Non solo futurismo Giacomo Balla. La modernità futurista a Milano, fino al 2 giugno

Roberto Barzi - 29.02.2008 testo grande testo normale

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Tags: Giacomo Balla

L’analisi cubista entra in contatto con la “sintesi dinamica” formulata da Boccioni, divenendo la grande scoperta del Futurismo. Una sensibilità immediata, persino sorprendente, è il requisito principale dell’arte italiana da Filippo Tommaso Marinetti a Giacomo Balla. La velocità è una forza che racchiude tre entità, l’oggetto in movimento, lo spazio e la luce che lo avvolgono. Sotto questo stimolo, che giunge a snaturare i corpi e le figure, si concentra la ricerca di Balla, che annulla quasi del tutto la figura: il corpo umano o le ruote di un’automobile si fanno “forme dinamiche”.

Balla che sul tema del dinamismo meditava già da alcuni anni (il famoso Cane al guinzaglio è del 1912), va al di là di Boccioni: prescinde quasi totalmente dall'immagine visiva per dare l'immagine psicologica del moto. La sua ricerca è prevalentemente linguistica: mira a stabilire un codice di segni significanti velocità, dinamismo ecc. Sono concetti che interessano intensamente l'uomo moderno […]
G. C. Argan, L'arte moderna

La mostra che si sta svolgendo presso il Palazzo Reale di Milano, intitolata Giacomo Balla. La modernità futurista, vuol rendere omaggio - dopo quarant'anni dall'ultima antologica dedicata al pittore piemontese - all'artista grazie a ben duecento sue opere, per poter così restituire a quest'influente figura dell'arte italiana il valore che le spetta: quello di avere dischiuso la strada alle avanguardie storiche ancor più del geniale Umberto Boccioni.
La metropoli meneghina, che ha avuto una parte importante nell'evoluzione del movimento futurista, e che si appresta a commemorare il prossimo anno il centenario dell'emanazione del suo primo manifesto avvenuta a Parigi nel 1909, dopo aver proposto una rassegna su Boccioni ha deciso di dedicare una retrospettiva a Balla nel cinquantenario dalla sua morte.

L'esposizione segue un andamento cronologico ed è strutturata in cinque sezioni. Dopo “Divisionismo e visione fotografica” è la volta di “Analisi del movimento”, “Ricostruzione futurista dell'universo”, “Arte-azione futurista”, “Energie e sensazioni”. Si entra quindi nel vivo dell'esperienza avanguardista dell'autore. La mostra però, curata da Giovanni Lista, Paolo Baldacci e Livia Velani, non si limita a presentare le opere che Giacomo Balla (Torino 1874 - Roma 1958) ha realizzato durante il suo periodo di militanza futurista.
Parte invece dal 1900, quando l'artefice, che nel frattempo si era stabilito a Roma, creava straordinari dipinti di tipo divisionista - esenti però da elementi mistici e simbolisti - che culminano nel 1910, e dal successivo periodo nel quale riproduceva sulla tela le fotografie da lui scattate in dipinti composti dalle sole monocromie grigie, lasciando un unico riferimento all'azzurro per indicare l'aria quale mezzo atmosferico.

I primi quadri presi in considerazione trattano in maggior parte temi concernenti il mondo familiare, come si può notare ne La madre, 1901, Elisa sulla porta, (1904), Affetti, (1910) e quello sociale, dove su tutti spiccano il bellissimo Fallimento, (1902) e La giornata dell'operaio, (1904). Non potevano mancare le vedute urbane di Roma, come in Villa borghese - Parco dei Daini (1910), che si distinguono per la presenza d'innovatori tagli di derivazione fotografica derivanti dalla scoperta della fotografia stroboscopia di artefici come Muybridge e Marey: è già lampante in questi capolavori quell'interesse per la resa degli effetti di luce e il dinamismo, che l'artista porterà avanti con successo e originalità anche negli anni successivi.
Di un'automobile ad esempio si notano solamente le ruote e gli ingranaggi, tutto il resto è solo percezione simultanea. L'immagine è da lui sdoppiata e l'osservatore potrà vedere i cerchi concentrici che si trasformano in spirali, per poter così celebrare il “moto generatore”, il senso dell'evoluzione, i sussulti di una macchina, in cui le forme triangolari sono causate dal sobbalzo sul terreno, da cui emerge anche la “psicologia del moto”. Grandi curve ellittiche ne raffigurano le onde motorie che l'auto in corsa produce nell'atmosfera. Il loro risalto è dato dalle verticali, dove alcuni segni d'inerzia ne fanno meglio risultare il dinamismo, tematica su cui Balla rifletteva già dal 1909, anno appunto del “Manifesto Futurista” di Filippo Tommaso Marinetti.
Tra il 1910 e il 1911 Balla dipinge uno dei suoi lavori più famosi, Lampada ad arco, metafora del trionfo della lampadina moderna sul romantico “chiar di luna”. Boccioni lo ritiene un po' troppo retrò e quindi decide di non proporlo alla mostra parigina del 1912, dove sono esposte inoltre molte opere cubiste. Balla, risentito, decide di avventarsi in azzardate sperimentazioni realizzando, una dopo l'altra, una serie di capolavori, Dinamismo di un cane al guinzaglio, Bambina che corre sul balcone, Automobile in corsa (velocità+luci), tutti del 1912, coi quali si propone di determinare “la forma in movimento o il movimento di una forma”. Man mano che procede nei propri studi, passa dall'analisi di soggetti naturalistici a quella di elementi incorporei come la luce, la velocità e l'energia, avvicinandosi sempre più all'astrazione. Risalgono a questi anni le Compenetrazioni iridescenti, gli studi sui vortici e le rotazioni celesti, che daranno poi vita a dipinti del calibro di Mercurio che passa davanti al sole (1914). Ci si soffermi ad ammirare Cane al guinzaglio (1912), che si separa dall'immagine visiva come Automobile in corsa, del 1913. La sua ricerca si fa linguistica per puntare a fissare un codice di segni che significano dinamismo e velocità, concetti legati alla modernità.
Perfino i segni che si riferiscono alla natura comunicano qualcosa di non naturale. Il tutto si manifesta come un complesso di congegni meccanici, una connessione tra spazio e oggetto che determina percezioni visive legate al ritmo motorio.

Proseguendo nelle sue ricerche, Giacomo Balla si rende conto che per donare l'idea della velocità e descrivere la mutevolezza delle forme deve prima superare la bidimensionalità della tela. Per questo inizia a inserire all'interno dei suoi lavori collages di carta stagnola, stoffe, fili di ferro, lamiere ed altro ancora, passando pertanto dal “quadro-oggetto” alla “installazione tridimensionale”. Da qui alla redazione, assieme a Fortunato Depero, del “Manifesto della ricostruzione futurista dell'universo” del 1915 il passo è breve: i due si ripromettono di dare “scheletro e carne all'invisibile, all'impalpabile, all'imponderabile, all'impercettibile”. Ma non solo: moda, pubblicità, arredamento, scenografie, bozzetti e costumi teatrali, “tavole parolibere”, opere d'arte postale, esperimenti grafici, e perfino sgargianti “fiori futuristi” saranno il pane quotidiano dell'ormai maturo artista torinese. Il primo conflitto mondiale e la morte di Boccioni e Sant'Elia porranno fine alla sperimentazione futurista, anche se Balla prosegue nelle sue ricerche divenendo così il mentore per tutti quegli artisti - e sono un'infinità - che volevano intraprendere la strada del rinnovamento artistico italiano. Però fra abbandoni e nuove adesioni il futurismo perde buona parte della sua energia rivoluzionaria e si avvia verso nuove strade. Certamente quella più originale è basata sul “Manifesto dell'Aeropittura futurista” del 1929, firmato da Marinetti, Prampolini, Depero, Dottori, Fillia, Somenzi, Benedetta Cappa-Marinetti, Tato, Rosso e, naturalmente, Balla. È l'ultima volta che l'artista partecipa alacremente alle azioni del gruppo. Negli anni '30, infatti, tutto si aggiusta e Balla, che è stato fra i primi a realizzare un'opera astratta, torna a creare dipinti di genere figurativo, conformi a quelli degli esordi. Da tempo ormai aveva iniziato a svolgere ricerche d'altro genere, meno legate all'universo meccanico e tecnologico futurista e più vicine all'essere. A appassionarlo, infatti, erano in particolare lo scambio di vitalità - Bergson docet - che si genera tra i singoli e il tutto, e l'osservazione delle sensazioni e degli stati d'animo, proprio come nel suo bellissimo Linee forza di paesaggio+sensazioni di ametista, del 1918 circa.

Di lui rimane oggi il ricordo struggente di mezzo secolo di sperimentazioni artistiche, e se le forme ideate da Boccioni furono sfruttate nella produzione industriale, quelle di Balla servirono come strumenti verbali per comunicare in maniera dinamica tramite la pubblicità, i fumetti, le performance, la “video art.” Vale a dire l'inizio di un repertorio di cui la civiltà del XX si è servita, e si serve tuttora, per trasmettere messaggi e informazioni, di grande interesse per il funzionamento di una società così tecnologica e mass-mediale.

Giacomo Balla. La modernità futurista
Palazzo Reale, Milano
Dal 15 febbraio al 2 giugno

Orari: dalle ore 9.30 alle ore 19.30
Lunedì dalle ore 14.30 alle ore 19.30
Giovedì dalle ore 9.30 alle ore 22.30


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