La Certosa di San Lorenzo a Padula

Laura Figundio - 22.03.2007 testo grande testo normale

Tags: Certosa, San Lorenzo, Padula

Nel Vallo di Diano, antica valle dell’Appennino Lucano inserita fra il Cilento e la Basilicata, oggi parte della Provincia di Salerno, sorge uno dei più grandi ed interessanti monasteri del mondo, la Certosa di San Lorenzo presso Padula, riconosciuta dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Una struttura concepita come luogo di vita ascetica e lavorativa dei monaci certosini, un tesoro artistico inestimabile, una presenza influente sulla vita sociale ed economica del territorio circostante, dalla sua fondazione fino ad oggi.

Antica valle dell'Appennino Lucano, il territorio del Vallo di Diano, inserito fra il Cilento e la Basilicata, è oggi parte della Provincia di Salerno; in questo territorio sorge uno dei più grandi ed interessanti monasteri del mondo, la Certosa di San Lorenzo presso Padula, riconosciuta dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità nel 1998.
La sua fondazione risale al 1306 (benché nel suo aspetto attuale prevalgano i caratteri barocchi), anno in cui il normanno Tommaso di Sanseverino, donò ai padri certosini la vasta area di 52 mila metri quadrati, forse più per interesse politico filo-angioino che per devozione. I certosini sono un ordine religioso fondato in Francia, a Chartreuse, così come francese era la dinastia Angioina che al tempo governava il Regno di Napoli. Inoltre, il lavoro dei certosini avrebbe consentito una efficace bonifica del territorio, paludoso a causa delle periodiche piene del fiume Tanagro e, così, un netto miglioramento dei collegamenti con la Calabria, che era in mano Aragonese, contro i quali gli Angioini erano in lotta per il predominio.

La Certosa di San Lorenzo (che nei secoli è stata ampiamente rimaneggiata, soprattutto nell'apparato decorativo) fu progettata secondo le rigide regole previste per questo tipo di edificio, per consentire il corretto svolgersi delle attività dei monaci, sia contemplative che lavorative. Al di là, quindi, della grandiosità, della bellezza e della ricchezza di ogni singola struttura, l'impianto iconografico della Certosa rimane sempre inalterato, in qualsiasi paese sia costruita. Gli ambienti si dividono in casa bassa, che comprende i luoghi di lavoro (depositi, granai, stalle, lavanderie) e casa alta, residenza dei padri, per i quali vige la più stretta clausura. Per ottemperare a tutte le attività, e garantire l'autosufficienza della comunità monastica oltre ai padri certosini, vi sono i conversi, monaci a tutti gli effetti, ma che volontariamente non prendono il voto di clausura per occuparsi delle attività agricole ed artigianali, curare i rapporti con le comunità residenti nel territorio circostante, amministrare i beni dell'ordine, sovrintendere, in poche parole, alle varie attività produttive e ai servizi della comunità.
Autosufficienza della comunità monastica non impediva, quindi, i rapporti col territorio circostante. Infatti, la casa bassa rappresentava il ponte tra la Certosa ed il mondo esterno sul quale incise profondamente sia socialmente che economicamente. Per molti secoli la Certosa, infatti, fu l'unico centro di raccolta di manodopera specializzata e non. A sera il portone del cortile chiudeva e l'ingresso veniva protetto dagli armigeri che stazionavano in una torre della cinta muraria.

La Corte Esterna del cenobio è un grande cortile rettangolare intorno al quale erano ospitate buona parte delle attività produttive: le stalle, i depositi, la lavanderia, i granai, i forni, le cantine ed il frantoio. Sulla sinistra c'era la Spezieria, i cui preparati, destinati ai religiosi, in cambio di modeste elemosine erano disponibili anche per la popolazione. A seguire, gli alloggi dei monaci conversi, che qui svolgevano la maggior parte delle loro attività. Dalla parte opposta a quella dell'ingresso appare la Facciata, di impostazione tardo manierista, il cui portone poteva essere varcato da pochissimi. L'originaria veste cinquecentesca della facciata, realizzata in pietra locale e rigidamente scandita dall'ordine dorico delle colonne binate, è ingentilita da statue e pinnacoli di epoca barocca.
Oltre la facciata si susseguono prima gli ambienti di rappresentanza e quelli per gli usi della comunità, poi quelli destinati alla clausura dei Certosini.
L'ospitalità in Certosa era riservata a pochissimi eletti: tra questi, e comunque in casi eccezionali, religiosi e nobili illustri. Le stanze della Foresteria si trovano al piano superiore del Chiostro, tardomanierista, composto da un portico con fontana al centro e da un loggiato dal quale si eleva la torre dell'orologio.

Alla Chiesa si accede attraverso un portone in legno di cedro del Libano lavorato a formelle inserite in cornici molto aggettanti. L'interno è a navata unica con cinque cappelle sul lato destro, diviso in due zone da una parete. Nella prima, all'ingresso, sedevano i conversi, dalla parte prossima al presbiterio sedevano i padri di clausura che lì arrivavano attraverso un passaggio interno. Due sono anche i cori. Quello dei conversi, datato 1507, è composto da ventiquattro stalli; trentasei stalli, invece, compongono il coro dei padri, datato al 1503. Materiali preziosissimi si innestano su materiali più umili: cotto e maiolica per il pavimento della zona dei padri, scagliola, madreperla e lapislazzuli per l'altare maggiore, stucchi dorati di gusto settecentesco sulla struttura trecentesca. Durante il periodo francese, quando gli ordini religiosi furono soppressi, i monaci furono cacciati e la Certosa spogliata del suo patrimonio di libri, d'archivi e d'arte, dei suoi tesori in oro ed argento, delle tele i cui spazi lasciati vuoti sono ancora ben visibili. Oggi le uniche tre tele si trovano sulle pareti del presbiterio. Sono lì perché opere tarde, ordinate dai padri nel 1860 una volta rientrati in Certosa.
Alle spalle dell'altare si apre la Sacrestia mentre, accanto alla serie di suggestive cappelle laterali, si trovano la Sala del Capitolo e la Cappella dei Tesoro, cui si accede attraverso il piccolo passaggio che i padri utilizzavano per arrivare nell'aula.
La Cucina era forse, in origine, un refettorio. Da ammirare i tavoli di lavoro in pietra e la cappa enorme al di sotto della quale è collocato, sui fuochi utilizzati di solito, l'antico bollitore. I padri certosini consumavano il pasto ognuno nella propria cella; nei giorni festivi e durante la Quaresima, invece, il pasto era servito nel suggestivo Refettorio, una sala rettangolare costruita nei primi decenni dei XVIII sec. alle cui pareti erano addossati i sessantuno stalli in noce con, davanti, i lunghi tavoli su cui i monaci mangiavano (oggi scomparsi).

Passando attraverso il Chiostro dei Procuratori si arriva alla zona riservata ai padri, separata dal resto degli ambienti da un portone che solo il Priore poteva varcare con una certa libertà. In questa zona, oltre alle celle dei monaci, si trova la Cella del Priore (l'unica che non è costituita di un solo ambiente ma di 10 stanze e vari locali di servizio) la Biblioteca, il Chiostro Grande (in cui il cimitero dei monaci rimanda evidentemente a quello della Certosa di San Martino a Napoli) ed il Giardino della Clausura. Accanto alla Biblioteca si trova l'elemento forse più pregevole di tutta l'architettura della Certosa: lo Scalone Ellittico a doppia rampa, che unisce i due livelli del Chiostro Grande. Un'opera di straordinaria grandiosità che, oltre la funzione pratica cui era ed è tuttora destinata, costituisce un maestoso elemento scenografico illuminato dai suoi sette grandi finestroni che spaziano sul paesaggio circostante, fin quasi ad appropriarsene ed a fondersi con esso. Lo scalone, che si rifà ai modi sanfeliciani e vanvitelliani, permette l'accesso alla passeggiata coperta, nei cui quattro bracci sono attualmente allestiti spazi espositivi.
Ai danni provocati della forte umidità e dall'incuria nella quale la Certosa è stata in passato lasciata, si è posto rimedio solo a partire dal 1982, quando il monastero fu affidato alla Soprintendenza di Salerno che ha avviato lavori importanti di restauro e promosso iniziative di valorizzazione che hanno fatto oggi della Certosa di San Lorenzo un centro vitale d'iniziative culturali d'ampio respiro, a cornice del Museo Archeologico della Lucania Occidentale e laboratori di restauro altamente qualificati che qui hanno sede.

Immagini

1. Padula, Certosa di San Lorenzo, veduta aerea
2. La Corte esterna e la facciata
3. Particolare della facciata
4. Il Chiostro della Foresteria
5. Chiostro della Foresteria, particolare del primo piano
6. Il portone della Chiesa
7. Altare Maggiore
8. La cucina
9. Il Chiostro dei Procuratori
10. Il Chiostro Grande
11. Il cimitero dei monaci
12. Il giardino del Priore
13. Lo Scalone Ellittico
14. Veduta del giardino dallo Scalone Ellittico


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Nome: Nicola Cestaro
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