Cinzia Rosati - 14.07.2008

Due mondi a confronto: quello forense, fatto di leggi, di norme, di processi, di giudici e di imputati, e quello dell’arte, in cui estro, sensibilità, intuizione, danno vita a creazioni in cui il mondo è visto in chiave grottesca. Due realtà apparentemente così distanti convivono e costituiscono la peculiarità di Fernando Delia.
L'Arte approda nel Foro. Il brulicare di avvocati, giudici, pubblici ministeri, le lunghe ed estenuanti cause, le sospirate o inaspettate sentenze, le immancabili pile di carte e corposi faldoni, trovano espressione in opere d'arte la cui ispirazione nasce proprio in questo specifico ambiente, a cui un avvocato torinese ha dedicato la sua vita professionale, e in cui ha trovato spunto anche la sua anima di artista.
Fernando Delia, classe 1939, fin da ragazzo manifesta interesse verso l'arte e le sue molteplici forme di espressione, in particolare la scultura. Comincia a plasmare le prime opere d'arte e nel contempo si dedica agli studi di giurisprudenza , che una volta laureato, lo porteranno alla carriera di avvocato. E nel corso degli anni riuscirà a combinare l'aspetto sobrio, rigoroso, tecnico, tipici della sua professione, con l'estro e la creatività che sono insiti in un artista. Il connubio tra questi due aspetti della stessa persona si realizza con l'esecuzione di sculture che guardano al mondo forense in chiave grottesca.
Attraverso un'intervista, Fernando Delia ci ha parlato della sua vita di avvocato-artista.
D: Signor Delia, come è accaduto che un ragazzo appassionato d'arte abbia rivolto la sua attenzione agli studi di giurisprudenza per poi intraprendere la carriera di avvocato?
R: Per la semplice ragione che ai miei tempi il famoso "pezzo di carta" aveva la sua importanza e nel campo artistico, a differenza di oggi, c'erano pochi sbocchi e occasioni per un giovane di potersi affermare o realizzare.
In tutti questi anni comunque sono fiero di essere riuscito, nonostante il faticoso lavoro di avvocato, a non abbandonare mai la mia attività artistica. Ricordo che una volta feci vedere le mie opere ad un critico d'arte per avere un parere, e lui mi disse che avevo un così grande talento che avrei fatto meglio ad abbandonare la professione per dedicarmi solo all'arte. Mi spaventai così tanto che per quasi due anni non sono riuscito più a riprendere le mie creazioni.
D: Da dove viene la sua scelta di utilizzare solo la terracotta per le sue sculture e non provare a sperimentare nuovi materiali e stili scultorei?
R: Essenzialmente dal fatto che la creta è un materiale più immediato, che mi permette di creare in maniera estemporanea, senza dover prima fare bozzetti preparatori, come invece accade con il legno o il marmo, che richiedono una serie di fasi preparatorie del lavoro. Ho eseguito alcune opere in bronzo e marmo, ma non mi ritrovo in queste tecniche scultoree. Realizzare un'opera con la creta invece è come guardare le nuvole in cielo e riuscire a scovarvi delle figure, è tutto molto immediato, hai modo di creare subito quello che hai in mente.
D: I soggetti delle sue opere appartengono al mondo forense e sono rappresentati tutti in chiave grottesca. Perchè questa particolare scelta di temi e di stile?
R: Beh diciamo che il mondo forense è quello in cui ho vissuto gran parte della mia vita, e quindi la scelta di rappresentarlo nelle mie opere è stata piuttosto naturale. Come diceva Gustave Fleubert "Madame Bovariè c'est moi" anche nelle mie sculture c'è sempre un po' di me, poiché rappresentano il mio modo di vedere la vita.
Fare l'avvocato richiede una certa aggressività, un certo modo di porsi che non mi appartiene e che mi sono dovuto imporre per ovvi motivi professionali e che per me è stato quasi una sofferenza, a cui ho cercato di dare sfogo nelle mie opere. Nell'ambiente forense tutti indossano "una maschera" con la quale si mostrano agli altri e con la quale devono ovviamente intrattenere rapporti e contatti con assistiti, magistrati. Come artista vado alla scoperta di quello che si cela dietro la maschera, mi piace scoprire l'uomo che si nasconde dietro di essa, con le sue miserie i suoi dolori e gli affanni, cerco di cogliere i particolari che si celano dietro l'apparenza e di metterli in risalto attraverso il grottesco. Guardo l'uomo nella sua individualità e colgo le caratteristiche che lo rendono unico.
Ad ogni modo tra le mie opere ci sono anche soggetti che non appartengono al mondo forense. Unica particolarità a cui nemmeno io so dare una spiegazione: a parte qualche soggetto femminile ispirato a donne della mia famiglia, realizzo solo personaggi maschili.
Immagini:
1- Autoritratto
2- L'avvocato Fulvio Croce
3- Il collegio di difesa
4- L'arringa
5- L'eterna attesa
6- Spleen
7- Verso il baratro
8- Verso un'altra giornata di inutile fatica
Versione stampabile
Commenta questo articolo