Daniela Ambrosio - 28.03.2009

Il 16 marzo il PAC ha inaugurato la prima mostra pubblica a Milano di Vanessa Beecroft ed ha presentato in esclusiva la performance "VB65"
Dopo le modelle ora diafane, ora mulatte o di colore, dopo le reiterate critiche alla civiltà della moda e dell'estetica ostentata sino allo spasimo, è la volta del tema dell'immigrazione, incarnato da venti commensali africani che siedono a tavola intenti a consumare pesce e pane nero. Se non l'avete ancora capito, stiamo parlando dell'artista genovese (che oggi vive a Los Angeles) Vanessa Beecroft, per la prima volta ospitata all'interno di uno spazio pubblico milanese: il Pac. VB65, è una performance presentata in esclusiva assoluta per lo spazio meneghino dedicato alle arti contemporanee, il cui video sarà a disposizione del pubblico, insieme con altre testimonianze delle sue passate performance, fino al 5 aprile.
Gli spettatori potranno assistere ad una sorta di ultima cena in cui i singolari "discepoli" sono abbigliati in elegantissimi smoking fuori misura, oppure ridotti a cenci logori e sporchi e consumeranno il pasto in rigorosissimo silenzio, come attori di un serioso rituale eucaristico che si svolge senza l'ausilio di piatti e posate, mangiando i cibi interi, senza spezzarli.
La Beecroft, una delle artiste italiane più quotate all'estero, classe 1969, ha imperniato la sua produzione artistica sul materiale umano e sulle possibilità espressive di corpi più o meno nudi. Le sue sculture viventi, con il loro algido distacco, si fanno simulacri di un disagio esistenziale, della consapevolezza che la società molto spesso riduce il corpo a mero oggetto senza anima, nella moda così come quando si parla di un tema scottante come l'immigrazione o la violenza sulle donne.
L'artista, aveva del resto già preso a cuore le problematiche dell'Africa quando, durante la Biennale di Venezia del 2007, aveva realizzato una performance (VB61), nella quale corpi di uomini e donne provenienti dal Darfur, paese massacrato dalla guerra civile, erano ammassati in maniera scomposta e disordinata. Essa stessa partecipava all'azione gettando secchiate di vernice rossa sui corpi inerti creando un effetto suggestivo che richiamava agli happening più cruenti in voga negli anni '70, ma anche al dripping di pollockiana memoria (passando per i corpi-pennello di ).
Ancora una volta (e ci domandiamo cosa ci sarà dopo), è il corpo il protagonista assoluto nell'arte della Beecroft, assurto a medium privilegiato per esprimere la crudeltà del mondo e per puntare il dito contro alcune tematiche più o meno spinose. Partendo dall'arte classica, ottimamente presa in esame nella performance della Chiesa di Santa Maria dello Spasimo (Palermo), nella quale corpi di donne erano dipinti di bianco ed accostati a sculture barocche, la Beecroft cerca, alla maniera di Pasolini (e pensiamo subito all'indimenticabile episodio di Ro.Go.Pa.G.,"La ricotta") di elevare il corpo (femminile, per lo più) a opera d'arte, e non stiamo parlando di semplice contemplazione estetica, ma ci riferiamo ai messaggi che, tramite la carne –anche se immobile- si possono esprimere. Se infatti nelle sue performance passate era la bellezza il fulcro di riflessioni più o meno delicate (l'ostentata magrezza del mondo della moda, ma anche la spersonalizzazione della femminilità in nome di una estetica che anela alla perfezione), oggi l'attenzione dell'artista si sposta verso tematiche di grande drammaticità e purtroppo di grande attualità: è la tragedia di migliaia di esseri umani sbarcati sulle coste di Lampedusa alla ricerca di un avvenire migliore, poeticamente raccontato dalle immagini video che illustrano, come se fossero occhi, l'avvicinarsi di un barcone alle coste italiane, per poi approdare allo squallore di un cpt.
Seduti a una –metaforica- tavola imbandita dell'Occidente, i commensali mangiano in silenzio, come se custodissero un segreto irrivelabile che noi, spettatori, non riusciremo mai a comprendere. Il silenzio e la freddezza dei commensali rendono, paradossalmente, l'atto della convivialità un momento di estremo disagio e di tensione tra chi mangia e chi osserva. Possiamo solo restare a guardare, cercando di mantenere il silenzio e la solennità di fronte ad una tavola imbandita alla quale, per questa volta, siamo noi gli esclusi.
VB65 16 marzo ore 18.30 - 21.20
Mostra 17 marzo - 5 aprile 2009
a cura di Giacinto di Pietrantonio
Catalogo Electa
Sponsor della mostra TOD'S
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