Augusto Sciacca - Desiderio - Mancanza di stelle
Roberto Barzi - 04.10.2007

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Desiderio-Mancanza di stelle: se chi sta scrivendo queste note non conoscesse da più di un quarto di secolo Augusto Sciacca (Itala - ME, 1945) si potrebbe anche meravigliare di un titolo così delicato, tuttavia è proprio perché lo conosce che non se ne stupisce più di tanto.

Desiderio-Mancanza di stelle: se chi sta scrivendo queste note non conoscesse da più di un quarto di secolo Augusto Sciacca (Itala - ME, 1945) si potrebbe anche meravigliare di un titolo così delicato, tuttavia è proprio perché lo conosce che non se ne stupisce più di tanto. Sciacca non è nuovo a titoli lirici, ciò nondimeno, viste le sue ultime mostre personali basate principalmente sulla violenza della società - la guerra, le uccisioni barbariche perpetrate per ideali e/o idoli illusori -, apparirebbe inusitata questa denominazione per la sua ultima esposizione “personale” presso la “Galleria ARTE '92”.
Desiderio-Mancanza di stelle: una mostra molto emozionante, quanto elegiaca - ben introdotta in catalogo da Claudio Cerritelli e da Giuseppe Fornari -, che propone oltre trenta opere, molte delle quali di maestose dimensioni, realizzate fra il 2006 e il 2007 e sorte dopo una lunga quanto meditata riflessione che, a ben considerare, scopre le sue radici sin dagli anni iniziali dell'artista - negli ormai così lontani anni Settanta - che ne hanno fatto uno dei protagonisti più sintomatici della scena artistica, sia italiana che internazionale, contemporanea.
Un fresco quanto peculiare ciclo di ricerca in cui l'artista rappresenta, per mezzo della propria lirica, lo sbalordimento dello sguardo di fronte alla genesi e alle profondità del cosmo, la magnificenza fenomenica della natura, fino a giungere al dolore e alla calamità dell'uomo nella propria storia.
Dopo l'importante, quanto sintomatica, esposizione personale Innocenza e pietas - tenutasi lo scorso anno presso il “Museo della Permanente” di Milano -, basata appunto sulle tematiche della violenza, ora Augusto Sciacca presenta la propria analisi sul “desiderio”, iniziando dalla sua radice etimologica latina “congiunta alle stelle” ovvero siderea e con l'atto di scrutarle al fine di “trarne gli auspici” ovverosia siderale.
L'ennesima rassegna visiva personale si snoda in varie sezioni: Il cosmo, Genesi, Desiderio, Il passaggio, La storia, testimoniando con competenza e saggezza la sua appassionata intenzione di fare essenzialmente uso della pittura quale strumento di cognizione e di celebrazione del “Bello”, rappresentando così un'occasione di sintesi, con disposizione non celebrativa bensì progettuale, della poetica e del fare artistico dell'artista orobico.
Scrive Cerritelli, “Sciacca non privilegia mai l'assunto teorico, ma è profondamente immerso nei percorsi magmatici del colore, nelle scaturigini della materia che portano verso lo stupore delle forme.
Tale è, infatti, l'interesse verso l'aspetto primordiale dell'atto creativo che la pittura traduce nel progetto dialettico tra idea e opera, tra intenzione conoscitiva e ricerca di stati d'animo legati alle fasi fondamentali che l'artista identifica nel cosmo, nella terra e nella storia.”
Vedendo le sue opere si ha davvero la sensazione di essere nell'interspazio, basti osservare il quadro La prima stella, 2006. Qui c'è tutta la pittura di Sciacca: il colore, la materia, la sua capacità intellettiva di saper interpretare le proprie visioni interiori. Ma non è solo la luce che impressiona in questo mare magmatico fatto di traboccanti velature dalle intense colorazioni blu, contrastato dalle lievi pennella di azzurro: è il bagliore reso da quella piccola stella al centro della tela. Quasi a contrastarla ci pensa La separazione della luce dalle tenebre, 2006, in cui è una specie di masso vulcanico in fase di deflagrazione sembrerebbe emettere nella sua potenza distruttiva un'abbagliante luce composta di gialli ed aranci sovrapposti, quasi come in una fuga sinfonica, che spargono una successione di radiazioni luminose.
Fra i due dipinti vi è Città II, 2006, che fa da fulcro alle due opere appena descritte. Qui sono il bianco ed il nero a dominare: un profluvio di bianchi, con solo pochi accenni di rossi e aranci, una città spettrale ma allo stesso tempo magica. Un borgo dopo un'esplosione di una meteora oppure, molto più probabilmente, è il ricordo dei dipinti dei “visionari” spagnoli del diciottesimo e diciannovesimo secolo ad essere al centro del pensiero di Augusto Sciacca, Francisco Goya su tutti. Basti osservare quella parvenza di mulino sulla destra del quadro, quegli alberi funèbri e quelle sembianze d'abitazioni. Un solo elemento manca ed è quello strano animale chiamato uomo. Ma, anche se non appare, c'è.
Si osservi Desiderio-Mancanza di stelle II, 2007. Certo, l'uomo manca anche in questo quadro, ma qui sta il bello della pittura cerebrale di Sciacca, infatti l'essere umano esiste in queste opere descritte, solo che è piccolissimo rispetto all'universo. In questa tela è un'aurora boreale a dominare la terra, minuscola anch'essa vista com'è a “volo di uccello”, a dominare è il cielo in una miriade di blu e la terra sottostante rischiarata solo dalla luce riflessa.
Un'esposizione d'inestimabile valore per approfondire un momento vitale della maturità artistica di Sciacca, della sua costante e determinata sperimentazione dettata da ritmi lenti, misurati e coerenti, ma ben conscio che le metamorfosi più autentiche nella Storia non sono solo delle sollecite trasposizioni di rotta, ma che accompagnano i movimenti permanenti quanto espansi del cosmo.
“Un universo, quello di Sciacca - sottolinea Fornari -, percorso da tensioni, da lotte, da una ricerca il cui esito è tutto fuorché preordinato, ma che appunto per questo noi sentiamo consentaneo, vicino: la sua pittura ci fa compagnia con il suo vitalismo nutrito di disillusione, con la sua gestualità inconfondibile, i colori splendenti e incisivi, le sfumature sottili al pari di una percezione istantanea, effimera e al contempo incancellabile, come certi ricordi o certi sentimenti. Questo è il vero desiderio che egli ci trasmette coinvolgendoci nelle sue creazioni, ed è un cielo a cui, per quanto offuscato, non potranno mai mancare del tutto le stelle dell'umanità, le luci ostinate della speranza.”
Il catalogo che accompagna la mostra - ricco di oltre novanta illustrazioni a colori - contiene i saggi di presentazione di Claudio Cerritelli e Giuseppe Fornari, oltre alle riproduzioni delle opere presenti, dei bozzetti e degli studi preparatori, nonché la biografia dell'artista.
Desiderio-Mancanza di stelle
Milano
“Galleria ARTE '92”
Via Moneta 1/A
Inaugurazione: giovedì 4 ottobre 2007 ore 18,00
Dal 4.10.2007 fino al 20.11.2007
Orario: dalle 10.00 alle 13.00
Pomeriggio dalle 16.00 alle 19.30
Chiuso Lunedì e festivi
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