The air is on fire - David Lynch
Roberto Barzi - 14.04.2007

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La gente comune lo conosce per le pellicole Velluto blu, Dune e Cuore selvaggio. Ma David Lynch usa anche la pittura e la fotografia per esprimere una personale quanto inquietante “visione” della realtà.

"La gente capisce ciò che è astratto più di quanto non creda.
Alcuni amano cadere in un mondo astratto e si sentono a loro agio nel perdersi e sentirsi persi.
Altri lo trovano frustrante."
- David Lynch -
La gente comune lo conosce per le pellicole Velluto blu, Dune e Cuore selvaggio.
Da sempre però David Lynch (Montana- USA, 1946), il cineasta "maudit" - premiato lo scorso anno con il Leone d'oro alla carriera -, usa anche la pittura e la fotografia per esprimere una personale quanto inquietante "visione" della realtà.
Il suo universo onirico dominato da incubi e figure astratte rappresenta ora il nucleo della mostra che si tiene presso la "Fondazione Cartier" a Parigi, The Air is on fire.
"Il cinema e la pittura sono due universi diversi.
Un dipinto resta un'esperienza unica.
E dipingere è l'atto solitario più bello che esista" ha dichiarato il regista.
Così dopo le mostre dello scorso anno dedicate a Jean-Luc Godard e ad Agnès Varda proprio nella capitale d'oltralpe, è naturale che il cinema apponga il proprio sigillo anche nei musei.
La rassegna consacrata a David Lynch si differenzia però dalle altre per alcune particolarità: presenta i lati oscuri di un artista che sin dall'infanzia ha vagheggiato l'idea di essere un pittore.
Un mese dopo l'uscita nelle sale di Inland Empire-L'impero della mente l'ultimo suo film, l'artista presenta un'ampia raccolta della propria opera plastica che include quadri, fotografie e disegni inediti che fanno comprendere al fruitore l'insopportabile angoscia di Lynch.
L'esposizione introduce in un universo ormai familiare ai suoi spettatori, dove lo spazio quotidiano è lo scenario favorevole all'inquietudine collettiva.
L'erotismo delle opere è impregnato di depravazione e di crudeltà.
Il pubblico è condotto in quest'antro infernale grazie ad una colonna sonora prodotta dall'autore - azionabile da un quadro posto nel sottosuolo del museo - e percorre un vasto scenario, in cui la fine d'ogni illusione e la propensione per le emozioni represse danno l'impressione di confermarsi come fonti di un piacere perverso.
Presumibilmente ciò che più colpisce in quest'ardua esposizione sono i corpi: gonfi, spezzati, sfigurati.
Frequentemente creati con collages d'immagini digitali alle quali si appongono oggetti reali, i corpi si avventano come macchie anomale, apparendo come la riproduzione vivente del non presentabile.
La "Fondazione" ha attinto a piene mani nella collezione personale del regista, che conserva tutto quello che ha creato da oltre quarant'anni.
Il cineasta crede molto nelle proprie idee: "Tutto quello che faccio per la musica, per il cinema o per l'arte, comincia da un'idea.
Un'idea è qualcosa di cui ci si innamora follemente.
Le idee ci guardano e ci guidano." Le sue opere - solo alcune delle quali sono già state esposte negli USA - vivono fra ripugnanti turbamenti di deformità fisiche e perversioni.
Ecco i fantasmi che poi hanno popolato Blue Velvet e Twin Peaks.
Le creature surrealiste, ricomposte nei fotomontaggi della serie Distorted Nudes - una collezione di foto digitali realizzata nel 2004 ed esposta per la prima volta in questo sito -, nascono dall'assemblaggio di fotografie scattate dal 1840 al 1950.
I nudi di donne rammentano le eroine del suo universo cinematografico, con le labbra provocanti e le unghie laccate.
Nei quadri dagli sfondi neri gli uomini hanno teste rotonde e bianche e i corpi si riducono a semplici linee.
Si amalgamano inoltre alla pittura dell'estroverso artista statunitense degli elementi organici, che sono le certificazioni di una lunga e coinvolgente ricerca, ma soprattutto servono a ricordare che Lynch è stato uno studente d'arte all'università di Philadelphia ancor prima di impugnare una telecamera.
I suoi disegni si popolano di pioggia, d'insetti, di persone senza volto, di cani, di abitazioni e di cieli popolati da pesci volanti.
La varietà di schizzi esposti in questa rassegna dona agli spettatori l'idea di un lavoro coinvolgente e, al tempo stesso, conturbante.
Tutto va bene all'artefice/regista per disegnare: le figure geometriche, delle spirali e delle lettere che si fissano su alcuni "post-it".
E ancora cartoline, fazzoletti e fogli di carta assorbente.
La creatività per lui non ha limiti : sul web si può vedere il maestro degli incubi fare addirittura il meteorologo, dando chiarimenti sulle condizioni atmosferiche a Los Angeles, pur senza rinunciare alle sue poliedriche attività artistiche.
Il pezzo forte della mostra è la serie di quadri giganteschi ricoperti di colori scuri, lattice, corteccia e capelli, dove sono stati raffiguranti dei corpi umani scolpiti ossessivamente, circondati da organi sessuali e maschere incrostate.
Ad accompagnare lo spettatore attraverso la mostra c'è un'atmosfera dai suoni cupi, quanto surreali, che "permettono di vedere meglio l'immagine" - come ha spiegato lo stesso artista -, "proprio come la musica creata per il cinema sposa una determinata scena." La rassegna presenta cinquecento documenti - disegni, appunti e bozze -, conservati da Lynch in due raccoglitori fin dalla giovinezza, che per la maggior parte sono meri schizzi.
Si tratta di strumenti consultati costantemente dall'artista e spesso utilizzati come fonte d'ispirazione.
In questi, così come in alcuni quadri, è possibile individuare personaggi e contesti che popolano i suoi film.
La varietà di schizzi esposti alla "Fondazione Cartier" dà agli spettatori l'idea di un lavoro oscuro, quasi si trattasse di un novello alchimista multimediale.
"Mentre disegno, questi segni mi proiettano da qualche parte, mi portano lontano, mi fanno crescere - ha ricordato il regista - alcuni hanno avuto vita propria e sono diventati litografie." Come sta ora dimostrando nell'opera pittorica dedicata ad Eraserhead: intestini traslucidi e sangue che cola dalla bocca.
Oppure nel disegno, dove - quale esempio esplicativo - un uomo vede innalzarsi dalla sua camera un albero senza radici che si sviluppa sul comodino.
In un sotterraneo si ritrova un piccolo teatro, che richiama di nuovo ad Eraserhead.
In un minuscolo locale si può presenziare ai suoi primi cortometraggi, dove già emergeva buona parte dei fantasmi in forza nei lavori successivi.
Gli scatti fotografici selezionati dall'autore consistono invece quasi esclusivamente in paesaggi industriali in degrado e in nudi femminili.
L'esposizione propone inoltre alcuni disegni della fine degli anni '50 e una scena ripresa da una creazione dello stesso Lynch, che potrebbe simboleggiare tutto l'universo allucinato, crudele, angosciante ed opprimente del regista, che per le sue fantasticherie sembrerebbe rivaleggiare con la visionarietà dello svizzero H.R. Giger.
The air is on fire
David Lynch
3 marzo - 27 maggio 2007
"Fondazione Cartier per l'arte contemporanea"
Parigi 14/e
Boulevard Raspail, 261
Tel. +33 1 42 18 56 50 - Fax +33 1 42 18 56 50
www.fondation.cartier.com
Orario: dal martedì alla domenica dalle 12.00 alle 20.00.
Il martedì fino alle 22.00
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