La transavanguardia e l'artista nomade

Rita Salis - 29.11.2006 testo grande testo normale

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Tags: transavanguardia, M.A.N., Achille Bonito Oliva

Si è chiusa da poco al M.A.N. di Nuoro una mostra curata da Achille Bonito Oliva sulla Transavanguardia.

Si è chiusa da poco al M.A.N. di Nuoro una mostra curata da Achille Bonito Oliva sulla Transavanguardia.
Ancora una volta il Museo d'arte nuorese, grazie alla brillante direzione di Cristiana Collu, si è imposto sulla scena nazionale con una mostra interessante e ben curata, di circa sessanta opere, in prestito dal MART di Rovereto, provenienti dalla prestigiosa collezione di Alessandro Grassi acquistata nel 2002.
Può essere interessante inoltre ricordare che nella mostra, inaugurata il 20 Settembre, al Museo MAXXI di Roma dal titolo "Museum, Musei nel XXI secolo", la sezione Hyperlocal è dedicata al Museo nuorese, che è diventato un luogo di ricerca dell'identità locale in rapporto sempre dinamico con il panorama internazionale.
La Transavanguardia, nata ufficialmente nel 1978, ha segnato un ritorno alla pittura e una ritrovata attenzione verso gli studi accademici. Il termine “Transavanguardia” fu coniato da Achille Bonito Oliva, e il gruppo di artisti che ne faceva parte era costituito da Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola de Maria e Mimmo Paladino; poco dopo la sua nascita il gruppo venne riconosciuto a livello internazionale.
Scrive il noto critico: "Transavanguardia significa apertura verso l'intenzionale scacco del logocentrismo della cultura occidentale, verso un pragmatismo che restituisce spazio all'istinto dell'opera". Il gruppo nasceva quindi come un superamento dell'avanguardia e la riscoperta della manualità della materia dell'opera d'arte, attraverso l'utilizzo di materiali più o meno nobili, appartenenti sia alla tradizione che alla quotidianità, come il terriccio e il ferro.
Un gruppo nomade che si sposta dalla concretezza del fare arte, alla materia dell'immaginario. I loro studi infatti si muovono da una totale libertà nella scelta dei temi espressi spesso in modo aggressivo, ruggente, all'interesse verso l'immaginario, la visione, come nei lavori di Enzo Cucchi.
Si sente nella loro opera come una sorta di nostalgia per qualcosa che si è perso e si tenta di recuperare, di un mondo che però non ci appartiene appieno, di qui l'uso di vecchie cornici dorate e spesso scrostate, che entrano a far parte dell'opera d'arte.
Il lavoro di Sandro Chia colpisce per il suo mondo ironico e ingenuo, mentre Nicola de Maria si avvicina all'astrattismo. L'arte di Mimmo Paladino, come scrive Bonito Oliva, è come "un giardino visto da lontano, da una distanza in cui è percepibile l'equilibrio formale dell'insieme, le differenze dei luoghi echi, delle immagini e delle foreste di simboli".

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