Il mistero del Cristo velato

Antonio Colecchia - 16.10.2008 testo grande testo normale

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Ma ciò che più d'ogni altra cosa reca stupore ed ammirazione grandissima è la statua del morto Gesù adagiato su di una coltre di porfido con una finisima sindone,che negligentemente gettatagli sopra,tutte le involge le delicate membra,le quali pe sotta di essa traspariscono.

La splendida opera dello scultore Giuseppe Sanmartino, firmata e datata 1735.
Chi era Giuseppe Sanmartino o Sammartino?
Come mai questo scultore apprezzatissimo dal Canova è quasi sconosciuto?
Nella maggior parte dei dizionari enciclopedici si leggono solo poche notizie :
Scultore napoletano, nato nel 1720 e morto il 12.12.1793. E' ricordato per essere un costruttore di presepi e di pastori in stile veristico napoletano.
Come scultore è definito un tecnicista aulico e accademico, conosciuto soprattutto come autore dello stupendo Cristo velato (considerato ingiustamente per molti anni da una vecchia e cieca critica, di un virtuosismo formale ispirato indirettamente al Bernini e trascurato dalla storia dell'arte). Autore di molte tombe e sculture nelle chiese napoletane, fra cui le decorazioni "Le allegorie " (1750-57) della certosa di San Martino .
Spulciando qualche vecchia guida di Napoli si legge "...supera in perfezione quest'ultima (stava descrivendo un'altra statua presente nella cappella dove è collocata) la statua del Cristo morto del nostro Sanmartino, e non le è inferiore per per la maniera straordinaria ond'è scolpita essa è coperta da un velo da capo a piede, il quale lascia scorgere attraverso esso i muscoli e le fattezze del corpo.
Il velo sembra essere leggermente bagnato del sudore della morte, e tutta la figura spira nobilta' e grazia"
(da "La descrizione di Napoli" di Giuseppe Maria Galanti del 1829).
Nella guida di Napoli appositamente stampata per il congresso degli scienziati in città del 1845, si legge "Ma ciò che più d'ogni altra cosa reca stupore ed ammirazione grandissima é la statua del morto Gesù adagiato su di una coltre di porfido con una finisima sindone,che negligentemente gettatagli sopra,tutte le involge le delicate membra, le quali sotto di essa traspariscono. Gli strumenti della passione vi giacciano accanto come gettati l'uno sopra l'altro, eppure tutto è conformato in un sol pezzo di bianco marmo.
E' autore di questo stupendo lavoro il nostro Giuseppe Sammartino
"
Dalla guida sacra della citta' di Napoli di Gennaro Aspreno Galante del 1872, si legge che "A sinistra una saletta mena in ipogeo ovè il famoso Cristo morto avvolto tutto nel sudario che sembra bagnato tanto da far trasparire le fattezze del nudo corpo questo lavoro inapprezzabile é del nostro Sammartino che imitando la Flora Borghese mostrò che se è impossibile superare il greco scalpello fu pero'agevole allo scultor napolitano l'emularlo. Pure i detrattori del Sammartino cercano invano difetti in quest'opera, ma il valente artista sara' sempre sicuro del fatto suo, da che il Canova esibì qualunque prezzo per acquistar questo Cristo"
Abile ed eccezionale scultore di un opera talmente plastica e affascinate di Cristo morto, nonostante il fatto che nel progetto originale fosse prevista la sua collocazione in una cripta sotterranea, una volta costatata la splendida esecuzione, fu sistemata proprio al centro della capella San Severo, gioiello del Settecento napoletano, dove ancor oggi fa bella mostra, nei pressi di piazza San Domenico Maggiore, nel cuore della Napoli antica.
L'incredibile gioco del sudario, i morbidi chiaroscuri fecero sorgere le più assurde leggende circa la sua esecuzione, fino al punto di asserire che il velo fosse stato posto dopo l'esecuzione dell'opera e marmorizzato con una sostanza chimica.
In realta' si tratta di un esempio perfetto di sottigliezza tecnica, fascino simbolico, sentimento lirico. Nell'opera dello scultore napoletano, non è evidenziata una netta distinzione tra il corpo e il velo, nel suo Cristo la carne del cadavere si confonde e si disfa nel lieve sudario e la figura raggiunge effetti d'intenso patetismo che sono d'ispirazione barocca.
La scelta del marmo paglierino accentua nello spettatore la sensazione del pallore della morte. Si notano su questa scultura le molte influenze del barocco del Fanzago, del Bottigliero e del Vaccaro e forse proprio questa poca ispirazione al neoclassicismo dilagante al tempo della sua esecuzione, ha fatto sì che quest'opera fosse snobbata dai critici classici e romantici e dimenticata.
Per il suo disinserimento dalle mode artistiche del tempo, fu ingiustamente messa da parte, in un mondo allora in cerca solo di novita', una delle sculture più suggestive e emozionanti di tutti i tempi.

Altre opere del Sanmartino:
Statue che decorano l'annuciazione e le tombe dei fratelli Michele e Andrea Giovene nella chiesa della "Nuziatella".
Le statue della "Sapienza" e della "Santità" dei SS. Lazzaro, Michele, Lucia, e Antonio Abate, nella chiesa dell'Annuziata
La tomba di Filippo di Borbone nella Basilica di Santa Chiara.
Bassorilievi a stucco nel corile dl palazzo del principe di San Severo in p.zza San Domenico.
Due puttini del 1766 nel paliotto della chiesa di san Marcellino e Festo
La tomba di Alessandro Falcone nella chiesa di San Domenico Soriano a piazza Dante.
Le statue di Mosè e Aronne nella splendida chiesa dei Girolomini in via tribunali.


Rielaborazione di un articolo tratto da artnow (da cui è nato whipart)
Napoli. 26.02.2001 a cura di Mezzacapa (Antonio Colecchia)


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