A Cremona. Il Piccio, ultimo romantico e primo dei moderni

Alessia Guadalupi - 16.04.2007 testo grande testo normale

Tags: cremona, piccio, ultimo romantico, giovanni carnovali

Visse tra le dolci nebbie della Bassa, immerso in quel paesaggio vagheggiato nei suoi dipinti, fra i tramonti sul Po e le albe sulle colline. La sua pittura, evolutasi da uno stile limpido e descrittivo a una seconda maniera “impressionista”, dalla pennellata morbida e sfatta, viene ora collocata a metà strada tra le ultime propaggini romantiche e l’affacciarsi sulla scena delle primissime avanguardie (Scapigliatura, Divisionismo, persino Futurismo). Trovò la morte, settantenne ancora vigoroso, nelle acque del Po, dove quasi quotidianamente si recava a nuotare sfidando la corrente.

Visse tra le dolci nebbie della Bassa, immerso in quel paesaggio vagheggiato nei suoi dipinti, fra i tramonti sul Po e le albe sulle colline.
La sua pittura, evolutasi da uno stile limpido e descrittivo a una seconda maniera “impressionista”, dalla pennellata morbida e sfatta, viene ora collocata a metà strada tra le ultime propaggini romantiche e l'affacciarsi sulla scena delle primissime avanguardie (Scapigliatura, Divisionismo, persino Futurismo). Trovò la morte, settantenne ancora vigoroso, nelle acque del Po, dove quasi quotidianamente si recava a nuotare sfidando la corrente.
Giovanni Carnovali (Montegrino, Luino, 1804 - Cremona 1873), detto il Piccio (“il piccolo”) perché fin da bambino mostrò un talento non comune, è ora considerato, dopo la riscoperta nel XX secolo, una delle personalità più particolari della pittura ottocentesca. Ritrattista straordinario, paesaggista suggestivo, innovatore perfino nella pittura sacra, il Piccio nacque da famiglia non ricca: il padre era impegnato presso i conti Spini come muratore e progettista di fontane e giochi d'acqua. Appena undicenne, il piccolo Giovanni viene iscritto alla scuola di pittura dell'Accademia Carrara di Bergamo, dove compie i primi passi sotto l'ala protettrice di Giuseppe Diotti, che lo prende subito a benvolere notando il suo precocissimo talento. A Cremona, inviato dopo il diploma presso lo studio del pittore Pietro Maria Ronzoni, amico del Diotti, inizia a “farsi la mano” dipingendo ritratti (il bel ritratto datato 1825 dello stesso Ronzoni è esposto in mostra). Negli anni '20 e '30, ormai affermatosi come giovane pittore di talento, consolida la sua fama tra la borghesia e la piccola nobiltà locale, che apprezzano la sua abilità ritrattistica e la dolcezza di dipinti quali L'educazione della Vergine, commissionata dalla parrocchiale di Almenno San Bartolomeo. Negli anni Trenta frequenta anche l'ambiente artistico milanese, allora dominato dalla figura di Francesco Hayez, temperamento affatto differente da lui, ma dal quale il Piccio sarà temporaneamente influenzato. Negli anni '40 partecipa regolarmente alle esposizioni dell'Accademia Carrara di Bergamo e a quelle di Brera; viaggia anche a Roma, Napoli e Gaeta (1855). Di questi anni è la lunga polemica riguardante la grande pala commissionatagli dalla Fabbriceria di Alzano Lombardo, che doveva raffigurare Agar nel deserto; il pittore la consegnerà, in ritardo, nel 1863, per vedersela rifiutare dai committenti: troppo distante dalle convenzioni della pittura religiosa del tempo, anche per via di quella pennellata che ormai non definisce più nitidamente carni e stoffe, ma si è fatta franta, indefinita, a tocchi, “irregolare” quindi. Il viaggio a Parigi del 1863 (del quale però non c'è certezza documentaria: la cronaca, un po' leggendaria, di cui disponiamo parla addirittura di una sorta di avventurosa spedizione a piedi attraverso la Svizzera) segna il punto di svolta verso la maniera “preimpressionista” del suo ultimo periodo, forse suggestionato anche dalla pennellata libertina di Fragonard, del quale copia un quadretto oggi al Louvre, La baccante addormentata. Da ora in poi, la pittura del Piccio sarà caratterizzata da questa pennellata sfrangiata, che riverbera la luce sui corpi e sugli oggetti; non una luce fiamminga, che indaga nitidamente i particolari delle cose, ma una luce che avvolge le cose stesse senza definirle, in una visione sfumata, unitaria, come attraverso le palpebre semichiuse. Il sentimento della natura espresso nei numerosi paesaggi si fa “panico”, come nota il prof. Fernando Mazzocca: cioè un paesaggio, una natura che non sta al di fuori dell'uomo, separata da lui, ma nella quale l'uomo si rispecchia, si compenetra, si riconosce. Ed ecco allora la non definizione dei contorni, la luce che si frange fondendo ogni superficie, le figure quasi confuse nel paesaggio. Un percorso che sarà portato alle estreme conseguenze da Turner e, poi, dagli impressionisti francesi. Ed è qui che il Piccio è veramente precursore.
Fece in tempo a iniziarlo, quel percorso; a gettare le basi, ma non a concludere la sua parabola artistica. La sua morte, portato via dal grande fiume, ha il sapore amaro di un'interruzione. Avesse avuto altri vent'anni da vivere, sarebbe stato forse il primo divisionista, impegnato a scarnificare e infrangere il segno pittorico per indagarne inusitate possibilità espressive. Lo farà, alle estreme conseguenze, un altro pittore nato proprio nel solco del Piccio, e diventato il più tipico esponente della Scapigliatura lombarda: Tranquillo Cremona. Continueranno poi la strada dell'”indefinitezza” Medardo Rosso, in scultura, e il primo Boccioni.
La mostra cremonese rende insomma omaggio a una grande e complessa personalità, di cui è ricorso nel 2004 il bicentenario della nascita. Della mostra, buona sia la scelta della sede espositiva, sia l'allestimento, esaustivo senza essere ridondante (unico neo: i colori a volte otticamente invasivi delle pareti). Obbligata la scelta della città, Cremona, a testimoniare ancora una volta il carattere “diffuso” delle mostre italiane, dove le opere d'arte vivono ancora nei luoghi nei quali sono nate.
Piccio. L'ultimo romantico
Cremona, Centro culturale Santa Maria della Pietà, piazza Papa Giovanni XXIII
24 febbraio-10 giugno 2007
Orari: mart-sab. 9-19 (dom. e festivi 10-19), chiusa lun. Aperta il 1° maggio.
Ingresso 9 euro, rid. 7 euro (il biglietto dà diritto all'ingresso ridotto al Museo Civico Ala Ponzone)
Info e prenotazioni: APIC Cremona 0372/801452
apic@digicolor.net
Catalogo Silvana Editoriale
Ufficio stampa: Esseci

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