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Gilbert e George: Major Exhibition

Daniela Ambrosio - 07.03.2007 testo grande testo normale

La Tate Modern presenta "Major Exhibition", una selezione di lavori del duo italo-inglese Gilbert e George, dagli esordi della loro carriera fino alle ultime opere: è la più ampia retrospettiva mai tenuta nelle sale del museo londinese e celebra i quaranta anni di attività dei due artisti.

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Il fulcro dell'arte di Gilbert e George è la vita, la loro stessa esistenza, i loro pensieri, i loro impulsi. Essi cercano di evocare esperienze umane di ogni tipo, paure, ossessioni, situazioni grottesche e ai limiti della decenza.

Gilbert e George si incontrano nella Londra degli anni Sessanta, quando erano studenti alla St Martin's School of Art. I loro primi lavori annoverano soprattutto performance in qualità di "sculture viventi": si collocano in scenari campestri o cittadini immobili, impeccabili nel loro abbigliamento "british" che li rende non solo creatori ma, con la loro semplice presenza, opere d'arte a tutti gli effetti. Tra le opere degli esordi ci sono anche le enormi immagini su carta che riproducono, a grandezza naturale, la loro presenza nella campagna inglese e ci riportano indietro nel tempo, in un'atmosfera pastorale e idilliaca e quasi in antitesi con quelli che saranno i loro lavori futuri.

Nella prima metà degli anni Settanta i due artisti abbandonano il medium cartaceo e cominciano a operare con la fotografia. Il loro sguardo è ora rivolto al mondo contemporaneo, alle città e soprattutto alla loro città, Londra: la capitale britannica infatti, rappresenta un coacervo di culture, di religioni, di realtà diverse e spesso in contrasto fra loro.

"Cherry blossom picture", realizzate nel 1974, segnano l'inizio di questa nuova fase: si tratta di quadrati rossi e neri che rappresentano immagini di strade di città vuote che, combinate insieme, non danno l'idea di una spoglia solitudine, ma al contrario, di una violenza incalzante.
"Bloody life", dell'anno successivo, vede la prima comparsa degli artisti nelle immagini fotografiche. Da questo momento essi saranno onnipresenti nelle loro opere, da soli o con altri personaggi, molto spesso presi, come modelli, dalla strada e dall'aspetto tipicamente "metropolitano".

Molti lavori riproducono la selvaggia iconografia giovanile, graffiti, insegne stradali, in un clima arrabbiato e prettamente "punk". Il tema della crocifissione diventa, in questi anni, molto frequente: "E' una immagine di sofferenza di straordinaria potenza". Non è solo una provocazione all'iconografia cristiana (il simbolo della croce, spesso, viene associato a altre immagini non proprio "ortodosse"), ma anche un profondo richiamo ai fondamentalismi religiosi, alla multietnicità delle capitali del mondo.

Negli anni Ottanta, le serie fotografiche di Gilbert e George si fanno sempre più grandi e colorate. Come mosaici contemporanei in ampia scala, riescono quasi ad abbagliare l'osservatore con la loro potenza e la loro aggressività cromatica. Sessualità e spiritualità, provocazione e ironia restano costanti nel loro linguaggio e fa la sua comparsa la paura dell'AIDS.
L'ombra nera della terribile malattia che in quegli anni colpisce molti amici omosessuali degli artisti, serpeggia in varie immagini deliberatamente antiestetiche, in cui essi si ritraggono in pose discinte, prive di ogni barlume di dignità.

In questo periodo cominciano anche a rappresentare escrementi. Con "Shitted" e "Naked shit pictures" oltrepassano ogni tabù ed affermano: "Fondamentalmente, c'è qualcosa di religioso nel fatto che siamo fatti di escrementi". L'escremento è elemento ancestrale della vita, della morte, dell'intera esistenza. La nudità degli artisti è deliberatamente esposta, ai limiti della coprofagia e della sodomia, come una umanità ridotta all'essenziale, alla volgare nudità, ai meri umori corporei.

Questa ricerca non del corpo, ma "nel" corpo, sfocia nella serie di lavori che rappresentano al microscopio tutti i fluidi biologici, dal sangue all'urina, dalle lacrime alle feci. Quello che gli artisti vogliono affermare è la natura mortale dell'uomo, composto di semplici sostanze organiche.

"Was Jesus heterosexual?" è l'ennesima provocazione che fonde, ancora una volta, spiritualità e sessualità. Nelle ultime opere è Londra la protagonista, soprattutto all'indomani degli attentati terroristici del 2005: la metropoli è luogo di incontro-scontro di culture e intolleranza, rabbia e, in questo caso, morte.

Tate Modern Gallery, Londra
Dal 15 Febbraio al 7 Maggio 2007

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