Annalisa Cameli - 08.12.2006

...In una mostra a Francoforte un critico tedesco ha scritto di me che trovava elementi di barocco, in verità in Italia e specialmente nella cultura meridionale il barocco lo portiamo nel sangue ormai. Non sappiamo di averlo, ci conviviamo.
"All'inizio degli anno 80' facevo solo grafica tra il surreale e il metaforico. Anche allora qualcuno vedeva influenze daliniane. In una mostra a Francoforte un critico tedesco ha scritto di me che trovava elementi di barocco, in verità in Italia e specialmente nella cultura meridionale il barocco lo portiamo nel sangue ormai. Non sappiamo di averlo, ci conviviamo."
A parlare è un artista poliedrico.
Ha fatto teatro, cortometraggi, ha fatto l'attore, di gruppi di musica leggera... In genere si è tentati nel pensare: più cose fa, meno le fa bene.
Ma questo non deve fuorviare il lettore: Filippo Grillo è un artista che sa il fatto suo. Lo abbiamo intervistato per cercare di entrare nel suo mondo.
D: Da cosa deriva l'idea di usare la zucca?
R: Sono molto attratto dalle forme dei fossili dalle venature, dalle stratificazioni dai segni del tempo, mi affascina tutto ciò che ha a che fare col tempo, che è usurato che è cresciuto lentamente prendendo forme suggestive struggenti, forme umane. Le stalagmiti, gli ulivi secolari, le rughe, le mani dei contadini, l'effetto del vento sugli alberi, i tronchi che inglobano pietre durante la crescita e mi trovo spesso a ricercare con i miei lavori in quella zona indefinitiva tra le forme della natura e le forme della cultura.
Una zona che offre una miniera di stimoli creativi. In particolare sono affascinato da quelle forme viventi che occupano il limes tra gli schematici "regni della natura" (lo schematismo didattico non sempre aiuta la comprensione del mondo) ci sono forme viventi molto simili ai minerali e forme minerali molto vicine ai vegetali.
Una delle opere che ho in progetto si chiama "quando l'erba era di pietra". Diverse opere prendono nome di "continuum" non solo perché sono formate da un unico percorso che si insegue e si ripete ma anche perché rappresentano forme di passaggio tra mondi apparentemente diversi, testimoniano continuità; così come accade tra il mondo reale e quello fantastico come accade nelle religioni e in tutte le forme artistiche.
Le infinità di segni lasciati sulla pelle delle cose sono anche "segnali" che ci rimandano ad un vissuto spesso fatto di contrasti, di evoluzioni, di stagnazioni, certamente legate all'ambiente in cui si sono formati e alla storia che hanno vissuto.
Mi affascinano i reperti di storia naturale.
Il materiale di base che uso in questi anni è una cucurbitacea endemica non conosciuta nel resto dell'Europa.
I contadini la lasciano seccare d'inverno per ricavarne e semi. I gusci secchi e legnosi assumono forme che vengono assemblate tra loro e combinate con altri materiali.
D: Leggo che lei studia il rapporto dell'opera con lo spazio e il tempo: è un "discepolo" di Salvador Dalì in un certo senso?
R: Non ho paura delle influenze stilistiche - il barocco - il surrealismo - il post-modern per me sono tutti possibili arricchimenti e spunti da coltivare.
Sono attratto dall'arte orientale da quella africana da quella primitiva dai prodotti legati ai riti i manufatti che in determinate culture hanno avuto valenza simbolica; sono attratto dai reperti archeologici e paleontologici. Molti anni fa avrei voluto studiare archeologia, poi ho fatto alcuni anni di architettura in seguito molto più teatro, un po' di cinema e molta musica, molto folk progressivo.
D: Qual è nello specifico la tecnica che usa?
R: Nella costruzione di un'opera si presentano ogni volta problemi diversi.
Spesso iniziare è facile, lo spunto nasce per vari motivi, anche per casuali incontri tra un elemento ed un altro. Questi elementi però - consciamente ed inconsciamente è l'autore a metterli in contatto, a decidere se quel contatto è interessante se deve essere abortito o sviluppato. Spesso il problema è "chiudere" un'opera; come succede nella scrittura creativa. Se non si trova una chiusura soddisfacente, l'opera può rimanere incompiuta a lungo. Determinanti sono gli elementi che arrivano da mondi diversi e che invece metabolizzati ed innestati ai primi suggeriscono nuove direzioni del discorso espressivo.
Non a caso, parlo di innesti. Nel mio lavoro dato che mi occupo di assemblaggio, opero innesti sia in senso astratto che in senso concreto.
Grazie all'artista Grillo per la sua disponibilità!
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