Roberto Barzi - 17.05.2008

Hong Kong, Shenzen, Singapore, Shanghai, Bangkok e Kuala Lumpur:
le nuove grandi metropoli asiatiche, ossia delle abbaglianti visioni fantascientifiche viste con gli occhi di Peter Bialobrzeski.
Il futuro è già iniziato. Lo afferma l'interessante testo di Florian Hanig Neon cities, che introduce il volume Tigri di luce, consacrato alle nuove megalopoli asiatiche, e che incomincia con la narrazione di un "dejà vu": l'architetto Lee Ho- Yen di Hong Kong, assistendo alla visione del noto film di fantascienza Blade Runner, identifica nella Los Angeles avveniristica ritratta da Ridley Scott e non tanto per la sua finzione rivoluzionaria, quanto invece per via della reale raffigurazione della città in cui abita, con tanto di percezione claustrofobica per gli spazi ridottissimi e per il loro sovraffollamento, l'attuale metropoli. Una visione tangibile di un futuro non solo verosimile, ma fondamentalmente vigente.
Ora una interessante mostra, che si sta svolgendo al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (MI), ne riassume lo spirito per mezzo di alcune fotografie. Lo fa esponendo le opere in due siti all'aperto e non solo. Difatti il visitatore le potrà osservare nell'intero arco delle ventiquattro ore in piazza Gramsci e in piazza Tito Lucrezio Caro. Si tratta di spettacolari immagini realizzate in anni recenti dal tedesco Peter Bialobrzeski nelle metropoli asiatiche: ventiquattro fotografie sono proposte in ingrandimenti 180 x 120 cm esposte in strutture espositive dotate di pannelli solari che restituiscono l'illuminazione durante il buio, consentendo così la loro fruizione anche di notte.
Le fotografie certificano gli aspetti più clamorosi della nuova vocazione urbanistica asiatica: megalopoli come Hong Kong, Shenzen, Singapore, Shanghai, Bangkok e Kuala Lumpur vengono difatti percepite e illustrate in tutte le loro divergenze più drammatiche, ma con uno sguardo autonomo, lontano dal reportage come dalla fotografia di architettura.
Florian Hanig afferma inoltre che a Hong Kong si può vivere senza scendere mai in strada, poiché la metropoli è ricca di scale mobili sopraelevate e di "walkways" che collegano fra loro i piani sopraelevati dei diversi palazzi. Le torri più alte hanno profili che neppure i futuristi avrebbero potuto immaginare.
Le condizioni estreme cui la popolazione è quotidianamente sottoposta chiariscono il facile terreno nel quale si sono coltivate epidemie come la SARS, oppure malattie come l'epatite. I grattacieli edificati a tempo di record hanno le facciate rivestite da vetrate ad aggancio semplici da collocare repentinamente. Date le cattive condizioni di aerazione "gli abitanti sono poi costretti a praticare fori nelle vetrate per installare i propri condizionatori. A volte per respirare forzano persino i pannelli di vetro e li tengono aperti con un bastone, su cui stendono il bucato ad asciugare".
L'aspetto esteriore di città fantascientifiche contrasta così con quello ormai occultato dei palazzi in cui sembrano sopravvivere epoche diverse. Le fotografie di Peter Bialobrzeski mostrano perfettamente come queste cattedrali di vetro formate da cemento e cristallo delle nuove città orientali vengano costantemente alla luce in un fangoso cantiere incessante, quasi sovrapposte ai vecchi edifici della vecchia città che permangono imperturbabili.
Dalle casupole della periferia o dai negozietti temporanei che gremiscono le strade sembrano sorgere, senza soluzione di continuità, i grattacieli come sogni di cristallo, gli anelli delle strade sopraelevate, i viadotti che sormontano i vecchi edifici cadenti, asfissiati da enormi cartelloni. Inoltre un grattacielo può divenire una specie di villaggio inglobato nella città: oltre ad appartamenti e uffici ospita anche attività e commerci più singolari, tanto che molti abitanti vi possono trovare tutto quello che serve loro senza mai uscire all'esterno. Spesso questi "villaggi verticali" sorgono nei dintorni di un centro commerciale che fornisce una forma di socializzazione oltre alle merci fondamentali per la sopravvivenza.
Le ventiquattro fotografie di Peter Bialobrzeski - ottenute, come viene ben sottolineato in catalogo, grazie a tecniche analogiche - testimoniano nel modo migliore questi contrasti e queste specificità. L'aspetto abbagliato delle sue immagini, ottenute con pose di 4/8 minuti, abitualmente di notte, è solo superficialmente funzionale ad una resa trionfalistica. Le sue inquadrature, molto accurate, consentono sempre di intuire i profili dei nuovi quartieri o gli altissimi viadotti in parallelo alle sembianze decadenti del vecchio tessuto urbano.
Le lacerazioni delle "vetuste" città in smobilitazione, ormai scalzate dalle nuove metropoli del boom economico, sono ben evidenziate con una traccia di commozione, solitamente lontana dalle impassibili, quanto abituali, immagini architettoniche. Così anche la logica crudele riguardante alcuni elementi di questa edificazione dilagante e inarrestabile, è incisa con grande evidenza in questi scatti.
TIGRI DI LUCE
Le nuove megalopoli dell'Asia
Fotografie di Peter Bialobrzeski
Dal 18 maggio al 13 luglio 2008
Museo di Fotografia Contemporanea
Cinisello Balsamo (MI)
Piazza Gramsci
In collaborazione con Contrasto
Coordinamento di Massimiliano Foscati e Francesco Zanot
Catalogo pubblicato da Contrasto
www.museofotografiacontemporanea.org
www.formafoto.it
Versione stampabile
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