Vivienne Westwood - 35 anni di moda in esposizione a Milano fino al 20 gennaio 2008
Roberto Barzi - 15.12.2007

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Regina del “punk” o carismatica “dama” di Sua Maestà? Ambedue le cose. I suoi capi, impudenti e stimolatori quanto la propria creatrice, si susseguono in un’antologia che non lascia all’occhio la condizione d’abituarsi. Per poter così esprimere che di strada la Westwood ne ha fatta, e tanta.

Se la moda può essere considerata una branca dell'arte visiva allora Vivienne Westwood (Tintwistle, 1941) è davvero il “Giotto contemporaneo”, per adottare il commento di Vittorio Sgarbi, che ha successivamente dichiarato: “Nessun mio predecessore aveva mai pensato di dedicare una mostra a Vivienne Westwood e mai aveva pensato di portare la moda nel tempio dell'arte milanese. Questa mostra è stata la prima idea del mio primo giorno da assessore alla Cultura.” Ed infatti portare la moda al Palazzo Reale di Milano non è per nulla singolare se la stilista è appunto “il Giotto dell'arte contemporanea”. Per Vivienne Westwood, decana del “fashion” internazionale, Vittorio Sgarbi non poteva dunque esprimere un giudizio più lusinghiero.
Ne ha fatta di strada la creatrice di moda da quando nel 1971, senza un quattrino in tasca, ma con la vigoria di una tigre che ancora oggi le fa brillare lo sguardo, aprì il famoso Let It Rock londinese.
Mutava ogni anno il nome del suo centro, che nel '74 fu temporaneamente chiuso dalla polizia, data l'eccessiva provocatorietà della collezione Sex. Fu sempre lei, insieme al compagno Malcolm McLaren - manager dei “Sex Pistols” -, a teorizzare e realizzare lo stile punk, come ha commentato lei stessa: “Disprezzavamo la politica ipocrita dell'epoca e volevamo dare fastidio agli inglesi. Il sesso e la rappresentazione della violenza ci permisero di ottenere subito il massimo risultato”.
Le prime magliette con applicazioni furono ideate dalla Westwood assieme a zip, spille e spilloni, giungendo persino a cucire nientemeno che delle ossa sulla stoffa. Ed ancora catene, strappi: ecco adesso tutto il “trash” ripresentarsi in una mostra antologica, poiché se la moda varia seguendo l'evolversi della società, lei ha realmente operato per la storia della moda, quindi era più che giusto dedicarle un'esposizione nell'edificio milanese consacrato all'arte visiva.
Sorta nel 2004 al “Victoria & Albert Museum” di Londra, la rassegna espone outfit selezionati direttamente dalla collezione privata del V&A, nonché dall'archivio personale della stilista inglese. Questa rappresenta la più recente tappa di un tour che, negli ultimi quattro anni, ha toccato Canberra, Shangai, Taipei, Tokyo, Dusseldorf, Bangkok e San Francisco.
Dalle “destrutturazioni geometriche” delle prime collezioni fino ai confronti sartoriali degli anni '90, lo schema stilistico di Vivienne Westwood rispecchia una metodica esplorazione della storia del costume. La retrospettiva riconsegna dunque al visitatore - e in tutta la sua verve originaria - la magnificenza d'idee che ha animato nel tempo le creazioni della stilista, che affascina tuttora per la densità e complessità dei rimandi alle arti pittoriche e letterarie. Un percorso organico guidato dall'amore per la cultura, ma anche da un inesauribile bisogno di sperimentare continuamente i limiti intellettuali della società.
La mostra è quindi un atto di ossequio alla carriera di Vivienne Westwood, dagli anni '70 ad oggi, e include sezioni dedicate alle tecniche di modellismo, agli accessori, oltre che “video” e compendi di alcune delle sue sfilate più rappresentative.
All'inizio dell'esposizione antologica si trovano gli abiti dei primi concerti dei “Sex Pistols”, come quello che Johnny Rotten indossò nel “live” del 1974 a Parigi. Al suo fianco una nota fotografia di lei, coi capelli biondissimi, cortissimi, che porta la maglietta Destroy con tanto di svastica e crocifisso capovolto, mentre posa con il viso corrucciato di chi sa scandagliare il presente, lo critica, ma al tempo stesso lo contempla già oltre la macchina fotografica, ben al di là dell'obiettivo.
Gli anni passano, lo stile si evolve e trasmuta le sue forme; è difficile oggigiorno essere dei sovvertitori, e verosimilmente la vera contestazione consiste ormai, nel suo caso, nel provare ad esaltare gli standard di qualità e gusto delle proprie creazioni sartoriali. Però lo stile “Westwood” non cambia mai le sue peculiarità: inconcepibile, pieno d'inventiva, in grado di precorrere le mode o di farne un'inesorabile caricatura, come quando nel 1982 la designer ripropose le gonne “a palloncino”, prefiggendole però in misure disarmoniche. Oppure quando si fece orientare nelle proprie collezioni dalla voga francese del Settecento, o dai tessuti inglesi.
In mostra è ben evidenziata persino l'attenzione per gli accessori, nei quali s'instrada tutta la femminilità del completo. Le scarpe sono ricoperte di paillettes fluorescenti, i tacchi sono altissimi, al punto da far cadere sulla passerella la “dea nera”, al secolo Naomi Campbell.
Come già accennato, accanto all'eccezionale antologia di capi esposti c'è un interessantissimo video e gli estratti di alcune delle più famose sfilate - proiettati lungo il percorso espositivo -, che completano l'affascinante cronologia della storia della stilista, accanto a vere e proprie reliquie, avvalorandone la carriera e la vita dal 1965, data del primo incontro con Malcolm McLaren, che darà origine ad un rapporto creativo proseguito fino al 1984.
Dulcis in fundo, il visitatore troverà nell'ultima sala qualcosa che sulle passerelle di moda non esiste. A riprova ultima del fatto che, per emergere, per dare il giusto segno e l'adeguato orientamento ai tempi che corrono, i limiti bisogna infrangerli, non conservarli.
Vivienne Westwood 35 anni di moda
Palazzo Reale - Piazza Duomo, 12 Milano
Dal 23 settembre 2007 al 20 gennaio 2008
Orario: lunedì dalle ore 14.30 alle ore 19.30
Da martedì a domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.30
Giovedì dalle ore 9.30 alle ore 22.30
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