Pulcinella, il tempo, i luoghi, il mito.
Claudia Esposito - 27.11.2008

Tags: pulcinella
Dalla Sala del Consiglio Provinciale di Napoli in Santa Maria La Nova, la conferenza sulla storia della maschera di Pulcinella. Un personaggio cosmopolita, rappresentante l'anello di congiunzione della tradizione con la modernità.

Dalla Sala del Consiglio Provinciale in Santa Maria La Nova -Napoli- (così chiamata per distinguerla dalla chiesa ormai distrutta, Santa Maria ad Palatium), si è aperto il Convegno sulla Storia di Pulcinella, in vista della celebrazione nel 2009, del quattrocentenario della nascita della maschera. L'incontro, di circa due ore, è iniziato e si è concluso con l'interpretazione di due brani napoletani dedicati a Pulcinella di Maria Grazia Renato.
Il primo a prendere parola nel dibattito, moderato dal giornalista Umberto Franzese, è stato il Consigliere Provinciale di Napoli Luigi Rispoli, introducendo il tema e presentando gli altri ospiti. Franco Casillo, presidente Commissione Cultura del Consiglio Regionale della Campania, invece, dopo una breve panoramica anche su temi non riguardanti l'argomento, è dovuto scappare via. Finalmente arriva l'intervento più consistente del Consigliere Comunale di Napoli Luciano Schifone. Dopo aver preso parola (e spento il cellulare che squillava a microfono aperto), ha dato una sua personale visione di quello che è il personaggio protagonista della conferenza e del suo significato come simbolo di una società in fase di cambiamento, quindi da non interpretare negativamente: un modello di vitalità, bello ed irriverente, che sconfigge gli avversari come metafora di chi opera nel quotidiano.
Poi è passata la parola al Presidente dell'Associazione Amici di Pulcinella Antonio Pellone, che ha sottolineato l'importanza della maschera in quanto identificativa di una popolazione, a differenza di altre come Arlecchino, servo veneziano, più personaggio teatrale che non rappresentativo di uno status, di uno stile di vita, anche se a volte poco esaltante perché non vincente se non con l'utilizzo di sotterfugi (stile di vita tipicamente identificativo della figura del napoletano sia classico che moderno). Pulicinella per Pellone è ancora un dilemma da indagare, un mondo da scoprire e da tramandare, anche attraverso una serie d'iniziative dedicate soprattutto alla conoscenza della maschera ai bambini.
E' seguito l'intervento del grande scultore e pittore Lello Esposito, che da anni ormai vive e lavora tra Napoli e New York. Dall'età di sedici anni si dedica alla città di Napoli ed ai suoi elementi rappresentativi: Pulcinella, l'uovo, il teschio, il vulcano, il corno, San Gennaro, in tutte le loro possibili metamorfosi, definendoli come contenitori che legano la tradizione alla contemporaneità, essendo a volte, anche dei simboli scomodi perché offuscati da luoghi comuni negativi.
Il dibattito è continuato con l'artista Antimo Ceperano, che ha catturato l'attenzione di tutta la platea raccontando, con tono deciso e coinvolgente, la storia di come Paolo Cenello, napoletano della seconda metà del 1500, sia diventato la maschera conosciuta oggi in tutto il mondo. Nato con una voglia di vino in volto e lavorando come scaricatore di farina, per un caso fortuito si trovò in una rappresentazione di guitti e fu applaudito da tutta la truippa di mercenari francesi che si trovavano lì e che pronunciando il suo nome in maniera errata, lo fecero divenire Pol Senel (Paul Cenelle). Ceperano ha puntato l'attenzione anche su Carmine Coppola, egregio interprete del personaggio che a gran sorpresa, non è stato tra gli invitati ufficiali della conferenza.
Gli ultimi interventi sono stati quelli dell'antropologa Annalisa Di Nuzzo e dello storico d'arte Adriana Dragoni, che ha associato la figura di Pulcinella a quella della vera identità napoletana, che permane, è stabile, si nidifica, è il vero io delle persone, nonostante il passare del tempo e del cambiare luogo. Ha poi aggiunto un paragone metaforico di ciò che rappresenta Pulcinella per Napoli, come accade con la figura dell'asino in quanto simbolo spaziante dal cristianesimo alla squadra di calcio del Napoli.
Infine, Domenico Scafoglio, professore ordinario di antropologia culturale dell'Università degli studi di Salerno, ha indicato Pulcinella come l'espressione della necessità di cultura, indipendentemente dai luoghi e dalle popolazioni. Questa maschera rappresenta un modo di vivere, un linguaggio, una cultura che appartiene non solo alla popolazione napoletana, bensì ad un concetto molto più cosmopolita di quanto si è abituati a pensare. Proprio per questo è un simbolo che è riuscito a radicarsi in tutto il mondo.
Che ognuno di noi sia e rappresenti un Pulcinella, con la propria storia? Sicuramente si, ed orgogliosi di esserlo, decidiamo di togliere la maschera solo con chi vogliamo.
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