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Gianni Robusti: L’Incanto del silenzio

Caterina Spiga - 04.05.2008 testo grande testo normale

Le tinte fosche che rimandano al basso, al centro della terra divengono la metafora di un ritorno a quegli elementi generatori di vita, simbolo di un silenzio e una attesa che ben si sposa col caos primigenio generatore di vita.

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Gianni Robusti si ferma a riflettere su ciò che c'era e non c'è più. Terra, legno, ferro, carcasse diventano i simboli di un incipit lontano in cui l'uomo non c'era ancora e il tutto era ordine, calma, oscurità, profondità d'abisso.
Un incipit privo di animali e vegetali che attraverso i millenni di evoluzione in cui sono comparsi e scomparsi fossilizzandosi, destano, da fossili, l'attenzione maggiore nell'immaginario dell'artista che nelle sue creazioni utilizza materiali che ci immergono e proiettano nello spazio tellurico, il sottosuolo le cui tinte dell'ambra, dell'ocra, del ferro e del carbone configgono il nostro sguardo e la mente in un centro dove si ha la sensazione di essere risucchiati, per ritornare a far parte di quegli elementi primordiali dai quali siamo scaturiti e con i quali per tanto tempo siamo rimasti in comunione.
Le tinte fosche che rimandano al basso, al centro della terra divengono anche metafora di un ritorno a quegli elementi generatori di vita, simbolo di un silenzio e una attesa che ben si sposava col caos primigenio generatore di vita. Ora però -chiuso il ciclo- il cerchio, benché tenti ancora di innescare il suo movimento rotatorio, sembra non sprigionare energia dalla materia, ma l'immobilismo che emana chiude lo spazio, lo riduce ad una dimensione di non spazialità, non apertura e non comunicabilità verso l'esterno. Uno spazio che non si congiunge e non tocca il "fuori"! Tutto viene inglobato in questo universo circolare in cui la natura è ritornata ai suoi elementi, in cui gli alberi, se esistono, permangono come filamenti scheletrici da selva dei suicidi a metà strada tra mozziconi di edifici ridotti a moncherini, armature di cemento crollato, filiformi ruderi consunti da intemperie che non hanno avuto tregua per lungo tempo.
Ma mi pare particolarmente viva la riflessione in queste opere che Gianni Robusti sta presentando al Sottopiano beaux-arts di Cagliari, su quanto è cambiato intorno a noi, su ciò che è stato superfluo e anche dannoso, su ciò che mai più ci verrà restituito. Si sente la tragica poesia del Nulla che tanto aveva promesso e dato ma che si è ripreso, inghiottendo nella sua spirale di cerchi concentrici:acqua, aria, terra, fuoco, mari, fiumi, montagne, alberi,il ciclo della vita. Come diceva Rothko "l'arte come la filosofia appartiene al suo tempo, le verità parziali differiscono in ogni epoca e l'artista come il filosofo, deve, per così dire, adattare continuamente l'eternità a tutte le contingenze". La plasticità di opere come Silenzi turbati o Ceneri e Armonia dissestata in un silenzio congeniale allo stile, alla poetica dell'autore come in un suggestivo Tartaro che inabissa ogni cosa in cui la luce si fonde in una materia dai grandi impulsi dinamici, pare sintetizzare itinerari mitici ed approdare nello stesso tempo a traguardi che fanno addensare l'attenzione su un discorso mitico gremito di archetipi, costruendo una poetica la cui immersione nel passato diventa un vero e proprio bagno vivificatore e un viaggio alla ricerca di emozioni perdute. Al passo del silenzio vengono trasposte le "impronte" del tempo in fieri, ciò che è stato e ciò che sarà scavalcando il chiasso dell'oggi sul quale si stenderà un' uguale coltre di quiete. Ritornano in mente gli "Achromes" di Piero Manzoni dove l'assenza–essenza espressiva ha una grande forza elocutiva in cui il bianco candore della calce e le sue "rughe" grinzisce le parole intimando a queste di aver perso tutta la loro carica comunicativa. In Gianni Robusti diventa riflessione appassionata di un artista-demiurgo dei nostri giorni che con lucida amarezza rivolge l'attenzione al cosmo sgomberandolo di ogni fronzolo o vestigia umane.


"Gianni Robusti: L'Incanto del silenzio"
Sottopiano Beaux-Arts Via Scano 92, Cagliari
dal 2 al 23 maggio 2008
Orari: dal lunedì al venerdì 18:00/20:30
Chiuso sabato e festivi
Ingresso libero
Ideazione e Cura della mostra per Sottopiano:Dott. Sandro Giordano
Ideazione e Cura della mostra per Studio Lattuada: Dott. Flavio Lattuada


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