infatti i Toy subiranno un cambiamento. L'uso dei pastelli su cartone è un modo di schizzare ciò che vedo - le mie foto mnemoniche - e forse di realizzare un nuovo progetto, un passaggio. Infine, dopo tutta la sofferenza e l'insoddisfazione spesso ha la meglio una feroce ironia ed autoironia, sia nel quotidiano che nella risoluzione progettuale, e magari la tela può modificarsi alla fine con l'inserimento di qualche elemento graffiante.
D. Domanda di rito: quali sono i tuoi artisti di riferimento?
R. Molti, moltissimi, poiché ogni artista riesce ad incunearsi nel mio pensiero, come in un dialogo costante, compresi i meno noti e i contemporanei della Street art . Dove c'è una storia e una biografia difficile, beh, io ci voglio entrare. Dove vi è comodità, agiatezza e potere io voglio toccare. Ultimamente sto approfondendo la vita e il lavoro di Michelangelo Buonarroti , e il mio primo amore sono stati gli architetti del periodo funzionalista passando in anticipo da Morris . Incredibile come lo sguardo verso i maestri con il tempo possa cambiare ed evolversi. La mia prima fascinazione per un soggetto artistico, mentre studiavo storia dell'arte, fu per la Venere di Willendorf , poi Giotto ... Klee e Kandisky per la loro ricerca sull'infanzia... i Giapponesi del fumetto e non solo... Frida Kahlo ...
D. Quanto di Freud e delle sue teorie riscontri nei tuoi lavori?
R. A questa domanda mi permetto di risponderti citando, dopo una breve ricerca sull'argomento nella mia memoria e nel Web. Ho letto il primo libro di Freud durante i primi anni di scuola Nevrosi e psicosi . Dunque, Freud ed Einstein s'incontrano e Freud annota questo: «È vivace, sicuro di sé, piacevole. Di psicologia ne capisce quanto me di fisica, tanto che abbiamo avuto una conversazione molto scherzosa». Mi piace perché è una frase aperta e gentile, sebbene descriva una mancanza culturale. Aggiungo che se nel mio lavoro leggi qualcosa di riferito a Freud ed ai suoi studi è probabilmente per via dell'intuitività dell'espressione che il lavoro riesce a far emergere. In ogni caso tutto è molto vicino allo scherzo organizzato nei fumetti, dove tutto può essere vero e falso, anzi super, ed io lo riposiziono partendo dal tutt'altro che super e vagamente spirituale. E nel caso specifico tento un'operazione dove utilizzo alcune forme, con significati molto più intensi e proprio raccontati attraverso le piccole storie delle tele. Una delle mie prime letture d'arte fu Lo Spirituale nell'Arte di Kandisky ed una di quelle che vorrei approfondire è il lavoro di P.P. Pasolini .
D. Hai accennato all'inizio dell'intervista al fatto che sei riflessiva, ma anche istintiva. Un fattore del tuo carattere che sarebbe senza dubbio piaciuto a Freud, per questo prima ti ho voluto domandare di lui e delle sue teorie psicologiche. Viene quindi naturale chiederti: come fai a conciliare questi due stadi emotivi così ambivalenti quando dipingi?
R. Quando progetto credo si sfoghi la mia parte istintiva, quella dello sguardo alle cose nella loro complessità per poi estrarne l'essenza. La fase successiva è sicuramente quella della riflessione fino ad approdare alla fase dell'azione. Tipo Freud e il suo lavoro con l'infanzia. Il meccanismo è lo stesso: dall'inconscio per arrivare a... Forse è questo che noti di freudiano nel mio fare.
D. So che in questo periodo sei molto impegnata con esposizioni e concorsi artistici d'alto livello, come per la mostra collettiva STICEBORIS - O2(f) OSSIGENO FRIULANO che si è inaugurata lo scorso 15 maggio. Hai altri progetti in vista, e se sì ce ne vorresti parlare?
R. Ho in progetto due importanti concorsi d'arte, uno è l'ecoartproject - www.ecoartproject.org - al quale intendo candidare il Toy child #20/5 2009 - acrilico su tela cm 80x100x4 -, la sintesi è La Natura, la maternità e la spiritualità e l'altro è il concorso internazionale Celeste Prize , che si terrà a Berlino - www.celesteprize.com - e dove proporrò Toy child - O(2)nly 4Love 2009 , acrilico su tela cm100x100 e 80x100 la sintesi è la dittatura del mercato, della politica e della religione .
D. Fatti una domanda che nessuno ha osato chiederti e rispondi.
R. Sono veri e sono tuoi il nome e cognome che porti?
D. Hai qualcosa che vorresti aggiungere?
R. Sì, sono su questa strada, la sto percorrendo e non intendo arrendermi.
Infine aggiungo che ti ringrazio di esserti fermato a salutarmi percorrendo questa strada.
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