Dare un senso alla ricostruzione del patrimonio storico artistico in Abruzzo

Serena Cara - 10.04.2009 testo grande testo normale

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Tags: terremoto abruzzo, aquila, ricostruzione, sisma

Come trovare un senso in un futuro che è stato interrotto nel giro di venti interminabili secondi? È forse impossibile ora parlarne perché la ferita è ancora aperta. Ma noi di Whipart Onlus vogliamo dare un piccolo messaggio di speranza agli Aquilani.

10 aprile 2009, oggi è il giorno forse più duro per scrivere sul senso della ricostruzione del patrimonio storico artistico in Abruzzo.
I fatti – purtroppo – sono noti, nella notte del 6 aprile alle 3.32 una scossa di magnitudo 5.8 della scala Richter ha colpito la provincia de L' Aquila. Questa scossa ha spento 289 anime. Duecentottantanove sogni, progetti speranze se ne sono andati in quei interminabili venti secondi.
È difficile perché può sembrare superfluo parlare dei danni materiali sui monumenti ed opere d'arte, ma va fatto per diversi motivi.
L'Italia è strettamente legata al suo patrimonio storico artistico perché è l'anima del nostro paese. La mancanza di esso porta a squilibri mentali inimmaginabili per le comunità.
Tra le varie immagini di distruzione e di angoscia che si sono susseguite in questi giorni nei Tg nazionali una mi ha colpito, quella di un signore – credo di una frazione vicino a L'Aquila – che mostrava i danni della suo piccolo paese, quasi completamente raso al suolo. Arrivato di fronte alla chiesa del paese quasi con le lacrime agli occhi ha detto “ pensare che tutta la comunità si era impegnata per restaurarla poco tempo fa” .
Per molte persone le chiese, che sono state colpite, erano il centro di incontro del paese ma soprattutto un patrimonio comune da condividere, che ora purtroppo non c'è più.

Durante gli altri eventi sismici che hanno colpito il nostro paese, ma anche durante le guerre si è sempre cercato di mettere in salvo il salvabile. Durante la seconda guerra mondiale numerose furono le opere che si cercarono di mettere al riparo dai bombardamenti con misure preventive. Dopo di essa numerosi sono stati gli edifici che furono ricostruiti in stile o intere città che furono completamente riedificate, l'esempio più grande fu Dresda in Germania. Questa città tedesca fu completamente costruita nuovamente come era prima del bombardamento.
Andiamo avanti nel tempo a fatti forse più vivi nella memoria Assisi. Nel 1997 anche l'Umbria e le Marche furono colpite da un sisma che portò a far crollare quasi completamente la basilica di San Francesco di Assisi, con gli affreschi di Giotto.
Oggi la basilica è tornata al suo splendore grazie al lavoro dei cosiddetti “salvatori dell'arte” tra cui anche i docenti e gli studenti della Scuola di Specializzazione del Dipartimento di Storia dell'Arte dell'Università di Roma la Sapienza, che con maestria andarono in campo per fare un enorme lavoro di catalogazione dei migliaia di pezzi in cui si erano frantumanti gli affreschi giotteschi.

Oggi in Abruzzo non si sa ancora la reale entità dei danni. Innanzitutto la terra continua a tremare e questo non facilita la situazione, sia per la popolazione che è cinque giorni che continua a vivere con l'angoscia ed il terrore e nemmeno per gli edifici colpiti che continuano a crollare sottoposti ad altri stimoli sismici.
Prima di fare una stima reale dei danni, hanno detto, ci vorrà almeno un'altra settimana. Per adesso i più importanti siti web nazionali hanno pubblicato questi edifici come quelli che hanno subito maggiori danni: il transetto della basilica di Santa Maria di Collemaggio, parte del transetto nel Duomo, la cupola della chiesa delle Anime Sante, il campanile e l'abside della basilica di San Bernardino, il cupolino della chiesa di Sant'Agostino. Registrati inoltre il crollo di parte della facciata e del campanile della chiesa di San Pietro di Coppito ed ingenti danni alla chiesa di Santa Maria Paganica. Inagibile il Museo nazionale d'Abruzzo edifici della Prefettura, sede tra l'altro dell'Archivio di Stato.

Di ieri la notizia del ritrovamento del corpo mummificato di Celestino V. Le operazioni sono state eseguite dai vigili del fuoco di Bari che per raggiungere la teca del santo hanno dovuto far ricorso a tecniche alpinistico – fluviali a causa delle macerie. Da una prima analisi sembra che il corpo del santo non abbia subito danni. A differenza della basilica che la ospita: la basilica di Santa Maria di Collemaggio.

La volta è venuta giù per metà trascinandosi dietro l'abside. La reliquia del santo si salvò già nel terremoto disastroso del 1703. Irrimediabili i danni alle opere pittoriche che erano custodite in questo monumento aquilano. Essa è la chiesa romanica più grandiosa della città fondata nel 1287 da Pietro da Morrone (papa Celestino V nel 1297). La facciata del XIV secolo - rimasta parzialmente in piedi - è ricoperta da un insieme di masselli di colore policromo bianco e rosso andanti a formare motivi geometrici. L'entrata maestosa è caratterizzata da un portale monumentale con archi a tutto sesto concentrici con due ordini di nicchie con sculture il linea con il gusto gotico del tempo. L'interno è costituito da tre navate divise da pilastri a base ottagonale, sui quali poggiano arcate ogivali. Negli anni settanta del Novecento sono stati eseguiti importanti lavori di ristrutturazione, che hanno eliminato i numerosi rifacimenti settecenteschi, riportando l'edificio all'originario splendore romanico, che non hanno retto al sisma.

L'immagine forse più simbolica della distruzione dei monumenti avvenuti a L'Aquila è lo squarcio della cupola della Chiesa delle Anime Sante, la cui costruzione, ironia della sorte, fu voluta nel 1713 a 10 anni del terremoto distruttivo del 1703 che colpì sempre l'Abruzzo. L'incarico fu preso da Carlo Buratti, architetto dell'arcadia come lo ha definito Sandro Benedetti, di impronta classicista. La facciata è del Leomporri, mentre la cupola è del Valadier nel 1805. Un piccolo gioiello della corrente neo classica italiana tra il Settecento e Ottocento. La cupola è il simbolo della distruzione dei monumenti aquilani, perché l'immagine della cupola squarciata nel cielo non ha bisogno di essere commentata. Una ferita grave, profonda che è negli occhi di tutti in quasi tutti i collegamenti che vengono fatti dai Tg nazionali.

Il 7 aprile si è appreso dall'Ansa, che il Gruppo di Protezione civile dei beni culturali dei volontari di Legambiente Marche si prepara a portare in salvo tutto quello che il terremoto ha risparmiato: quadri, sculture policrome lignee, manoscritti e volumi dell'Archivio storico. Le squadre di recupero dei beni mobili sono formate da 10 uomini tra cui il caposquadra, il restauratore, due schedatori, un fotografo, due imballatori, due trasportatori e un autista. Età media 30 anni, con un corso di formazione alle spalle sul sistema di protezione civile dei beni culturali, di catalogazione, di tecniche artistiche, di pratiche di imballo di oggetti fragili. Dipinti e sculture vengono spostati da chiese e palazzi sventrati dal terremoto solo dopo aver trovato un deposito temporaneo sicuro, che possa resistere alle nuove scosse e da incursioni di ladri e sciacalli. Si spera un luogo al più presto fruibile dalla popolazione, per non privarli a lungo della loro identità culturale.

Recuperare un'identità culturale in questo modo deve essere vista la ricostruzione dei monumenti in Abruzzo, non è simbolo di non sensibilità verso la popolazione anzi tutto il contrario. Il tutto logicamente dopo la messa la sicuro di chi purtroppo è stato privato di tutto.

Immagini.
1 – 2 – Chiesa di Santa Maria di Collemaggio prima del collo.
3 – 4 – Chiesa di Santa Maria di Collemaggio dopo il crollo
5 – la distrutta Chiesa di Santa Maria Paganica
6 - la distrutta Chiesa delle Anime sante.

  • Dare un senso alla ricostruzione del patrimonio storico artistico in Abruzzo

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Gli ultimi commenti

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Nome: Serena Cara
Commento: La vicenda che ha colpito l'Abruzzo ci ha completamento scosso e fatto meditare sul senso della vita e di come tutto ciò abbiamo, che diamo per scontato, mancando improvvisamente possa creare dei traumi inimagginabili. Mi sono semplicemente immedesimata e cercato di interpretare quello che significa perdere la propria identità culturale.
Serena Cara


Nome: cristina
Commento: Dare un senso al patrimonio storico dell'abruzzo....dare un senso alla tragedia che ha colpito la popolazione abruzzese, grazie per il modo di entrare in punta di piedi in questa vicenda.


Nome: carlo francoglio
Commento: Diventa difficile commentare quanto scritto. Mi riporta alla mente, un bollettino di guerra, ma stavolta non sono le bombe o la stupidità umana ad avere fatto danni, ma la natura, che tanto ci regala e che purtroppo tante volte si riprende. Centinaia di anni di cultura, più di duecento vite, e forse tutte le certezze di come me vive tra le montagne. Uomini e donne duri, scolpiti e segnati da anni di sacrifici spariti in pochi attimi. Ma la memoria mi aiuta ad incoraggiare la gente di Abruzzo. Firenze e il suo alluvione,allora gli "angeli del Fango" recuperarono anni di sotria e moltissime opere. Biellese, fu ancora un'alluvione, ma ancora una volta gli uomini ritrovarono la forza per ricominciare. e potrei continuare con un elenco che portò distruzione e morte. Ma ogni volta si è ricominciato, ogni volta si è ritornati a vivere e soprattutto si è recuperato il nostro patrimonio artistico che è anche patrimonio dell'umanità e allora forza gente d'Abruzzo con la fierezza e la determinazione dei montanari di chi sa che su quella terra ai piedi del Gran Sasso ci ritornerà!
Un grande contributo per capiere anche tramite whipart che non bisogna lasciare che i monumenti di questa terra così provata vengano dimenticati, anche per gli oltre duecento che purtroppo non torneranno più.


Nome: Roberto Barzi
Commento: Ogni tanto ci vuole un articolo che faccia meditare sulle situazioni artistico-sociali. Questo articolo ne è uno splendido esempio non solo perché parla del terremoto abruzzese, ma perché mette in risalto quanto la popolazione ci tenga alla propria identità, anche e soprattutto culturale.

Spero che altri redattori ne seguano il tuo esempio, Serena.

Roberto Barzi


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