Guillermo H. Vergas: artista o assassino?

Giulia Tarroni - 18.11.2007 testo grande testo normale

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Tags: vergas, mostra, cane, ucciso

Al Museo nazionale del Costarica, pochi giorni fa c'è stata una mostra dell'artista o sedicente tale, Vergas, noto in tutto il paese come colui che dovrebbe rappresentare il suo Paese nella Biennale Centroamericana del 2008, in Honduras.

Al Museo nazionale del Costarica, pochi giorni fa c'è stata una mostra dell'artista o sedicente tale, Vergas, noto in tutto il paese come colui che dovrebbe rappresentare il suo Paese nella Biennale Centroamericana del 2008, in Honduras.

L'artista in questione ha preso un cane, randagio, lo ha legato con una corda, e l'ha lasciato lì, mentre a pochi metri era posizionata una ciotola piena di cibo, e per terra erano state apposte scritte, “Eros lo que lees” (sei quello che leggi) realizzate con bocconcini per cani. Titolo dell'opera “Nativity”.

Tutt'intorno persone intente a seguire la mostra, incuriosite da quello che sarebbe potuto accadere alla bestiola. Ed è accaduto quello che tutti sospettavano: l'animale è morto il giorno seguente, di stenti, causati dalla fame e dalla sete, non potendo raggiungere la ciotola collocata troppo lontana da lui.

Scopo di tutto, dimostrare l'indifferenza umana verso le altre specie, in particolare i cani randagi, che ogni giorno muoiono a migliaia lungo le nostre strada. Intento lodevole, senza dubbio. Modalità di realizzazione discutibili.

Ritengo che l'arte sia tale quando suscita emozione, riflessione, quando porta a chiedersi il perché di qualcosa. L'arte è bellezza, è sconvolgimento interiore, è passione.

Ma l'arte non può uccidere, e noi spettatori non possiamo renderci complici di un simile scempio. Si voleva denunciare l'indifferenza? Bene, di certo Vergas c'è riuscito, ma a che prezzo? Uccidendo un animale, che lui dichiara “tanto sarebbe morto comunque”, privando della vita un essere vivente in nome dell'arte. Quale arte? Quella che suscita sdegno e repulsione, non emozione.

La Galleria da parte sua denuncia l'accaduto in quanto la presenza del cane non era prevista e dichiarando che sarebbe stato correttamente alimentato.

Il punto non è questo. Poteva essere alimentato, curato, spazzolato, lucidato e vestito da re, sarebbe stato sofferente in ogni caso. La mia riflessione del tutto personale e super partes, si vuole rifare ad un interrogativo di base: fin dove si può spingere l'arte? Può privare della vita e della dignità? (ebbene sì, ritengo che la bestia abbia una dignità esattamente come ogni altra specie).

È in atto una petizione per impedire all'artista la partecipazione alla Biennale Centroamericana.
Giusto o sbagliato che sia, a noi non restano altro che due occhi scuri che ci fissano, e ci fanno sentire stupidi.

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