Un fotografo per caso, da sempre amante dell'arte e della vita. Intervista a Carlo Francoglio. Seconda parte

Roberto Barzi - 06.04.2009 testo grande testo normale

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Tags: Fotografia

L’immagine di un uomo vero e tutto d’un pezzo, ecco Carlo Francoglio, classe 1958, detto Chico. Un fotografo per caso, un amante dell’arte e della vita. Un sognatore, un cultore del bello, uno stravagante personaggio

D. Le tue ricerche fotografiche vanno dal reportage allo sport e alle immagini di nudo artistico. Come riesci a far conciliare questi tre generi fotografici? Cosa rappresenta per te l'erotismo?
R. Niente di più facile. Non mi sono mai fossilizzato su un solo genere d'immagine, mi sento eclettico, poliedrico, spazio senza problemi dal reportage allo sport al nudo artistico. Certo, devi pensare a quello che fai, entrare in sintonia con quello che intendi fotografare, non parlo di attrezzature, ma di sintonia mentale, non puoi accostarti nello stesso modo e con la stessa tecnica alle tre cose. Difficilmente quando passa una bella ragazza la fotografo, se sto facendo foto sportive. Erotismo, quale favolosa parola! Cosa rappresenta per me l'erotismo? Beh, è una ragazza che ha classe, che sa come muoversi, che ha charme, non necessariamente bella, perché bellezza ed erotismo non si devono confondere. Erotismo è la capacità di saper diventare complice, amante, concubina di me stesso, in senso lato naturalmente, nel momento in cui scatto una foto. Erotismo è essere in sintonia con se stessi, senza che ogni volta debba dire alla modella no così non va! E' saper “spaccare” l'obbiettivo della mia macchina con la propria immagine, saper essere dolci, intriganti, intelligenti e soprattutto in grado di tirare fuori quella carica che trasforma una comune donna in una “tigre da palcoscenico”. Erotismo è saperti regalare, anche se è una giornata storta, quel sorriso che serve per far capire quello che voglio raccontare sulla carta fotografica, è alla fine della seduta, bersi un cappuccino assieme alla modella, ridendo e commentando gli splendidi attimi passati insieme. Erotismo è rivivere tutti questi fantastici momenti in perfetto silenzio davanti alla stufa accesa e con un bicchiere di porto tra le mani.

D. Nelle tue fotografie erotiche ricerchi più la composizione delle figure femminili o gli effetti di luce sui loro corpi? Cosa rappresenta per te la ricerca tecnica, solo una maniera per migliorare le tue qualità oppure è anche una specie di approfondimento della filosofia artistica?
R. Nel tipo di nudo che faccio, vivo una situazione particolare: amo scattare in esterno, mal volentieri mi adatto a farlo in interni. Quindi, a seconda della modella che trovo, opto a dare vita a giochi di luce oppure, se dare più risalto al suo corpo. Di solito cerco una zona che conosco bene, di conseguenza non ho difficoltà a dire alla modella cosa desidero, anche perché cerco di dar vita a un racconto fotografico che mi organizzo mentalmente prima. Certo, in alcune situazioni sfrutto entrambe le cose, ad esempio le fotografie sui sassi nei greti dei torrenti sono fatte seguendo soprattutto i giochi di luce e poi cercando di creare armonia tra il corpo nudo della modella e il sasso sul quale è appoggiata. Difficilmente compongo foto estreme, se mi accorgo che la modella non ha bisogno di esser guidata lascio fare a lei, al limite le dò qualche suggerimento su come muoversi o se voglio espressioni o mimiche facciali particolari. Per ricerca tecnica intendo entrambe le cose: se da una parte seguo sempre le mostre dei grandi maestri del nudo e osservo i lavori di altri fotografi per affinare la mia tecnica, dall'altra è un approfondimento di filosofia artistica, perché non sopporto che mi si dica che un nudo è volgare, che un nudo è pornografia e allora cerco sempre di rendere le foto più naturali possibili, poiché non c'è nulla di più bello che un nudo naturale. Ovviamente, per scelta, sono contrario al nudo pornografico e all'erotismo spinto, ci deve essere un limite oltre il quale non andare non tanto per motivi religiosi o di moralità, ma per una forma di rispetto nei confronti di chi guarda le tue foto. Se poi anche un semplice seno scoperto o un nudo artistico fa gridare allo scandalo, beh, allora, io invito questi signori a non visitare il mio Blog.

D. Quale tipo di macchina fotografica usi?
R. Uso solo Nikon. E' stata la mia prima macchina e da allora la qualifico con un termine tutto personale: “la morosa”. Attualmente uso due corpi macchina d70s ed80 e due ottiche: il 18 105 stabilizzato 3,5 5,6 e un 70 300 stabilizzato 4,5 5.6 lampo sb 800, naturalmente tutto Nikon, sarà anche una fissazione... ma la prima morosa non si scorda mai!

D. Quali sono i tuoi fotografi preferiti e cosa vorresti rubare loro?
R. Aris Moscatelli, Lella Beretta, Rossana Cagnolati, Cristina Garzone. Ad Aris, ruberei i tantissimi anni d'esperienza e la saggezza di uno dei primi soci FIAF in Italia, a Lella la capacità di raccontare favole attraverso i suoi favolosi ritratti, a Rossana, beh, estro, creatività e capacità d'elaborazione digitale, a Cristina la perfezione maniacale che mette in ogni suo scatto e la sua grande abilità di comunicare con tutti i soggetti che fotografa. A tutti la semplicità, l'umiltà, la comunicatività che fa di loro delle vere icone del mondo fotografico italiano e non solo.

D. La tua prossima esposizione? Ulteriori progetti?
R. Progetti? Tanti per il Circolo: a maggio ospiteremo Cristina Garzone con una serata di video-proiezione, in quell'occasione sarà presentato anche il video dei soci del Circolo “il Cupolone di Firenze” e questo accadrà a Dio piacendo. Il 1° maggio e la sera del 2, sarà nostro ospite Carlo Ciappi, docente “Dac", che farà una lettura di immagini. A giugno sarà la volta dei Circoli fotografici: “L'Immagine di Borgomanero” e “Fotoart” di Cossato. A luglio toccherà a Giulio Veggi e ad agosto, sarà Jean Sterna a proporci una serata di diapositive, che di sicuro ci faranno viaggiare verso posti da sogno, poi sempre ad agosto replicheremo Bosnia una guerra dimenticata , a settembre il concorso “Marcello Rossetti” e poi vedremo. Per quanto mi riguarda, beh, sono piccoli segreti che non voglio rivelare, perché sono anche superstizioso, ma ti posso assicurare che non rimarrò con le mani in mano… non posso dimenticare le mie “morose”!

D. Esprimiti liberamente su ciò che hai sempre desiderato dire e che nessuno ti ha mai chiesto.
R. Vorrei aggiungere che non sopporto gli ammalati di protagonismo, coloro che vivono per un'onorificenza, quelli che pensano che il mondo fotografico ruoti solo intorno a loro, che non sono mai contenti di quello che vedono in una mostra, perché solo loro sono perfetti. Coloro che continuano ad inviare ai concorsi le stesse fotografie, vantandosi di essere dei grandi, anche se, magari, sono tre anni che non fanno niente di nuovo. Quelli che criticano sempre, perché non hanno vinto. Coloro che si sentono vittime di giurie che non capiscono nulla di foto, quelli che pensano che siamo tutti grulli e che solo loro sanno raccontare storie attraverso le fotografie. Coloro che pensano di poter comprare tutto perché credono d'essere grandi fotografi, coloro che molto semplicemente sono “non-fotografi”… perché Io e tanti altri FOTOGRAFIAMO PER RACCONTARE AMORE, POESIA, FAVOLE E NON PER VINCERE UN CONCORSO! Perché la vittoria più bella è un mio compaesano che dopo aver visto le foto appese nel salone del circolo ricreativo mi dà una pacca sulle spalle, mi offre da bere e con voce sincera mi dice: “Bravo, Conte!”. E' allora che ti accorgi di aver donato al comune uomo di strada tutto quello che potevi ed è una sensazione che mi ripaga di tante delusioni, è per questo che qui a Cavaglia continueremo a raccontare storie e favole legate all'arte della fotografia.

D. Vorresti aggiungere alcune tue osservazioni?
R. Sì. Grazie a questa intervista a qualcuno girerà l'anima, altri invece mi diranno che era ora che qualcuno alzasse la voce contro questi burocrati della fotografia! Mi piace provocare, mi piace far capire alla gente che vi sono ancora delle testate come la tua, completamente libere e in grado di dire sempre la verità! Insomma, è veramente un momento di pura felicità il sapere che ci sono persone, come te, che credono ancora che fare giornalismo significhi anche andare contro tutto ciò che è sbagliato. Sapere che quello spirito che ha animato i miei anni di collaborazione giornalistica non si è perso, che c'é ancora qualcuno con i genitali in grado di dire: “adesso basta!”. E' stato un vero piacere raccontarmi in una tua intervista, perché so che per far partire una valanga basta un grumo di neve… e allora facciamola muovere questa valanga! E se i vertici della Fiaf si sentissero un po' meno ammalati di protagonismo, che bella Federazione sarebbe, ma lì nessuno ride di se stesso! Sono tutti grandi, piccoli… “non-fotografi”.
Grazie a te ed a Whipart onlus per avermi offerto quest'occasione… sì, anche di sfogo.

Immagini:
1 alla fine- fotografie di Carlo Francoglio



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