Bertrand Lavier a Roma: arte disumanizzata o umanizzata?

Serena Cara - 23.03.2009 testo grande testo normale

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Tags: Bertrand Lavier, Villa Medici, Accademia di Francia, Roberto Barzi.

Se vi aspettate una recensione canonica fatta a regola d’arte, non è questo il caso. Il motivo? Le creazioni – se così possiamo dire - di Bertrand Lavier si prestano ad essere viste sotto diversi punti di vista che sfociano nell’attualità.

“ L'arte, da fonte esclusiva di piacere visivo e intellettuale, è diventata una campo di ricerca fine a se stessa e anziché essere regolata da precetti canonici, oggi come oggi non ha più precetti fissi. In poche parole, tutto è arte o per lo meno tutto può divenire oggetto di ricerche estetiche, si tratta dunque di una forma d'arte che può sperimentare, emancipata dai canoni, molti nuovi percorsi” .

L'incipit qui presente sono parole estrapolate da un articolo di Roberto Barzi critico d'arte, giornalista pubblicista culturale, “L'arte ormai è estinta, ma nessuno se n'era mai accorto” pubblicato su Whipart. Titolo eloquente che già racchiude diversi significati al suo interno. Il suo contenuto si offre all'attività di un artista francese Bertrand Lavier, le cui opere sono state visibili sino all'8 marzo negli splendidi spazi espositivi di Villa Medici a Roma.
Perché trovo che queste parole siano calzanti per questo artefice? Roberto Barzi è riuscito nel suo articolo – lo aveva fatto già precedentemente nel 2007 – a toccare con estrema semplicità e chiarezza, un problema estetico molto sentito dalla critica d'arte.
Sono diversi anni ormai, che gli studiosi si domandano quale sia la direzione dell'arte, dopo l'avvento di alcuni cambi epocali, che hanno completamente stravolto il modo realizzarla e concepirla.
Barzi fa riferimento alla Pop Art, ma il discorso può essere portato indietro nel tempo – un confronto che ben si addice a Lavier - Marcel Duchamp.
Creatore del ready made, l'arte fatta con gli oggetti del quotidiano, fu quest'ultimo a capovolgere completamente i canoni del fare artistico.
All'Armory Show presentò un orinatoio capovolto, chiamato Fontane e firmato R. Mutt. Gesto che fece enorme scandalo all'epoca. L'orinatoio non aveva nessun valore particolare, né formale né sentimentale, ma è stato scelto perché non significante.
Un oggetto trovato chissà dove, capovolto, firmato con un pseudonimo. Un oggetto casuale, che viene elevato ad opera d'arte, potremmo dire un'opera d'arte disumanizzata. Questo gesto ha creato tutta una serie di polemiche e di scritti sul verso che l'arte contemporanea sta prendendo.

La mostra romana è perfettamente inseribile nella riflessione su questa tematica che però è un punto di vista di noi addetti ai lavori.
Ma quale è il punto di vista del pubblico di fronte ad opere del genere? Numerose sono le persone che osservandole dicono: “Questa è arte? La posso fare anche io!” .
Partendo dal presupposto che non tutti vanno a vedere una mostra con un bagaglio conoscitivo completo su un artista o su un periodo che vanno a visitare, ho fatto un esperimento. Sono andata a visitare la mostra di Bertrand Lavier, volutamente priva di concetti, per capire quali fossero le emozioni che mi potesse dare questo artista senza un approfondimento che andasse contaminare i miei giudizi sull'esposizione.
Il risultato? È stato divertente, curioso, avvincente, simpatico, piacevole, oltre che spiazzante. Gli spazi espositivi di Villa Medici appaiono creati per ospitare queste opere, sembra strano ma è così. Il fascino del palazzo dona valore aggiunto alle creazioni poste in mostra.
Il percorso inizia - inaspettatamente - dopo il book shop, dove si accede ad una sorta di grotta, una sala un po' angusta e per questo suggestiva, in cui vi sono le prime due opere, Socle de peinture rouge del 1986, e Nautiraid del 2002.
Uno è un palo quadrangolare completamente dipinto di rosso e l'altra è una barca posta al centro della sala.
Poi inizia la mostra vera e propria e da lì il divertimento. Un pianoforte completamente dipinto con forza materica, un altro pianoforte posto sopra un congelatore, installazioni luminose, idoli in bronzo nichelato posti in una saletta raccolta, che creano giochi di rifrangenza luminosa con le precedenti installazioni di luce.
Si continua a camminare senza sapere cosa aspettarsi, e scopri sale nascoste, luoghi labirintici che contengono sorprese, come Mobymatic del 1993, motocicletta incidentata, o una sala in cui vi sono forse le opere più irriverenti, un mattone di cemento, uno skate board, una sega elettrica, la porta di un frigo vecchio e la serratura smontata di una porta. Tutte hanno un elemento comune sono poste su una base.
Qui si crede che l'esposizione sia finita, invece incontri il personale del museo, che ti indica dove prosegue l'esposizione. Si sale una scala a chiocciola che ti conduce ad un giardino, si entra in caffetteria, per trovarti all'esterno dei bellissimi giardini.
Sarà che era una bellissima giornata, sarà che Roma è Roma, ma li lo spettatore non può che rimanere sorpreso della capacità geniale di questo artista.
Qui ci sono tre installazioni, una è Fontaine, del 2000, l'altra è Walt Disney Productions, e l'ultima, la più interessante, è Sociétés générales del 2008.
Essa è una installazione realizzata nella facciata della villa. Il fronte di questa dimora storica fu realizzato nel 1576 dal Cardinale Ferdinando de' Medici, in modo tale che potesse accogliere la sua preziosa collezione di bassorilievi e sculture. Bertrand Lavier si è servito della facciata e ha posto all'interno delle nicchie, otto composizioni geometriche in ceramica colorata. La scelta del colore e della materia sono posti volutamente per spiccare sulla uniformità coloristica della facciata attuale. Cosa decide di fare qui l'artista? Decide di ridare ad essa la sua funzione originaria: esporre, esibire, mostrare la ricchezza.
Le composizioni in ceramica richiamano i loghi di celebri banche. Completamente trasfigurati grazie alla magia del materiale prescelto, essi diventano dei simboli araldici, scudi, blasoni in pendant con la villa.
Il riferimento storicistico è evidente i Medici – come è noto – erano dei banchieri, ma il riferimento è anche attuale. Casuale? Forse no, Sociétés générales riveste un significato particolare all'interno dell'attuale crisi economica. In contemporanea alla realizzazione dell'opera le più importanti banche mondiale dichiaravano bancarotta.
Al di là del problema mondiale che stiamo affrontando la banca è un ottima rappresentazione del nostro mondo. Ecco allora, come dice Giorgio Verzotti (1) “ la vita entrare nell'arte o l'arte riflettere sulla realtà, ecco un intervento artistico che ci parla di un reale a noi molto vicino..”
Qui finisce, il viaggio verso questo esposizione, concedo esposta in modo un po' atipico, ma ho dovuto adattarmi all'artista che ho raccontato. Ora cerchiamo di dare una risposta alla domanda iniziale, arte disumanizzata o umanizzata? A voi la risposta.
(1) G. Verzotti, Bertrand Lavier a Villa Medici in Bertrand Lavier, Roma, les presses du réel, 2009.

Immagini:
1 – Mamba, 2008 (Bertrand Lavier, Roma, catalogo mostra)
2 – Chuck McTruck, 1995 (Bertrand Lavier, Roma, catalogo mostra)
3 – Toko, 2008 (Bertrand Lavier, Roma, catalogo mostra)
4 – Young- Chang, 1990 (Bertrand Lavier, Roma, catalogo mostra)
5 – Mobymatic, 1993 (Bertrand Lavier, Roma, catalogo mostra)
6 – 7 - Sociétés générales, 2008 (Bertrand Lavier, Roma, catalogo mostra)
8 – Fontaine, 2000 (Bertrand Lavier, Roma, catalogo mostra)
9- Doras, 1995 (Bertrand Lavier, Roma, catalogo mostra)

Bertrand Lavier, Roma.


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