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A.A.A. CERCASI morituro per installazione artistica

Antonio Colecchia - 27.04.2008 testo grande testo normale

"Voglio far vedere una persona che muore di morte naturale o qualcuno che è appena morto"
"Il mio obbiettivo è quello di mostrare la bellezza della morte"
"Fare è una forma più alta di pensare"


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L' agonia della morte certamente deve essere "appagante" nell' arte contemporanea, dopo la morte (causata o naturale ) per stenti e fame del cucciolo di cane a Managua nell'istallazione "Eres lo que lees" che ha riscosso un incredibile riscontro mediatico e ha suscitato un "vespaio" internazionale ...ecco comparire all' orizzonte una "provocazione" ancora più sconvolgente.
L'artista tedesco Gregor Schneider, vincitore del Leone d'oro alla 49° biennale di Venezia del 2001, famoso per la ricostruzione e ripresentazione claustrofobica e maniacale di spazi domestici, ha avuto la geniale idea di una "performace estrema".
La morte e l'agonia "in diretta" di un essere umano.
"Voglio far vedere una persona che muore di morte naturale o qualcuno che è appena morto"
"Il mio obbiettivo è quello di mostrare la bellezza della morte"

Ha dichiarato candidamente a Gareth Harris giornalista del "Giornale dell'arte" in un articolo comparso nel numero 275 di aprile di quest'anno,
Ma ciò che è ancora più sconvolgente è che la dottoressa Roswhitha Vandieken dell' istituto di Patologia di Dussendorf lo aiuterà nella ricerca di volontari fra i suoi pazienti terminali disposti, anche dietro compenso, a morire sotto gli sguardi di visitatori "incuriositi".
Che Scheneider sia stato sempre affascianato dal tema della morte è incontestabile.
A Napoli presso la fondazione Morra Greco aveva organizzato una mostra dal titolo "26.11.2006 ", che nel calendario luterano corrisponde al giorno dei morti. Infatti il progetto che l'artista tedesco ha sviluppato durante un suo soggiorno partenopeo era strettamente legato al tema della morte, sentimento che da sempre compenetra l'essenza di questa città, una città che dietro la maschera di allegria e di vitalità nasconde un grande senso della morte.( vedi articolo http://lnx.whipart.it/news/3271/misteri-napoli-maggio-monumenti.html).
L' artista tedesco già nel 2000 aveva "sceneggiato" la sua morte in una mostra all'Haus Esters di Krefeld e in molte sue installazioni sono presenti manichini di "corpi umani morti"
Schneider ha sempre sostenuto che "Fare è una forma più alta di pensare"
Ma dalla rappresentazione alla realtà...ce ne vuole.
Certamente sarà stato infuenzato anche dal suo lavoro giovanile di becchino, sebbene lo facesse solo per procurarsi i materiali per le sue sculture.
Nato nel 1969 a Rheydt, in Germania; introverso, schivo e attento osservatore del comportamento umano, l'artista ha sempre lavorato nel suo appartamento, isolato acusticamente dal resto del mondo da pannelli anti rumore, sviluppando una sorta di compenetrazione totalizzante con la sua opera, convivendo con essa giorno e notte. A chi gli chiedeva la reale motivazione del suo lavoro rispondeva candidamente : "non sono capace di fare altro...".
Eppure le sue opere fanno bella mostra in importanti collezioni internazionali:
a La Maison Rouge - Fondation Antoine de Galbert, Paris, Hamburger Kunsthalle, Hamburg, Kunsthalle Bremerhaven,Bremerhaven Museum Ludwig, Köln Sammlung Goetz, München Sammlung Olbricht, Essen Sammlung zeitgenössischer Kunst der Bundesrepublik Deutschland, Bonn/Berlin, Städtisches Museum Abteiberg, Mönchengladbach , ZKM | Zentrum für Kunst und Medientechnologie Karlsruhe, Karlsruhe , The Saatchi Gallery, London, la Fondazione Morra Greco, Naples,ARCO Foundation Collection, Madrid, Fundacion NMAC, Cadiz;Kunsthaus Zürich, Zürich, Museum of Contemporary Art Chicago - MCA Chicago, Chicago , Rubell Family Collection, Miami.

Pur apprezzando le provocazioni e l'estrosità dell'artista e il suo confronto con il pensiero transumanista, pur condividendo molte delle ragioni che lo portono a certe conclusioni estreme, siamo dell'avviso che davanti alla morte di un essere umano anche l'arte deve saper fare un passo indietro.


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