Federico Zeri dieci anni dopo. Filologia e storia dell'arte
Teodoro De Cesare - 17.10.2008

Tags: arte, federico zeri, catlogazione
Milano, Museo Poldi Pezzoli, 14 ottobre 2008. Convegno su Federico Zeri a dieci anni della morte: obiettivo della giornata è stato riflettere sull'eredità intellettuale e morale lasciata da Zeri, ma anche sullo stato della storia dell'arte oggi, sui metodi, le convergenze, le differenze ed il futuro.

Per essere dei veri storici dell'arte bisogna essere prima di tutto degli ottimi conoscitori: questo è l'assunto su cui si basa tutta la ricerca di Federico Zeri (Roma 1921 – Mentana 1998). Su questa forza di pensiero si sviluppa tutto il lavoro di Zeri, sempre teso a perseguire una valida filologia che unisce il contesto dell'opera all'artista che l'ha prodotta. Di questo fondamentale metodo di lavoro si è discusso il 14 ottobre scorso grazie agli interventi di alcuni importanti studiosi: Frédéric Elsig, Andrea De Marchi, Mauro Natale, Annalisa Zanni, Alessandra Mottola Molfino, Vincenzo Gheroldi, Marco Collareta, Elisabetta Sambo.
Mauro Natale, ha sottolineato la straordinaria capacità di analisi visiva che Federico Zeri possedeva e che sfruttava per portare avanti i suoi studi con forza e decisione: per questo motivo egli ribadiva l'importanza di essere conoscitori. Il termine di conoscitore equivale a quello di contestualizzatore, con l'obiettivo di collegare sistematicamente le opere, le tecniche artistiche, i materiali. Questo intreccio di percezioni era reso da Zeri con un giudizio sintetico, con un linguaggio sobrio e senza slanci letterari: non a caso Federico Zeri odiava la scrittura fatta esclusivamente per i circoli intellettualistici.
La sua ricerca si proponeva di integrare l'opera al contesto storico e sostanziarla in una forte dimensione etica. Egli condusse questa operazione fin dalla collaborazione con la rivista Proporzione, negli anni quaranta del secolo scorso, in cui iniziò ad interessarsi all'indagine attenta della realtà fisica degli oggetti. Scrisse anche per la rivista ideata da Roberto Longhi, Paragone, e iniziò una sfavillante carriera di conoscere e catalogatore. Possiamo immaginarlo riverso su foto e immagini con una lente di ingrandimento a scoprire particolari, sfumature di colore, a confrontare per giungere alle sue sofferte e importanti attribuzioni.
All'estero ebbe modo di lavorare per la creazione della collezione del Getty Museum di Los Angeles; in collaborazione con B. Fredericksen redasse il repertorio dei dipinti italiani nelle collezioni pubbliche americane (Census of Pre-Ninetheent-Century, Italian Paintings), stilò i cataloghi della Walters Arts Gallery di Baltimora e del Metropolitan Museum of Art di New York. In Italia, dunque, tardivi furono i riconoscimenti nei suoi confronti forse per le sue numerose apparizioni televisive o per le sue provocazioni da studioso di trincea, una su tutte: la sua teoria sugli affreschi della Basilica Superiore di Assisi che non sarebbero di mano giottesca ma della scuola romana del XIII secolo (Jacopo Torriti, Filippo Rusuti).
Tutto questo portò Zeri a essere uno studioso libero, fuori dai circoli accademici. Definito il successore di Bernard Berenson. Importanti nella formazione di Federico Zeri furono Pietro Toesca con cui si laureò con una tesi su Jacopino del Conte, Frederick Antal, studioso ungherese.
Il materiale di studio raccolto da Zeri è oggi conservato a Bologna nella fondazione a lui dedicata, composta di una biblioteca e di una fototeca la cui consulente scientifica, Elisabetta Sambo, durante la conferenza ha spiegato la consistenza, il valore e i lavori. La Fondazione è stata creata proprio grazie al lascito testamentario di Federico Zeri: il parco di dieci ettari, tre case coloniche, la collezione di epigrafi romane, la biblioteca d'arte (circa 85 mila volumi tra cataloghi d'asta, libri d'arte e periodici)e la fototeca (circa 290 mila fotografie). Alla base di questa scelta c'era il rapporto di fiducia e stima reciproca cresciuto negli anni tra Zeri e l'Ateneo bolognese. Nel lascito testamentario vanno ricordate le donazioni fatte proprio al Museo Poldi Pezzoli di due opere, una Santa Elisabetta d'Ungheria e una Pietà probabilmente di Domenico Alfani, allievo di Raffaello. Anche per queste due donazioni il Museo milanese ha voluto rendere omaggio allo studioso Zeri, scomparso dieci anni fa.
Immagini:
1- Sala di consultazione della Fondazione Federico Zeri a Bologna.
2- Zeri a Orvieto dopo il terremoto del 1996.
3- Foto del Fondo "Pittura Italiana".
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