Luca Longhi, pittore nella Ravenna del '500

Luca Maggio - 27.10.2007 testo grande testo normale

Tags: luca longhi, antologica, ravenna

Avete mai ascoltato un’aria di Händel ricomposta per organo? La bellezza delle note è intatta (...), ma non è un’orchestra, né voce umana. E’ altro.

Avete mai ascoltato un'aria di Händel ricomposta per organo? La bellezza delle note è intatta, specie se lo strumento, Cochereau e Guillou ne testimoniano, è dotato di meccanica sublime. Ma non è un'orchestra, né voce umana. E' altro.
E se l'oggetto in questione appartiene a una pieve di campagna, il suono sarà forse più raccolto e meno potente, ma non meno autentico.

Capostipite di una bottega d'arte del '500 a Ravenna fu Luca Longhi (1507-1580), in attività coi due figli, Francesco (1544-1618) e Barbara (1552-1638). Come a volte accade, i pittori di provincia sono sbrigativamente confinati in angoli di dimenticanza: per secoli è stato così per un grande oggi riconosciuto, Lorenzo Lotto.
Nel caso in questione, Longhi non fu un genio eccelso capace di cambiare le pagine dell'arte, sebbene sia altrettanto ingiusto il ruolo di mero epigono del raffaellismo in Romagna, la cui conoscenza arrivò in queste terre grazie alla presenza dell'Estasi di santa Cecilia dell'urbinate in Bologna, oltre alle incisioni delle sue immagini dovute a Marcantonio Raimondi e Marco Dente.

Eppure nell'arte pacata e chiara del Longhi, sempre più monumentale e di spazialità aperta col trascorrere dei decenni del secolo folle, il XVI, non v'è solo un'interpretazione della lezione raffaellesca, ma sollecitazioni e influenze differenti: fin dagli esordi, neoquattrocenteschi e veneteggianti, ferraresi e bolognesi a un tempo (Palmezzano, Rondinelli, Francesco Zaganelli, il Francia, de' Roberti, Garofalo), sempre mitigando forme e cromie con la propria cifra stilistica, scoperta mano a mano, col senso tipico del decoro e della compostezza, che trovò non a caso rispondenza piena nell'opera di Raffaello e per altri versi in Parmigianino e Gerolamo Genga.

Ma ogni incontro fu fecondo per il nostro: Vasari arrivò a includerne un breve profilo nelle celebri Vite, nel capitolo sul Primaticcio. Certo, Longhi non poteva seguire i dettami della nuova maniera di cui l'artista e biografo aretino fu alfiere, anche se nella Pala Lovatelli Dal Corno fece sua la lezione vasariana nei limiti che la propria coscienza artistica gli impose.
Fu sempre coerente ed onesto nelle scelte di una vita, pressoché mai fuori da Ravenna, fino a trovarsi ante litteram in accordo coi principi postconciliari, chiariti nel Discorso intorno alle immagini sacre (1582) del cardinal Paleotti.

Tuttavia, considerato il ruolo declinante di Ravenna dopo la Battaglia (1512) che la vide tornare al papato, il fare semplice del Longhi appare oggi consapevole delle nuove dell'epoca e fino al termine della sua prolifica carriera.
Non che si tratti ovunque di capolavori: molte sono cose minori e citazioni di superficie, ma sorprende scorgere nella Venere rimandi a Cranach, forse derivati da incisori veneziani, mentre nelle Nozze di Cana si riconosce Veronese, autori lontani, ma sempre accomunati nel filtro longhiano da un dipingere quasi senza tempo, per usare un'espressione cara al grande Zeri.

La mostra del MAR, commemorativa del quinto centenario di nascita del pittore, vuole dare un breve ma preciso resoconto delle sue possibilità espressive: dalla ritrattistica nobiliare, alla rassegna più ampia di tematiche devozionali, pubbliche e private, includendo anche opere dei due figli, specie della più dotata Barbara, anch'ella citata dal Vasari, in grazia grafica fin da piccola.

Ottimo strumento è la guida concisa ed esaustiva, col commento di Alberta Fabbri: in fondo al manuale si nota un percorso ideale per trovare in Romagna le restanti opere longhiane, volendo stabilire col visitatore/lettore un rapporto attivo, di scopritore d'arte, oltre i confini di una mostra.


UNA BOTTEGA DEL '500 A RAVENNA: LUCA LONGHI
Dal 14 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008
Ravenna, Mar – Loggetta Lombardesca, via di Roma, 13
Tel. 0544 482477/482356 Fax 0544 212092
E-mail: info@museocitta.ra.it
Ingresso: € 3,00 intero, € 2,00 ridotto.

Immagini:
1) Luca Longhi, Personaggio della famiglia Lunardi, olio su tela, Forlì, Pinacoteca Civica.
2) Luca Longhi, Venere, olio su tela, coll. privata.
3) Luca Longhi, Sposalizio mistico di santa Caterina d'Alessandria e i santi Sebastiano, Girolamo, Rocco e Benedetto, 1529, olio su tavola, Ravenna, Museo d'Arte della Città.
4) Luca Longhi, Cristo morto sorretto dagli angeli tra san Bartolomeo e l'abate di Classe, olio su tavola centinata, Ravenna, Museo d'Arte della Città.
5) Luca Longhi, Madonna in trono con il Bambino fra i santi Benedetto, Paolo, Apollinare e Barbara, olio su tavola, Ravenna, Museo d'Arte della Città.
6) Luca Longhi, Pala Lovatelli Dal Corno, 1555, olio su tavola, Forlì, Pinacoteca Civica.
7) Luca Longhi, Nozze di Cana (particolare), 1579-80, olio su muro, Ravenna, Biblioteca Classense.
8) Francesco Longhi, Madonna della Ghiara e le sante Lucia e Scolastica, 1590, olio su tela, Ravenna, Cassa di Risparmio di Ravenna S.p.a.
9) Barbara Longhi, Santa Caterina d'Alessandria, olio su tela, Ravenna, Museo d'Arte della Città.


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