Intervista a Giovanni Carlo Rocca E20 di Cambiamento Roma
Marica Petti - 07.06.2009

Tags: Giovanni Carlo Rocca
Il 17 aprile presso la prestigiosa Villa Remmert di Ciriè (TO), è stata inaugurata la mostra E20 di Cambiamento .

All'inaugurazione - che ha visto la presenza di un testimonial internazionale d'eccezione, l'illusionista Arturo Brachetti , hanno partecipato più di 600 persone , che hanno affollato tutte le 12 sale per tre ore di fila, rimanendo a bocca aperta per la resa dei dipinti.
Un evento, come un viaggio fra le varie culture, un
percorso attraverso immagini, sensazioni, sentimenti, ma principalmente una speranza, una via di uscita e la sua rappresentazione al grande pubblico. Un pubblico, che si è dimostrato affascinato dalle enormi immagini, dagli spazi, dai volti fermati, a dimostrare come anche ai giorni nostri si possono ancora conquistare le persone comuni mostrando loro i disagi, insegnando anche se per poco un'identità culturale, la tolleranza e la conoscenza verso le altre culture.
“La mostra nasce dalla collaborazione di artisti dell'area piemontese che da anni operano, attraverso la loro arte, per avvicinare i cittadini ai grandi temi del nostro tempo con la creazione di percorsi artistici e culturali di grande impatto emotivo e visivo. La pittura, la fotografia e la parola insieme accompagnano lo spettatore in un'esperienza plurisensoriale unica .
Protagonisti di questo viaggio sono la pittura di Giovanni Carlo Rocca che, con il suo giovane assistente Mario Alejandro Buonpensieri , crea sulla tela immagini parlanti inanellate di preziose resine; la fotografia di Paolo Siccardi
graffia la pellicola e i sensi dello spettatore e le parole di Tania Re sono il fil rouge che tutto unisce in un divenire di esperienze, sogni e vissuti”.
Considero - ma questo è un giudizio personale - l'evento come un viaggio, infatti più volte ho usato questa parola. Perché viaggio? Il viaggio è la ricerca, il superamento di stessi, è esperienza e cultura; il viaggio come metafora delle prove da superare nella vita: l'errare terreno alla ricerca del sé o della semplice felicità. Il viaggio allo stesso tempo rappresenta l'esilio, la perdita, la morte. La ricerca del noi, la sfida di poter accedere attraverso l'ignoto alla conoscenza, porta a superare i limiti del possibile: metafora dell'esistenza e della rivelazione della verità. Il viaggio è anche la solitudine per riscoprire il proprio Io attraverso l'oblio dei luoghi dell'interiorità. Il viaggio come conquista delle proprie radici e la sua valorizzazione.
Nei secoli l'uomo ha parlato del viaggio, partendo da Ulisse (il mio preferito) per passare a Dante, Stendhal, Goëthe, Melville, Thomas Mann, Roth, Cèline, Tournier, Hemimgway, Moravia, Stainbeck, Paul Auster.
Qui lo spazio tempo si rompe e nella enormità di una installazione visiva dai colori accesi e dai contorni marchiati si entra in un bagliore di luci, immersi in una emozione selvaggia ci dipingiamo di rosso nella natura primitiva.
Attraverso la convivenza con un nuovo compagno di viaggio, ci si tuffa in tradizioni e culture diverse formando un cerchio perfetto, diretto da una soave musica che eleva lo spirito all'andare oltre.
Ho avuto la fortuna di intervistare l'artista Giovanni Carlo Rocca, attraverso le sue risposte possiamo capire meglio il significato della mostra, che con grande entusiasmo consiglio a tutti di andare a vedere.
D. Cosa significa E20 di cambiamento?
R. E20 DI CAMBIAMENTO è la prima di una serie d'iniziative che attraverso l'arte tentano di avvicinare la gente ai grandi temi del nostro tempo con la creazione di percorsi artistici e culturali di grande impatto emotivo e visivo.
Credo che l'Arte abbia una grande capacità comunicativa e che abbia il compito di sensibilizzare con la sua forte forza espressiva le persone ormai “anestetizzate e assuefatte” dalle “tragedie al plasma”, dalle immagini violente che entrano nella case attraverso un tubo catodico.
D. Il logo della mostra è Marat - la morte di Marat - perché si è scelto proprio questo dipinto?
R. Il Marat della mia interpretazione rappresenta colui che si sacrifica per le proprie convinzioni, colui che tocca il fondo per risalire, colui che arriva al limite tra la vita e la morte ma che non muore e non viene ucciso, colui che riceve l'illuminazione sull'importanza e su cosa rappresenta “l'occasione di vivere”, colui che risale la china. Un forte messaggio di speranza per chi si sente perso e non ritrova la via.
D. Poco tempo fa in una delle nostre e-mail, mi dicevi appunto queste parole: “ho deciso di fare continui viaggi e di documentare culture e modi di vivere dei popoli di questo magnifico pianeta.. un'impresa grande ma credo sia la mia strada.” Questa consapevolezza da cosa è partita? La mostra che si è inaugurata da poco, in qualche modo ti ha condizionato, o, ha aperto una strada da percorrere?
R Le consapevolezze nascono con le occasioni, io ho avuto occasione di ritrarre gente di diverse culture e mi sono innamorato dei loro colori e delle loro forme continuamente mutate dal loro sapere, dalla loro storia.
La mostra non mi ha condizionato ma è bensì un primo risultato di questa nuova consapevolezza.
D. Tania Rei nelle sua recensione scrive questo: “La mostra vuole ritrovare il tempo e la forma per scommettere su un'Umanità, figlia del Nuovo Millennio, che porta con sé le difficoltà di movimenti globali sempre più veloci che solcano i mari della storia, paure ataviche in cerca di nuovi nomi e speranze sempre più fragili per un domani più giusto e forse più felice.” Cosa pensi su questo punto, ovvero Come la storia insegna, l'arte entra a far parte della vita quotidiana in un momento di disagio, secondo te cosa effettivamente trasmette e come secondo te l'arte può farsi capire dalla gente comune, ovvero a coloro che non si avvicinano mai all'arte se non distrattamente?
R. Io credo fermamente che l'arte debba tornare ad EMOZIONARE . I commenti che sempre sentivo quando, dopo la scelta di accantonare la pittura per il restauro, ero solo spettatore erano che l'arte di oggi è in gran parte incomprensibile per la gente comune, deve essere accompagnata da un commento per essere capita e provoca poche emozioni. Manca il coinvolgimento, l'arte non è per una èlite di spettatori spesso annoiati, ma per tutti e tutti ne devono fruire.
Quello che ho imparato da vent'anni di contatto diretto con opere del passato è che ogni vibrazione o sfumatura di colore era utilizzata per colpire l'animo di chi era davanti, il segno incisivo e potente, la comunicazione dei corpi contorti in prospettive spettacolari, tutto usato per coinvolgere ed emozionare chiunque lo avesse guardato, a prescindere dalla sua cultura.
D. “Umano troppo umano” - secondo me una delle affermazione più belle che esistono - perché rappresenta l'uomo e la sua vita, quanto invece rappresenta te il tuo modo di pensare. In fin dei conti i tuoi lavori rappresentano in qual che modo una realtà, frammenti, pensieri, delusioni, paure dell'uomo, ma anche la speranza di quei volti venuti da lontano, di attimi bloccati, lo stesso colore nelle tue opere aumento il senso della percezione, danno forza al pensiero di presentazione e auto rappresentazione. Come ti avvicini tu nel tuo essere nel tuo modo di dipingere? E cosa ti proponi di fare?
R. Non saprei dirti cosa mi propongo di fare, poiché ormai sono in balia di quel mondo “dell'umano troppo umano” di cui parli. Io non sono che un umile cronista travolto come un bambino, da infinite immagini nuove, affascinato da tutto ciò che esiste nell'animo umano e sofferente poiché ormai consapevole che una vita non basta per raccontare tutto quello che i tuoi occhi dell'anima hanno percepito.
Mi chiedi cosa mi propongo, senza dubbio dipingere e raccontare fino al mio ultimo giorno di vita sensibilizzando la gente con un messaggio positivo di speranza cercando di creare un'eredità da lasciare a giovani artisti che vorranno continuare dopo di me questo meraviglioso viaggio.
D. In fin dei conti il tuo lavoro è un viaggio, all'insegna delle radici, nel ritrovare se stessi, è come percorre il mondo stando fermi, si viaggia all'insegna d'immagini e al dolore dei personaggi. Tu come li vivi? Le tue radici pensi di trovarle o gia le hai trovate?
R. Io credo che ogni giorno si trovino nuove radici, ogni persona che conosci, ogni emozione che provi ogni delusione e ogni vittoria cambia continuamente la tua vita , un'evoluzione continua che ti porta a pensare che siamo parte di un gioco più grande, un ''disegno'' come lo chiamano alcuni, il grande viaggio della vita.
D. Lo scopo della mostra è anche quella di decentrare un problema, per esporre e raccontare e cercare quindi di creare una simbiosi tra la fantasia e i gravi disagi sociali?
R. Lo scopo della mostra è solo quello di raccontare rimanendo, grazie all'arte, sopra le parti. I temi non sono la politica o la religione o lo scontro razziale, ma come la gente vive questi disagi che potrebbero essere assolutamente evitati grazie alla tolleranza e alla conoscenza e al rispetto delle altre culture, un discorso che vale per tutti indistintamente.
D. Secondo il tuo punto di vista la Speranza che gioco ha in tutto questo?
R. La speranza è una parola dietro la quale a volte ci si rifugia per evitare di agire… “spero che vada tutto bene” e poi me ne dimentico! No io credo che il modo migliore sia quello di far diventare la speranza una realtà e solo in questo modo può far parte delle cose positive della vita. Credere e tirarsi su le maniche per costruire è per me il vero significato di speranza.
D. L'identità culturale, il respiro del cittadino quanto è importante? E perché ultimamente in Italia si sente poco quest'affermazione di identità? Perché dal punto di vista artistico in questo momento l'identità culturale si sta perdendo, ricercando altrove l'arte? Perché l'ambiente non si vive più come laboratorio a cielo aperto? E perché si ricercano altre origini e radici quando molte volte non si conoscono le proprie? Una serie di domande che dimostrano quanto si abbia necessità di risposte.
R. Credo che molti artisti siano condizionati da ciò che debbano produrre per poter sopravvivere, si limitano a seguire le tendenze nella speranza che siano commerciabili e in questo modo poter essere interessanti per coloro che intendono promuoverli sul mercato. Si cercano sempre nuove possibilità per stupire e scandalizzare come se l'arte fosse solo e unicamente questo. Mi sembra ovvio che si perda la capacità di ricercare e di provare a vivere l'arte come il grande dono che è! Ma questo è solo un mio modesto parere.
D. A quest'affermazione tu cosa rispondi: “Fare emergere la realtà dell'invisibile, non è altro che, l'idea di far emergere ciò che non si vede ma ciò che esiste.” ?
R. Non capisco… ogni cosa è visibile, anche se solo immaginata ha sempre una forma e un colore nella nostra testa, e che cos'è l'arte se non la nostra personale interpretazione della realtà visiva rielaborata dal nostro pensiero?
Ognuno di noi può vedere ciò che non esiste per il semplice fatto che solo averlo pensato lo rende reale come un ricordo per la nostra mente.
D. Trovi giusta quest'altra affermazione? Sia per una risposta negativa che positiva dammi una spiegazione: “l'arte si scaturisce nel disagio e non in un salotto, in situazioni più o meno estreme ci sono solo due soluzioni: una è morire, l'altro è creare” .
R. Spesso è vero che l'arte scaturisce da emozioni forti e poco positive ma questo non vuol dire che sia sempre così.. l'arte scaturisce da ogni emozione, credo piuttosto che sia più difficile rappresentare emozioni positive senza essere banali.
D. Facciamo il gioco della parola io ti dico una parola e tu mi rispondi subito.
R. PASSIONE – emozione / NATURA – selvaggia / VIOELNZA – uragano / TRADIZIONI – colore / CULTURA – viaggio / CONVIVENZA - compagno di viaggio / SPAZIO – tempo / INSTALLAZIONE – enorme / LUCI – bagliore / MUSICA – elevazione / COLORE – rosso / QUADRO – cerchio / L'ANDARE OLTRE – illuminazione.
D. Anche tu puoi fare la differenza? Spiegami.
R. Semplice, ogni nostro gesto può cambiare le cose… una goccia nel mare scompare confronto alla quantità di acqua che contiene, ma cos'è il mare se non una enorme quantità di piccole gocce. Noi siamo come quelle gocce, uniti possiamo cambiare le cose ne può bastare una che trascinando le altre può fare la differenza, chiunque di noi può essere quella goccia.
Il promotore è l'Associazione Culturale Young Frontiers
SOSTENITORI: Consiglio Regionale della Regione Piemonte
Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte
Comune di Ciriè
PATROCINI
Sono stati richiesti i patrocini di: ILO (International Labour Organization), Unione Europea, Ministeri, Comuni e Associazioni per il Tibet. E il ministero dei beni culturali
L'ASTA
La mostra non vuole essere soltanto un evento estetico. Perché l'Arte possa diventare testimonianza concreta di un possibile cambiamento, saranno messe all'asta alcune tele degli artisti Giovanni Carlo Rocca e Mario Alejandro Buonpensieri per il sostegno delle scuole dei bambini tibetani in esilio a Dharamsala. Verrà inoltre attivato un c/c bancario per chi vorrà contribuire allo stesso progetto.
La mostra è rimasta aperta fino al 31 di maggio, dal venerdì alla domenica, orario 15.00 - 19.00 con ingresso libero presso Villa Remmert Via Antonio Rosmini 1 - Ciriè.
E' previsto un ciclo di Conferenze sulle tematiche della mostra nei mesi di aprile e maggio.
Assessorato alla Cultura – Comune di Ciriè
Tel: +39 - 011-9218155
Mail: cultura@comune.cirie.to.it
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