Il museo vivo. L'esempio del Poldi Pezzoli

Alessia Guadalupi - 18.03.2007 testo grande testo normale

Tags: museologia, poldi pezzoli, mostre, museo

Nel corso del XX secolo si è passati da una concezione "statica" del museo, inteso come contenitore di oggetti, a una concezione "dinamica", che ha visto accumularsi sul "contenitore museo" tutta una serie di funzioni prima inesistenti: le attività didattiche rivolte alle scuole, le iniziative di visite guidate multilingue, le conferenze stampa, fino ai cosiddetti "servizi aggiuntivi": bookshop, caffetterie, ristoranti, sale da concerto, tanto che alcuni musei moderni sono diventati dei veri e propri centri multifunzioni.

Nel corso del XX secolo si è passati da una concezione "statica" del museo, inteso come contenitore di oggetti, a una concezione "dinamica", che ha visto accumularsi sul "contenitore museo" tutta una serie di funzioni prima inesistenti: le attività didattiche rivolte alle scuole, le iniziative di visite guidate multilingue, le conferenze stampa, fino ai cosiddetti "servizi aggiuntivi": bookshop, caffetterie, ristoranti, sale da concerto, tanto che alcuni musei moderni sono concepiti come veri e propri centri multifunzione.

Il museo, secondo la legislazione vigente, si identifica infatti non più con il contenitore, ma con la collezione. Ma anche la collezione non deve essere semplicemente "contenuta": l'istituzione museo deve garantirne lo studio continuo e aggiornato (che contribuisce alla sua valorizzazione), il monitoraggio dello stato di conservazione, gli adeguati standard di esposizione, illuminazione, climatizzazione ecc. È inoltre sempre più diffusa l'assunzione da parte del museo di una "mission" (orribile neoinglesismo per definire quelli che sono gli obbiettivi istituzionali) che ne indirizzi le azioni e le scelte, ad esempio in fatto di acquisti o di concessione di prestiti.

È chiaro quindi che il museo non è un'istituzione immobile, ma una sorta di entità viva; ma per essere tale deve continuamente rinnovarsi e non adagiarsi mai su se stessa, pena l'essere "ricoperta di polvere".
Le mostre, ad esempio, costituiscono il mezzo più efficace per "dinamizzare" il museo: portano visitatori, interesse dei media, pagine sulla stampa, sponsorizzazioni, restauri, studi sulle opere...

Ma troppo spesso, purtroppo, nelle grandi mostre l'aspetto commerciale prevale su quello scientifico, con iniziative pensate esclusivamente per il grande pubblico (a volte un "grossolano" pubblico); utilizzando grossi nomi di richiamo, pompati dalla grancassa dei media, si attraggono masse di visitatori che, riempiendo anche alberghi e ristoranti, fanno "ripartire l'economia" (è il caso, anche se "rovesciato", della discutibile iniziativa "Primavera italiana" in Giappone, che ha appena fatto volare a Tokyo, dagli Uffizi, l'Annunciazione di Leonardo. Sarebbe bene ricordarsi, ogni tanto, che i nostri capolavori artistici non sono i P.R. del "Paese Italia").
I servizi di visite guidate e le iniziative didattiche sono per lo più rivolte ad un pubblico generico di profani e a distratte scolaresche: il catalogo, strumento pensato per gli studiosi, è un pomposo apparato scientifico - di solito "ponderoso" sia dal punto di vista del peso che da quello del prezzo - che scoraggia sistematicamente chi non possiede adeguati strumenti critici e culturali per approcciarvisi.

In questo scenario generalizzato, poche realtà si distinguono: il Museo Poldi Pezzoli di Milano ad esempio sta facendo della qualità (accompagnata da un sobrio understatement) il suo punto di forza: le recenti mostre sulle collezioni Liechtenstein e Borromeo (oltre a quella in corso su Gian Giacomo Poldi Pezzoli e l'Ottocento) rientrano in un lungo progetto di studio sul collezionismo nobiliare del XIX-XX secolo, e soprattutto sono state affiancate da una serie di iniziative che hanno reso queste esposizioni dei veri e propri "laboratori di studio".

Al Poldi Pezzoli, le dimensioni contenute delle mostre sono inversamente proporzionali alla loro qualità, e le iniziative scientifiche non rimangono al chiuso delle stanze degli addetti ai lavori, ma si aprono agli interessati, com'è stato il caso delle recenti conferenze a tema sull'arte lombarda, legate alla mostra sulla collezione Borromeo, o del ciclo di proiezioni dei documentari di Anna Zanoli sul Rinascimento.

Il pubblico che risponde a queste iniziative è significativamente variegato, composto da semplici ma agguerriti appassionati, studiosi insigni, universitari e giovani storici dell'arte che si affacciano al mondo dei beni culturali.
Non dubitiamo che iniziative del genere costituiscano un'osmosi culturale di grande beneficio, da una parte e dall'altra, e che sarebbero copiate con successo anche dalle grandi istituzioni museali pubbliche.

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