Antonio Colecchia - 16.10.2007

Io voglio del vino asciutto... rosso chiaro... con trasparenza di rubino.
Accostando il bicchiere alle labbra, un tepore profumato mi deve leggermente inebriare.
Al palato deve apparire quieto, scorrevole e dissetante.
Nella gola deve scivolare come una cascatella cristallina di pace raccolta e di poesia silenziosa.
Come è ben noto fin dall'antichità il vino ha suscitato l'interesse e fascino
di tutte le varie forme artistiche, di ogni corrente e di ogni espressione, perfino
del futurismo.
Questo movimento, che nella prima metà del novecento cercò di operare una vera e propria
"rivoluzione culturale", rinnegando ogni aspetto tradizionale, ogni contatto e
contaminazione delle forme espressive e artistiche del passato, fondandosi solo
sul "modernismo" sul progresso e sul futuro, salvò questa antichissima bevanda,
considerando che si rinnova annualmente: bevanda dinamica, che contiene il carburante-uomo e il carburante-motore.
Fortunato Depero (1892-1960) uno dei più geniali rappresentanti di questa corrente,
eseguì nel '44 un grande dipinto su tavola dal titolo "Riti e splendori d'osteria", nel
quale restituisce il gusto di una vita dai piaceri semplici, dove stilizzate figure
maschili brindano tra fiaschi e calici alzati in una scena "celebrativa". Non
bisogna dimenticare, infatti, che l'opera di Depero si colloca nel periodo storico
"autarchico", nel quale il vino, prodotto tipicamente italiano (non a caso l'antico
nome dell'Italia era Enotria, la terra del vino), rappresentava uno dei baluardi dell'economia
nazionale.
In quell'epoca il regime fascista era particolarmente attento a promuovere l'immagine
della Nazione ITALIA in tutti i campi, specialmente in quello artistico.
"Ricostruzione futurista dell'universo" .
"Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire
l'universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente.
Daremo scheletro e carne all'invisibile, all'impalpabile, all'imponderabile, all'impercettibile".
Tale aspetto si coglie in modo particolare nella produzione pittorica di questo
artista, che fu anche autore di coloratissimi arazzi, manifesti pubblicitari, mobili
e soprammobili, giocattoli, abiti e panciotti e molti altri progetti di design,
mostrandosi radicalmente futurista.
I futuristi trascurano l'esempio e il monito della tradizione per
inventare ad ogni costo un "nuovo", giudicato da tutti pazzesco.
Depero, autore fra l'altro di un saggio di gastronomia pubblicato sulla rivista
"Futurismo" (1933), dipinge così il suo inno al vino, alimento che deve, come tutto
il cibo "futurista", "eccitare la fantasia prima ancora di tentare le labbra" ("Fisiologia del gusto", prima edizione 1825, di Anthelme Brillat-Savarin).
QUATTRO BOCCHE ASSETATE
da "Liriche radiofoniche", 1934, di Fortunato
Depero
La prima bocca dice: io voglio del vino asciutto... rosso chiaro...
con trasparenza di rubino.
Accostando il bicchiere alle labbra, un tepore profumato mi deve leggermente inebriare.
Al palato deve apparire quieto, scorrevole e dissetante.
Nella gola deve scivolare come una cascatella cristallina di pace raccolta e di
poesia silenziosa.
Attraverso i suoi riflessi devo vedere la linea flessuosa del suo profilo sottile
di vespa chiaro, sanguinello di fragola filtrata con vene azzurrine di aria purissima
prealpina.
Vino preparatorio... adolescente... primaverile che mi dia un senso di bagno interiore,
di sana strigliatura ai muscoli e di leggero calore ottimista!
La seconda bocca dice: io desidero vino spesso, rotondo, carnoso,
nutritivo e pieno.
Un vino che mi dice tutto.
Niente dolce, sodo, maturo e virile.
Quadrato di corpo, quasi fosco nel cipiglio, profondo nello sguardo.
Quando scrive nella tovaglia deve essere nero e fortemente affermativo.
La sua macchia versata, ben contornata senza sbavature acquose, nella gola deve
scendere come un cibo, come una fetta di carne liquida.
Il suo profumo di corto raggio, poco espansivo ma saturo e intenso:
un vino del sud dal viso abbronzato, dal nervo solare, dal pugno sicuro, dal grado
alto, dalla voce appassionata.
La terza bocca dice: io lo desidero colore dell'oro, pastoso al
palato. Zuccherino alla gola.
Vino che canti i vigneti solatii dei colli appenninici dei colli romani e dei golfi
estivi... bianco per modo di dire.
Il suo vero colore tra l'oro e il rame con liste d'ottone, con pupille d'oro vecchio
e sguardi d'oro.
Nuovo sulla lingua, si deve distendere come l'olio e nella gola deve scendere come
il velluto.
Allo sguardo deve apparire come il sole in bottiglia, aroma di pesca matura, forza
d'un liquore fluidità di una chioma tizianesca.
Il bocca deve riempire caldamente con ingenuità infiammante.
Appena bevuto deve trasformare il sangue in oro solare, le vene irradiare luce fosforescente,
dando un senso di beatitudine.
La quarta bocca dice: io ho tutt'altri gusti.
Sono metropolitano e notturno.
Desidero vino: né solido, né scuro, né leggero, né dorato; né dolce, né passito;
né tizianesco, né rubino.
Ma un vino spumante in decolté, d'argento, saltante.
Che appena sturato inizi il suo canto squillante con un colpo di pistola.
Con uno scoppio verticale secco diretto al soffitto. Superbo come il fischio di
una vaporiera, con in testa un alto ciuffo di schiuma da parata.
Un vino corazziere.
Un vino che appena giunge in bocca ricorda i cedri, i limoni, gli aranci e le schiume
marine, frammisti a bei denti bianchi e a spumeggianti risate di gioia notturna.
Trasparenze di scollatura, riflessi di alabastro, mani di cera inanellate; Parigi,
Sanremo, Montecarlo, roulette, occhi di lampadine, dollari e girandole di fuochi
d'artificio.
Brindisi - decorazioni - vittorie - battesimi - cerimonie - fanfare - bottiglie
- prese per il collo e uccise contro il muso tagliente delle prue - musica a bordo
- fischi di sirene e jazz nei cabaret. Gioia sturata e fontana iridescente di felicità...
Garçon, champagne!
Il Futurismo italiano, padre di numerosi futurismi e avanguardie estere, non si crogiola
sui successi mondiali ottenuti "in venti anni di grandi battaglie artistiche politiche
spesso consacrate col sangue", come furono definite da Benito Mussolini, ma cerca sempre nuove forme e espressioni e affronta perfino un programma di rinnovamento
totale della cucina che lo rende "impopolare".
Fra tutti i movimenti artistici letterari è il solo che abbia per essenza "l'audacia temeraria".
IL MANIFESTO DELLA CUCINA FUTURISTA
di Filippo Tommaso Marinetti
pubblicato nella Gazzetta del Popolo di Torino, 28 agosto 1930
Contro la pastasciutta
Il Futurismo è stato definito "misticismo dell'azione", da Benedetto
Croce. "Antistoricismo" da Graça Aranhaà. "Liberazione dal
terrore estetico". "Orgoglio italiano novatore".
Formula di "arte-vita originale". "Religione della velocità".
"Massimo sforzo dell'umanità verso la sintesi", "igiene spirituale".
"Metodo d'immancabile creazione".
"Splendore geometrico veloce". "Estetica della macchina".
Pur riconoscendo che uomini nutriti male o grossolanamente hanno realizzato cose
grandi nel passato, noi affermiamo questa verità: si pensa si sogna e si agisce
secondo quel che si beve e si mangia.
Consultiamo in proposito le nostre labbra, la nostra lingua, il nostro palato, le
nostre papille gustative, le nostre secrezioni glandolari ed entriamo genialmente
nella chimica gastrica.
Noi futuristi sentiamo che per il maschio la voluttà dell'amare è scavatrice abissale
dall'alto al basso, mentre per la femmina è orizzontale a ventaglio.
La voluttà del palato è invece per il maschio e per la femmina sempre ascensionale
dal basso all'alto del corpo umano.
Sentiamo inoltre la necessità di impedire che l'Italiano diventi cubico massiccio
impiombato da una compattezza opaca e cieca.
Si armonizzi invece sempre più coll'italiana, snella trasparenza spiralica di passione,
tenerezza, luce, volontà, slancio, tenacia eroica.
Prepariamo una agilità di corpi italiani adatti ai leggerissimi treni di alluminio
che sostituiranno gli attuali pesanti di ferro legno acciaio.
Convinti che nella probabile conflagrazione futura vincerà il popolo più agile,
più scattante, noi futuristi dopo avere agilizzato la letteratura mondiale con le
parole in libertà e lo stile simultaneo, svuotato il teatro della noia mediante
sintesi alogiche a sorpresa e drammi di oggetti inanimati, immensificato la plastica
con l'antirealismo, creato lo splendore geometrico architettonico senza decorativismo,
la cinematografia e la fotografia astratte, stabiliamo ora il nutrimento adatto
ad una vita sempre più aerea e veloce.
Crediamo anzitutto necessaria:
a) L'abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica
italiana.
Forse gioveranno agli inglesi lo stoccafisso,il roast-beef e il budino,
agli olandesi la carne cotta col formaggio, ai tedeschi il sauer-kraut, il lardone
affumicato e il cotechino; ma agli italiani la pastasciutta non giova.
Per esempio, contrasta collo spirito vivace e coll'anima appassionata generosa intuitiva
dei napoletani.
Questi sono stati combattenti eroici, artisti ispirati, oratori travolgenti, avvocati
arguti, agricoltori tenaci a dispetto della voluminosa pastasciutta quotidiana.
Nel mangiarla essi sviluppano il tipico scetticismo ironico e sentimentale che tronca
spesso il loro entusiasmo.
Un intelligentissimo professore napoletano, il dott.Signorelli,
scrive: "A differenza del pane e del riso la pastasciutta è un alimento che
si ingozza, non si mastica.
Questo alimento amidaceo viene in gran parte digerito in bocca dalla saliva
e il lavoro di trasformazione è disimpegnato dal pancreas e dal fegato.
Ciò porta ad uno squilibrio con disturbi di questi organi.
Ne derivano: fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo".
La pastasciutta, nutritivamente inferiore del 40% alla carne,
al pesce, ai legumi, lega coi suoi grovigli gli italiani di oggi ai lenti telai
di Penelope e ai sonnolenti velieri, in cerca di vento.
Perchè opporre ancora il suo blocco pesante all'immensa rete di onde corte lunghe
che il genio italiano ha lanciato sopra oceani e continenti, e ai paesaggi di colore
forma rumore che la radiotelevisione fa navigare intorno alla terra? I difensori
della pastasciutta ne portano la palla o il rudero nello stomaco, come ergastolani
o archeologi. Ricordatevi poi che l'abolizione della pastasciutta libererà l'Italia
dal costoso grano straniero e favorirà l'industria italiana del riso.
b) L'abolizione del volume e del peso nel modo di concepire e valutare
il nutrimento.
c) L'abolizione delle tradizionali miscele
per
l'esperimento di
tutte le nuove miscele apparentemente assurde, secondo il consiglio di Jarro Maincave e altri cuochi futuristi.
d) L'abolizione del quotidianismo mediocrista nei piaceri del
palato.
Invitiamo la chimica al dovere di dare presto al corpo le calorie necessarie mediante
equivalenti nutritivi gratuiti di Stato, in polvere o pillole, composti albuminoidei,
grassi sintetici e vitamine.
Si giungerà così ad un reale ribasso del prezzo della vita e dei salari con relativa
riduzione delle ore di lavoro.
Oggi per duemila kilowatt occorre soltanto un operaio.
Le macchine costituiranno presto un obbediente proletariato di ferro acciaio alluminio
al servizio degli uomini quasi totalmente alleggeriti dal lavoro manuale. Questo,
essendo ridotto a due o tre ore, permette di perfezionare e nobilitare le altre
ore col pensiero le arti e la pregustazione di pranzi perfetti.
In tutti i ceti i pranzi saranno distanziati ma perfetti nel quotidianismo degli
equivalenti nutritivi.
Il pranzo perfetto esige:
1. Un'armonia originale della tavola (cristalleria vasellame addobbo)
coi sapori e colori delle vivande.
2. L'originalità assoluta delle vivande.
Il "Carneplastico"
Esempio: Per preparare il salmone dell'Alaska ai raggi del sole con salsa Marte, si prende
un bel salmone dell'Alaska, lo si trancia e passa alla griglia con pepe e sale e
olio buono finché è bene dorato.
Si aggiungono pomodori tagliati a metà preventivamente cotti sulla griglia con prezzemolo
e aglio.
Al momento di servirlo si posano sopra alle trancie dei filetti di acciuga intrecciati
a dama.
Su ogni trancia una rotellina di limone con capperi.
La salsa sarà composta di acciughe, tuorli d'uova sode, basilico, olio d'oliva,
un bicchierino di liquore italiano Aurum, e passati al setaccio (Formula di Bulgheroni,
primo cuoco della Penna d'Oca).
Esempio: Per preparare la Beccaccia al Monterosa salsa Venere, prendete una bella
beccaccia, pulitela, copritene lo stomaco con delle fette di prosciutto e lardo,
mettetela in casseruola con burro, sale, pepe, ginepro, cuocetela in un forno molto
caldo per quindici minuti innaffiandola di cognac.
Appena tolta dalla casseruola posatela sopra un crostone di pane quadrato inzuppato
di rhum e copritela con una pasta sfogliata. Rimettetela poi nel forno finchè la
pasta è ben cotta.
Servitela con questa salsa: un mezzo bicchiere di marsala e vino bianco, quattro
cucchiai di mirtilli, della buccia di arancio tagliuzzata, il tutto bollito per
10 minuti. Ponete la salsa nella salsiera e servitela molto calda (Formula di Bulgheroni,
primo cuoco della Penna d'Oca).
3. L'invenzione di complessi plastici saporiti, la cui armonia
originale di forma e colore nutra gli occhi ed ecciti la fantasia prima di tentare
le labbra.
Esempio: Il Carneplastico creato dal pittore furista Fillìa, interpretazione sintetica
dei paesaggi italiani, è composto di una grande polpetta cilindrica di carne di
vitello arrostita ripiena di undici qualità diverse di verdure cotte.
Questo cilindro disposto verticalmente nel centro del piatto, è coronato da uno
spessore di miele e sostenuto alla base da un anello di salsiccia che poggia su
tre sfere dorate di carne di pollo.
Equatore + Polo Nord
Esempio: Il complesso plastico mangiabile Equatore + Polo Nord creato dal pittore
furista Enrico Prampolini è composto da un mare equatoriale di tuorli rossi d'uova
all'ostrica con pepe sale limone.
Nel centro emerge un cono di chiaro d'uovo montato e solidificato pieno di spicchi
d'arancio come succose sezioni di sole.
La cima del cono sarà tempestata di pezzi di tartufo nero tagliati in forma di aeroplani
negri alla conquista zenit.
Questi complessi plastici saporiti colorati profumati e tattili formeranno perfetti
pranzi simultanei.
4. L'abolizione della forchetta e del coltello per i complessi
plastici che possono dare un piacere tattile prelabiale.
5. L'uso dell'arte dei profumi per favorire la degustazione. Ogni
vivanda deve essere preceduta da un profumo che verrà cancellato dalla tavola mediante
ventilatori.
6. L'uso della musica limitato negli intervalli tra vivanda e vivanda
perchè non distragga la sensibilità della lingua e del palato e serva ad annientare
il sapore goduto ristabilendo una verginità degustativa.
7. L'abolizione dell'eloquenza e della politica a tavola.
8. L'uso dosato della poesia e della musica come ingredienti improvvisi
per accendere con la loro intensità sensuale i sapori di una data vivanda.
9. La presentazione rapida tra vivanda e vivanda, sotto le nari
e gli occhi dei convitati, di alcune vivande che essi mangeranno e di altre che
essi non mangeranno, per favorire la curiosità, la sorpresa e la fantasia.
10. La creazione dei bocconi simultanei e cangianti che contengano dieci, venti
sapori da gustare in pochi attimi.
Questi bocconi avranno nella cucina futurista la funzione analogica immensificante
che le immagini hanno nella letteratura.
Un dato boccone potrà riassumere una intera zona di vita, lo svolgersi di una passione
amorosa o un intero viaggio nell'Estremo Oriente.
11. Una dotazione di strumenti scientifici in cucina: ozonizzatori
che diano il profumo dell'ozono a liquidi e a vivande, lampade per emissione di
raggi ultravioletti (poiché molte sostanze alimentari irradiate con raggi ultravioletti
acquistano proprietà attive, diventano più assimilabili, impediscono il rachitismo
nei bimbi, ecc.), elettrolizzatori per scomporre succhi estratti ecc., in modo da
ottenere da un prodotto noto un nuovo prodotto con nuove proprietà, mulini colloidali
per rendere possibile la polverizzazione di farine, frutta secca, droghe ecc.; apparecchi
di distillazione a pressione ordinaria e nel vuoto, autoclavi centrifughe, dializzatori.
L'uso di questi apparecchi dovrà essere scientifico, evitando p.es. l'errore di
far cuocere le vivande in pentole a pressione di vapore, il che provoca la distruzione
di sostanze attive (vitamine, ecc.) a causa delle alte temperature.
Gli indicatori chimici renderanno conto dell'acidità e della basicità degli intingoli
e serviranno a correggere eventuali errori: manca di sale, troppo aceto, troppo
pepe, troppo dolce.
Dopo la lettura di questo manifesto, ben conoscendo l'indole "mangereggia e tradizionale"
dell'italiano medio, possiamo ben capire la poco fortuna che ha avuto, specie
in Italia, questa interessante ed originale corrente letteraria.
Ma il tempo è "galantuomo", e specie per quanto riguarda l'espressione grafica, considerata per anni esclusivamente "strumento" asservito alla ideologia fascista, il movimento negli ultimi
decenni ha avuto il doveroso anche se tardivo riconoscimento della critica.
Oggi è considerato l'unico movimento artistico italiano di rilievo autenticamente internazionale del secolo scorso.
FOTO:
a) Fortunato Depero
1) Fortunato Depero, "Riti e splendori d'osteria", 1944, olio su tavola, cm 120x82
2) Il bevitore, 1923, collage di carte colorate 33,5x36,5 (collezione privata)
b) Umberto Boccioni
1) Il Bevitore, 1914, olio su tela, 86x87, Milano Pinacoteca di Brera
2) Sotto la Pergola, olio e collage su tela, 84x84, Milano, Museo civico di arte contemporanea
c) Manifesto pittori Futuristi
d) La Cucina futurista di Filippo Tommaso Marinetti e Fillia
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