Quando l'ombra ed il vuoto sono affascinanti - Intervista al fotografo Giorgio Cutini

Annalisa Cameli - 01.03.2009 testo grande testo normale

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Tags: giorgio cutini, armando ginesi, enzo carli, palazzina azzurra

E' possibile fotografare il vuoto? Ed il vuoto è in grado di emozionare? L'uomo è vuoto? Che cos'è la fotografia? Il fotografo dottor Giorgio Cutini si dà a Whipart in occasione della personale "La poetica della durata" inaugurata sabato 28 febbraio 2009 alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto (AP).

"La parola fotografia ha origine da due parole greche, phos e graphis. Letteralmente quindi fotografia significa scrivere (grafia) con la luce (fotos)" (Wikipedia).
La luce proprio perché è questo l'elemento che permette alle immagini di venire impressionate sulla pellicola. Il contrario della luce è l'ombra. Una dissertazione banale forse, ma non in questo caso. È come pensare al bicchiere mezzo vuoto e a quello mezzo pieno. Se guardiamo un negativo controluce vediamo sia la luce che l'ombra e, ovviamente, le sue sfumature intermedie.
Questa premessa per introdurre l'ombra artistica di Giorgio Cutini che, nelle sue opere in bianco e nero, ci presenta ciò che l'occhio non riuscirebbe a vedere, luoghi in movimento, particolari, portando all'attenzione cose, oggetti, luoghi che in genere possono essere considerati banali e che non vengono per più di troppo tempo osservati, ma che, attraverso l'occhio di Cutini, riescono a divenire speciali grazie alla "qualità dell'ombra" in cui sono stati fotografati.

D: Che cos'è la fotografia per lei?
R: Non è una riproduzione del reale, non è una foto di famiglia, non è un fotodocumento, non è una foto di moda. Cosa rimane? Nulla. Cerco di fotografare il nulla, il vuoto del sentimento ed il reale mi aiuta a rappresentare questo vuoto.

D: Si dice che la "fotografia è fermare l'attimo", che ne pensa? R: Per me la fotografia non è fermare l'attimo, le mie sono foto studiate a priori, lavorate per diverso tempo. Ma non sono elaborate, questo tengo a precisarlo, mi baso soltanto su quello che rimane impressionato sul negativo, non la modifico e neanche la taglio.

D: Quindi lei utilizza il rullino, non la digitale
R: La fotografia digitale è un altro tipo di arte, fotografando con una macchina digitale si vede subito il risultato. Personalmente invece devo far sedimentare l'immagine. È un po' come gli scrittori, che una volta scritto un libro lasciano passare un po' di tempo e poi lo rileggono. Anche io lascio passare del tempo, poi riguardo l'immagine e se mi piace ancora, se mi da quel che volevo, la stampo.

D: Nelle sue fotografie manca l'uomo, perché
R: È vero, nelle mie foto non c'è presenza umana. Potrei risponderle che l'uomo sono io, dietro la macchina fotografica. L'uomo mi "infastidisce", non fa parte del vuoto, è un "pieno", è una cosa secondaria.
Le uniche foto in cui c'è un uomo sono gli autoritratti, ma anche lì non c'è veramente un uomo, ma più un gioco di ombre che rappresentano un uomo, ombre piuttosto che luce perché ombra e vuoto sono comparabili.

D: È membro fondatore del manifesto Passaggio di frontiera: ce ne parla?
R: Eravamo una decina di persone legate da un unico modo di vedere la fotografia, il documento. Ci sono state due versioni del manifesto, poi alla fine a Caltagirone abbiamo chiuso questo momento con una donazione al Museo, Ora stiamo inventando qualcos'altro…

D: Ha un fotografo preferito?
R: Di certo Ugo Mulas, che mi ha fatto avvicinare al mondo della fotografia. E poi Mario Giacomelli. Sono partito infatti fotografando gli artisti. Un altro grande è Minor White, mi sento molto vicino a lui perché gioca con le ombre.

D: E "invidia" qualcosa a questi fotografi?
R: No, assolutamente. Quello che vedo in un altro fotografo non lo rifarò mai. Ad esempio tempo fa stavo studiando gli orizzonti, poi ho visto quelli di Hiroshi Sugimoto. Ho stracciato tutte le foto. Confrontarsi con altri fotografi è un modo anche per crescere e mettersi in gioco.

D: Come abbiamo detto, le sue foto rappresentano luoghi vuoti, senza presenza umana: ci fa entrare un po' nella sua filosofia di vedere le cose attraverso l'obiettivo?
R: Non mi piacciono le foto moderne, che vanno di moda ora, le architetture, le periferie, anche se mi attraggono quelle di Iodice. Va molto di moda la foto amatoriale, che prende una larga fetta della fotografia contemporanea, sono belle, ma tutto finisce lì, sono senza anima.

D: Inizialmente si è specializzato nella fotografia scientifica, è nata da li la passione per la fotografia artistica o è stato un percorso parallelo?
R: Ho iniziato come fotografo concettuale, agli inizi degli anni '70, sono passato poi per la fotografia scientifica, portato dal mio lavoro di chirurgo. Di certo mi ha influenzato questa esperienza, sono due strade parallele, ma ho sempre cercato ad ogni modo di fare qualcosa che gli altri non fanno, attraverso la tecnologia.

D: Che ne pensa del panorama culturale italiano?
R: Non è male, per quanto riguarda la fotografia, sono molte le persone che si mettono in gioco, anche se, come ho detto prima, la maggior parte sono fotografi amatoriali. D'altra parte in Italia se non fai parte di una cerchia è molto difficile emergere e chi gestisce questi gruppi vuole il dominio.

D: Lei viaggia molto per lavoro, ha avuto modo di seguire anche l'arte in altri paesi: come viene trattata la cultura fuori dall'Italia?
R: È completamente diverso. Ad esempio in Francia i fotografi non sono come in Italia, sono aperti, se debbono farti un complimento te lo fanno, non c'è astio, non c'è dominio.

D: Lei è nato a Perugia e vive ad Ancona, come è nata l'idea di una mostra a San Benedetto?
R: Come ha detto l'Assessore alla cultura Margherita Sorge, ha visitato una mia mostra a Fano, le è piaciuta e mi ha offerto la possibilità di esporre in Palazzina Azzurra, a San Benedetto del Tronto, e ne sono onorato. Ho avuto un'ottima accoglienza.

D: Ci sono altri progetti nel futuro prossimo?
R: Diverse esposizioni. A maggio a Fermo Enzo Carli, a fine anno ad Ascoli Piceno a Palazzo dei capitani, a Loreto, probabilmente a metà anno, una mostra - la prima, perché lavoro sempre in bianco e nero - sui colori. E proprio recentemente, a Parigi, dopo aver visto i miei lavori , mi hanno proposto di esporli alla Galleria internazionale. Sono molto soddisfatto.

Breve Bio Il dottor Cutini, apprezzato chirurgo laparoscopico di fama europea, ricopre l'incarico di Primario di Chirurgia Generale presso l'Ospedale Generale di Jesi ed è un noto fotografo creativo, per molti anno sodale del grande Mario Giacomelli.

GIORGIO CUTINI - LA POETICA DELLA DURATA
Mostra fotografica

Apertura: 28 febbraio/18 marzo
Presso: Palazzina Azzurra, San Benedetto del Tronto (AP)
Orari: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
Ingresso: Gratuito


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Nome: Bob
Commento: Bellissima intervista! Ben congegnata, completa, istruttiva...
Questa ragazza ne farà di strada... a forza di testate.

Bob


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