Segni e ipersegni, Adolfo Bigioni

Antonio Fontana - 06.05.2009 testo grande testo normale

Tags: Bigioni, iperrealismo, segni, ipersegni,

A latina inaugurata la mostra Segni e Ipersegni fino al 19 maggio le opere di Adolfo G. Bigioni alla Galleria Lydia Palumbo Scalzi

Attraverso i dipinti di Adolfo Bigioni, c'immergiamo in un percorso fatto di “istanti statici”, un mutamento che trae origine da un antefatto ed un avvenire, in un presente dove il dettaglio, il particolare e la luce, sono momenti fissati nell'ossessività di una percezione reale, quasi tattile, di realtà oggettive stabilite.
Nella rappresentazione di quest'ambiente, la luce attraversa trasversalmente la scena, ordinando forza plastica agli oggetti, concedendo vitalità propria ad ognuno, in un luogo non definito composto di uno spazio nero “vuotoassoluto”.
L'immagine che ci giunge è sorprendentemente straordinaria: gli oggetti sono in primo piano e catturano l'attenzione attraverso quei dettagli di riflessi impercettibili che nell'osservazione reale di una percezione visiva attenta, sfuggono anche all'occhio più capace.
In queste opere c'è un equilibrio di forza tra spazio luce e corpi, che solo attraverso la fotografia in alcuni casi può arrivare a tale capacità percettiva ma in questo caso, con il suo talento, Bigioni oltrepassa il limite fotografico dimostrando come sia in grado di infondere agli oggetti un'energia misteriosa che attimo per attimo, rilascia particolari e dettagli, quasi a lasciarci indugiare cercando di scorgere l'immagine di noi stessi riflessa nell'oggetto, proprio a porre in evidenza come nella vita reale ciò non accada.

E' determinante la luce e oserei dire in una modernità caravaggesca, capace di tramutarsi in “…bisturi preciso ed infallibile del medico…”, come Roberta Fretta storico dell'arte scrive nella presentazione: ”…per essere salvati dalla loro banalità di esistere solo come oggetti quotidiani dimenticati su un tavolo o lasciati marcire in una fruttiera, per oltrepassare sia lo stadio di natura morta, sia di "still life" (ancora in vita) e presentarsi agli occhi dei fruitori in tutta la loro vitalità senza tempo”.

Adolfo Bigioni è un giovane artista di Latina e nasce come disegnatore anatomico, diplomato alla Facoltà di Medicina e Chirurgia Scuola Diretta a Fini Speciali in “Disegno Anatomico” Università degli studi “La Sapienza” di Roma.
La pittura di Adolfo Bigioni è una continua scoperta ottica, un costante recupero della realtà oggettiva, che dopo il protrarsi di anni dell'informale, del concettuale e di calligrafie gestuali, fa seguito all'iperrealismo di Ventrone e Tommasi Ferroni, superando i silenzi delle loro composizioni che nelle tematiche iperrealiste coincidono nell'interesse di figurazioni oggettuali. Nell'Iperrealismo c'è una corrispondenza evidente con la pop art -nelle parole di Alberto Boatto, già nel 1967- accentua la sua attenzione sull'immagine o, meglio, finisce per abolire ogni distinzione canonica tra oggetto ed immagine, giacché nella civiltà dei mass-media, predominando su ogni altro aspetto della realtà quello visivo, tutto è immagine o è ridotto ad immagine.
La Pop Art nasce dall'ottimismo della creazione, dalla convinzione che il gesto artistico possa dar significato ad ogni cosa, anche la più banale, l'iperrealismo invece, è pessimista. Il virtuosismo tecnico è la corazza che l'artista utilizza per proteggersi dal male nel mondo. L'iperrealismo italiano o Realismo Radicale, a differenza di quello americano, è poco interessato a riflettere sulla tecnica e sulle contraddizioni del contemporaneo.
Bigioni, prima di tutti i contenuti culturali ed intellettivi, con la sua straordinaria abilità pittorica emoziona e fa soffermare e pensare, in un tempo dove il consumismo ossessivo esasperato della vita non ci concede più attimi di riflessione.



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