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Giuseppe Rivadossi: Arte e Materia, Poesia e Arredamento

Piera Cristiani - 30.10.2008 testo grande testo normale

Incontro con l'arte di Giuseppe Rivadossi, durante l'inaugurazione del nuovo spazio espositivo a Nave (BS), con protagonisti i suoi mobili e le sue sculture.

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L'invito è di quel bianco perlato che andava tanto nei matrimoni anni '90, in centro la scritta Poesia dell'abitare. Poesia e misura per lo spazio quotidiano. All'interno, lo scorcio di una cucina e in carattere sottile il nome di Giuseppe Rivadossi, risalta accanto a quello di Philippe D'Averio.
Si esce da Brescia, si raggiunge Nave dove c'era la bottega (a loro piace tanto definirla ancora così, con questo termine retrò che fa tanto chic) del padre e ora si trovano le attività distinte dei fratelli che si contendono lo spazio visivo con colori sgargianti e insegne ben differenziate.
Noi siamo qui per l'inaugurazione dello spazio di Giuseppe Rivadossi.
C'è moltissima gente (fortuna era a invito!) e all'interno fa molto caldo, ma il buffet è blindato anche per un goccio di acqua.
Emanuele, il primogenito, ci racconta con emozione i loro dettami, accostando artigianato e arte con grande destrezza, ci dice che bisogna lavorare sulla civiltà dell'uomo, attraverso una riscoperta del nostro paesaggio e della nostra realtà più primordiale e autentica.
Curioso che questo venga accompagnato da una folla a cui squillano telefonini, che non smette di conversare e ridere, che si accalca quando, dicono loro, quello che è arrivato lavora in televisione.
Credo che D'Averio abbia modellato il suo discorso anche su questo: con il suo consueto lato sarcastico sottolinea il talento del suo caro amico Rivadossi (anche se francamente non si capisce bene da quanto tempo non si vedessero prima di questo ingaggio) accostandolo alla sua origine e dipingendo le caratteristiche dell'autoctono tipo tra le Alpi e le Prealpi. La parte più interessante si focalizza sul concetto di gusto che sta ricominciando a personalizzarsi e a staccarsi sia dalle coordinate global che da una logica capitalistica di guadagno forzato e a ritmi serrati.
Poi c'è un rimbalzo tra il famoso critico e il Dr. Marco Vitali, che da bravo economista ci racconta dei benefici di questa crisi economica (ma..stiamo scherzando?!) unitamente a un'apologia del territorio (forse ha pensato che D'Averio volesse attaccare noi della provincia), discussione in cui viene coinvolto il Sen. Sandro Fontana e che pian piano assume la leggerezza di una delle librerie esposte senza altrettanto gusto estetico.
I pezzi d'arredamento di Rivadossi sono davvero eccezionali, magari son più adatti allo spazio di una casa grande, di un salone, a un'abitazione spoglia perché il calore del legno, assemblato in modo assolutamente personale, risulta molto denso. Usa legno chiaro, gioca su contrasti leggeri di colore in modo creativo, coinvolgente. Ha decisamente uno stile. Riconoscibile, speciale, che può piacere o meno, ma indiscutibilmente unico. Sono esposte anche un paio di cucine (c'è una cantina per le bottiglie di vino che è fenomenale) e mobili che hanno aperture nascoste e pulsanti segreti che creano un gioco divertente.
D'altronde, la tradizione di Giuseppe Rivadossi è legata alla scultura (al piano inferiore la sua vera arte è esposta in alcuni bellissimi esemplari), ed è per quel motivo che il suo modo di costruire mobili implica una ricerca e una lavorazione che richiamano la tradizione anche dell'intarsio, la cura dei dettagli, le sensazioni diverse al tatto, lo studio di un design che non è né asettico né impersonale, ma estetico e legato alle radici della nostra cultura popolare, quella della bottega, appunto .
Bisogna fermarsi ancora un attimo sul lato più strettamente artistico di Giuseppe Rivadossi: le sue sculture. Richiamando la tecnica dell'altorilievo, sono in gran parte legate al tema della maternità, donne dalle forme abbondanti e seni copiosi. L'effetto è generalmente maestoso ma il variare di materiali (naturalmente legno, gesso, marmo di Carrara e diversi tipi di bronzo) e delle dimensioni, cambia sensibilmente la percezione dell'opera: le più rassicuranti nel ciclo Mater Amabilis sono piccole e di bronzo nero, forse le più vicine a una collocazione più quotidiana. In realtà c'è una Maestà Eterna, vera sintesi della ricerca estetica rivadossiana, una donna di grandezza sproporzionata, in legno, a tutto tondo, sdraiata per farsi ammirare, che toglie letteralmente il fiato.

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