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Dalle Stazioni all'Arte: il Volto (degli operai) dice La Verità

Susanna Crispino - 23.01.2009 testo grande testo normale

Gli ultimi lavori dell'artista napoletano Achille Cevoli presso la Galleria "La Mediterranea Arte" per scoprire i volti silenziosi, sconosciuti e veri degli operai che lavorano alle "Stazioni dell'arte".

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Che aspetto ha l'uomo contemporaneo? Qual è il suo volto? L'artista napoletano Achille Cevoli non ha dubbi: è l'operaio. Il suo volto e il suo corpo sono gli ultimi baluardi di resistenza alla dilagante cultura della globalità che vuole gli individui tutti uguali, plastificati in un'eterna e fasulla gioventù, in canoni estetici e valori forzatamente universali. Solo "l'operaio" vi sfugge, rappresentando per mezzo della propria fisicità l'ultimo frammento di reale.
Attraverso i ritratti degli operai che lavorano alla costruzione delle "Stazioni dell'arte" della Linea 1 della Metropolitana di Napoli Il volto/La verità, personale di Cevoli a cura di Luigi Paolo Finizioin mostra dal 13 al 30 gennaio nella galleria "La Mediterranea Arte" di Napoli (via Carlo De Cesare 60, dal lunedì al venerdì ore 11,00 - 13,30 e 17,00 - 20,00; sabato ore 11,00 - 13,30; domenica chiuso) indaga la natura e le tracce antiche dell'uomo contemporaneo. Si tratta delle stazioni in cui hanno lasciato il segno –non senza polemiche- artisti internazionali, fisicamente realizzate dagli uomini ritratti. La loro silenziosa presenza, colta da un osservatorio privilegiato (Cevoli è impiegato negli uffici tecnici della metropolitana) ed evocata attraverso lightbox e fotografie in bianco e nero, si fa metafora di una realtà tangibile che per sua natura va oltre il sistema dell'arte.
Ciascuno operaio –attraverso il volto "prestato" all'artista- diventa opera d'arte, pur mantenendo la propria identità definita e individuale. Una dualità che si riflette nello spirito dell'esposizione: le "stazioni dell'arte", inconsapevole scenario da cui trae origine, sono da un lato luoghi di transito frettoloso –Nonluoghi secondo la definizione dell'antropologo francese Marc Augè- e dall'altro punti di fruizione estetica (e stanziale) per le opere d'arte che custodiscono; la modernità tecnologica delle opere (le immagini manipolate in digitale e stampate su perspex o alluminio, le lightbox) viene integrata attraverso la tecnica tradizionale del mosaico, la presenza tangibile di ciascun soggetto, ritratto in primo piano, si integra con la "smaterializzazione" dovuta alla trasparenza delle tessere di vetro, degli elementi urbani o meccanici che si sovrappongono alle singole fotografie.
La contaminazione di tecniche e mezzi espressivi, l'attenzione verso tematiche sociali e l'indagine antropologica legata alla tecnologia rientrano nel bagaglio artistico di Cevoli, che ha al suo attivo esperienze d'esordio con la body-art e l'utilizzo -tra gli anni Settanta e Novanta- dei più svariati media: dalle diapositive alla fotografia, dall'installazione multimediale al mezzo televisivo fino all'arte digitale, intesa come mezzo di indagine sul segno e traccia del gesto creativo. Senza mai voltare le spalle alle radici culturali, rappresentate dalla tecniche storicizzate, e alla manualità necessaria per perpetuarle, evidente in una delle sue opere più famose, Luce in volo, incastonata nelle pareti della stazione Rione Alto della Linea 1.

Immagini:
1- L'immagine-guida della mostra
2- 10 Immagini del vernissage; fotografie di Antonio Colecchia

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» Galleria Mediterranea Arte



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