Do it yourself - Fino al 31 maggio a Brescia

Roberto Barzi - 24.04.2008 testo grande testo normale

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Tags: Pittura e disegno

Una mostra imperniata sull’incontro fra l’arte del disegno e la pittura, amalgamando le due tendenze in sinuose relazioni estetiche. Tre giovani artefici alle prese con queste rappresentazioni artistiche. Ecco l’essenza della interessante esposizione in corso presso la "Galleria delle Battaglie" di Brescia.

"Se volete sapere tutto di Andy Warhol, non avete che da guardare la superficie dei miei quadri, i miei film e me stesso." Andy Warhol

Potrebbe rivelarsi perfino corrotta l'interdipendenza tra il disegno e la pittura: l'uno all'interno dell'altra, quando si tratta dell'antitesi costitutiva disegno/colore. Uno sotto l'altra, quando è la matita a tracciare quello che di essa si manifesterà. L'uno fantasma dell'altra quando ne fa le veci in esposizioni raffazzonate, dove si mostra ciò che resta del simulacro. Una configurazione, quella basata sul rapporto disegno/pittura, leggibile in svariati modi, interpretata oggi - dai giovani artisti - in numerose circostanze quale possibilità di un affrancamento dagli orpelli, in un'involuzione calcolata che si fa progressiva. Proprio come nel caso del famoso dipinto di Andy Warhol che dà il titolo alla interessante rassegna, in cui la citazione sulle matite diviene autonomia ragionata, rilettura e ampliamento del concetto stesso di pittura, che diviene simbolico e dileggiante.

Ora, nel caso di Marco Mazzoni, Daniela Alfarano e Federico Guerri, la risolutezza ad impugnare quel bisturi indulgente che è la matita non appare avulsa dal clima degli ultimi quinquenni: quelli in cui non si riteneva appropriato il ritorno alla pittura, ma nemmeno al “concettuale” fine a se stesso. Non di disegnatori dunque si tratta, bensì di artisti che "usano intenzionalmente la matita" con tutto ciò che questa propensione comporta.
Un'attitudine squillante nel caso di Marco Mazzoni, il quale si auto-osserva grazie al gioco regressivo delle matite colorate, in un artificio che contraddice se stesso, donato dai toni foschi della sua pittura e che il piano concettuale sovrappone ai clamori colorati dell'opera.
Daniela Alfarano, all'opposto, rappresenta la magnificenza tramite la calcolata asportazione del colore. I suoi bianchi e neri risorgono dalle ceneri del grigio/grafite - da se stesso dunque -, non accettando di dissiparsi né a favore di istanze contenutistiche pur presenti ma non ossessive, né per dar luogo a "sfrangiature estetiche riduzionistiche".
La compattezza della superficie pittorica è contrastata anche da Federico Guerri, ma per mezzo delle sue linee mimetiche. In questo caso il disegno svanisce da solo lasciando il posto alla concezione della forma anziché ad una configurazione conclamata.

"Le mostre accadono, così come le opere: difficile prevederle del tutto. È così che la Alfarano ha realizzato proprio per questa occasione un nuovo soggetto, un dignitoso ma macerato uomo anziano: proprio il soggetto principale di Mazzoni che, imponendosi di deviare dal "prototipo" del padre, si costringe ad applicare rughe e usura dove non ci sono, ossia su tutti i volti che ritrae. Incontro-scontro al vertice, dunque, tra due figure incompromissorie, simili ma differenti, non riconducibili l'una all'altra: la misura dell'umano è la sua incommensurabilità […]" scrive in catalogo il curatore Stefano Castelli. E se la Alfarano sovrappone la pietà alla visione che genera, Mazzoni sembrerebbe disperderla a favore di un umanesimo più spregiudicato, che ha quale misura rigorosa l'immedesimazione. Equipara i due "anziani" la dignità che viene loro elargita: incondizionata, antifunzionale, antiutilitaristica, arbitraria, umanistica appunto.
I luoghi di Guerri agiscono, nell'occasione di quest'esposizione, come habitat d'eccezione per l'umanità di Marco Mazzoni e Daniela Alfarano. Sono gli ambiti di un "infra-spazio": terreno o lunare, minerale e volatile. La precarietà è costitutiva, e anzi la presenza dello spazio si fonda proprio sulla sua aleatorietà temporale.
Nel suo ultimo ciclo Mazzoni introduce persino un elemento assai sconcertante: due personaggi identici che interagiscono e "mettono in atto la copula con se stessi". Quello che apparirebbe il massimo dell'oscenità in realtà nel suo caso si manifesta come un'occasione razionale e umanizzante.
Diventa perciò piuttosto problematico ricordarsi dell'uso della matita nel tourbillon di suggestioni sin qui descritto, eppure è uno strumento che genera la sostanza stessa del quadro. Una "insufflatrice di aria", di residuo pastoso, "instillatrice di silenzi e solennità" nel caso della Alfarano. Sedimento grasso e fibroso per Mazzoni, che elabora la carnalità e ne fa elemento di condivisione interindividuale. Graffio deciso ma impermanente in Guerri, scrittura automatica e programmata, un disegno che riproduce il cucito, sutura e configura assieme.
Le ecchimosi che Mazzoni tratteggia sui visi dei suoi soggetti sono invece fatte attecchire da Guerri sul corpo stesso della pittura e del disegno: il segno è come una piccola ferita arrecata alla tela e assieme già una sutura, un lenitivo. Il tratto cuce, ma la struttura si scompone. Si scorgono così strutture complesse, che si presentano come degli accampamenti esotici, forse di gitani sorpresi prima del loro eclissarsi.
Una dissoluzione che però non si trasforma in una perturbazione, piuttosto in una leggera folata di vento che fa spazio all'imminente. Di conseguenza afferma Castelli "i volti di Mazzoni sono onomatopeici. Mimetici nel riprodurre finanche la fibra della carne, pretestuosi nel sovrapporre una nuova fisiognomica a quella esistente".
Il silenzio trasposto nelle opere della Alfarano è portatore di dignità, se pur lontana da quel lirismo pseudo-romantico che ancor oggi a volte corrompe, pur essendo ormai inutile se non a intenti utilitaristici. Guerri infine respinge il feticismo dell'incrostazione. Ci si proclama ormai "postmoderni", eppure non sempre si riesce a rinunciare alle espressioni stabilite che rivelino e riflettano per noi.
Il finto cucito metaforico di Guerri può dunque ricordare che sì l'opera d'arte è sempre un soggetto per feticisti, "ma slabbrato, sfrangiato, evanescente ai margini".

Do it yourself
Dal 12 aprile al 31 maggio 2008
Galleria delle Battaglie
Via delle Battaglie, 69/A,Brescia
Orari: lunedì mattina chiuso-pomeriggio ore 16.00-19.30
Dal martedì al sabato 10.15-12.45 e 16.00-19.30
Catalogo in galleria
www.galleriabattaglie.it


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