Giacomo Balla, le Compenetrazioni iridescenti e la modernità futurista.

Teodoro De Cesare - 26.04.2008 testo grande testo normale

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Tags: compenetrazioni iridescenti, Giacomo Balla, futurismo, analisi e ricerca

La modernità futurista di Giacomo Balla è tutta nelle Compenetrazioni iridescenti, opere quasi dimenticate, ma che hanno influenzato l'anguardia artistica del secondo dopoguerra.

Nel cinquantenario della morte di Giacomo Balla (avvenuta a Roma nel marzo 1958), il Palazzo Reale di Milano dedica al maestro un'importante esposizione. Per ritrovare l'ultima antologia completa bisogna tornare al 1971, quando la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma presentò le opere di Balla; inoltre a Milano non c'è mai stata una vera e propria retrospettiva futurista. Le opere visibili sono duecento, frutto di prestiti eccezionali dai principali musei internazionali, come il Museum of Modern Art di New York, il Centre Pompidou di Parigi, la Tate Gallery di Londra, il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. Le diverse fasi dell'esperienza artistica di Balla si affrontano in cinque sezioni: Divisionismo e visione fotografica; analisi del movimento; ricostruzione futurista dell'universo; arte-azione futurista; energie e sensazioni.
Le opere futuriste di Balla apparivano, al tempo, cariche di modernità e presagi. Perché presagi? La risposta potrebbe trovarsi in un aspetto ancora non affrontato nella sua reale e piena importanza: le Compenetrazioni iridescenti, disegni, abbozzi d'opera, esercitazioni che l'artista propone a partire dal 1912. Sono opere che riflettono un momento forte di ricerca, stimolate dalla modernità proposta dal “Manifesto futurista” del 1910. Le Compenetrazioni iridescenti sono strutturate con innesti di forme circolari e triangolari e dipinte con colori puri, Maurizio Calvesi le interpreta come esplorazioni di principi teosofici. È certo che Balla usa questi quadri per analizzare l'oggetto, cercando di rappresentarne l'essenza e, quindi, andando già oltre il futurismo stesso, soprattutto quello di Boccioni, giocato tutto sull'immagine e sulla simultaneità della visione. Il punto focale è proprio questo approccio analitico che, negli anni intorno alla Prima Guerra mondiale, sembra dissolversi a favore di un futurismo tradizionale. Sciogliere questi lacci interpretativi è compito degli studiosi e ricercatori del contemporaneo, ma lo stemperarsi dell'influenza divisionista e fotografica, a cui Balla deve la sua formazione artistica, e in cui le compenetrazioni dimostrano la loro maggiore potenza artistica, mi pare porti progressivamente e forse naturalmente l'artista a lasciare monca questa analisi sull'oggetto. Questo tipo di ricerca, importante da riscoprire, non è andata persa negli anni e nei movimenti artistici successivi al Futurismo, si guardino ad esempio alcune opere di Victor Vasarely, in modo particolare quelle degli anni Sessanta del secolo scorso (Berc, 1967), in cui l'artista mostra le fasi di preparazione delle sue opere cinetiche. Queste ricerche sull'immagine, sulle forme e sulla luce si possono ricondurre alle compenetrazioni di Balla; questo parallelismo, tutto da approfondire, metterebbe il Futurismo e l'arte di Giacomo Balla in una posizione centrale dell'arte contemporanea, anche nel secondo dopoguerra: il movimento artistico nato con Martinetti sarebbe finalmente liberato dai suoi legami con il Fascismo e rivalutato nel suo aspetto di fondazione astratta.

Le Compenetrazioni iridescenti sono visibili fino al 2 giugno a Milano, Palazzo Reale, nella mostra Balla. La modernità futurista.

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